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Uccisione cane: ultime sentenze

3 Gennaio 2020
Uccisione cane: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: reato di maltrattamento di animali; uccisione del cane; stato di necessità; configurabilità del delitto di danneggiamento o uccisione di animali altrui. 

Uccisione di un cane

La circostanza aggravante di cui all’art. 61 n. 1 c.p. è compatibile con il reato di maltrattamento di animali in quanto nella fattispecie tipica del reato non rientra, come elemento necessario, la “futilità”, che indica la sproporzione tra l’azione compiuta ed il motivo, per il quale si è agito, o la finalità, che si mirava a conseguire.

(Nella specie la Corte ha ritenuto la configurabilità dell’aggravante, poiché il motivo, che aveva indotto l’imputato ad uccidere un cane, era stato quello di evitare che la bestia potesse eventualmente morire in una cavità della sua abitazione con tutte le ovvie conseguenze; finalità realizzabile mediante opportuno allontanamento dell’animale).

Cassazione penale sez. III, 05/11/1993

Danno esistenziale subìto dal padrone del cane

Il dolore per l’uccisione imputabile ad altrui negligenza, del proprio cagnolino (nella specie, sbranato da altro cane), non essendo ipotizzabile un reato nel fatto causativo del danno, non può trovare risarcimento sotto il profilo del danno morale o biologico, ai sensi dell’art. 2059 c.c., e tuttavia l’interruzione della relazione affettiva con l’animale ucciso può avere rilevanza sul piano della tutela aquiliana – come danno esistenziale – ove sia in concreto allegato e provato un peggioramento della qualità della vita (nella specie, pur ammessa in linea di principio la ipotizzabilità d’un “danno esistenziale” subito dal padrone del cane, si è escluso che fosse stata allegata e provata l’oggettiva emergenza d’un danno che andasse al di là del patema d’animo, ossia del danno morale, subito per la perdita).

Tribunale Roma, 17/04/2002

Uccisione e danneggiamento di animali altrui

L’oggetto specifico della tutela penale della norma di cui all’art. 638 c.p., delitto per il quale viene comunque richiesto il dolo della consapevolezza di agire senza necessità, deve principalmente individuarsi nell’interesse alla tutela del patrimonio zootecnico e della proprietà degli animali.

Con l’inciso “senza necessità” si è inteso introdurre una specifica causa di non punibilità che si riterrà operativa ogniqualvolta, in presenza di un conflitto di interessi, la prevalenza dell’interesse del danneggiatore sia più conforme alle esigenze sociali.

Pertanto, nel concetto di necessità quale assunto dall’art. 638 c.p. è compreso non solo lo stato di necessità vero e proprio, previsto come esimente dall’art. 54 c.p., ma anche ogni altra situazione che induca all’uccisione o al danneggiamento dell’animale per prevenire od evitare un pericolo imminente o per impedire l’aggravamento di un danno giuridicamente apprezzabile alla persona propria o altrui o ai beni, quando tale danno l’agente ritiene altrimenti inevitabile.

(Nella specie, la S.C. ha annullato senza rinvio per insussistenza del fatto la sentenza di condanna della Corte d’appello di Milano nei confronti di una guardia venatoria che, dopo aver esploso un primo colpo di fucile senza colpirlo, aveva ucciso un cane pastore tedesco che si avventava minacciosamente verso di lui).

Cassazione penale sez. II, 27/06/2001

Aggressione e uccisione di un pastore tedesco

Nel concetto di “necessità” che, ai sensi dell’art. 638 c.p., esclude la configurabilità del delitto di danneggiamento o uccisione di animali altrui, è compreso non solo lo stato di necessità quale assunto dall’art. 54 dello stesso codice, ma anche ogni altra situazione che induca all’uccisione o al danneggiamento dell’animale per evitare un pericolo imminente o per impedire l’aggravamento di un danno giuridicamente apprezzabile alla persona propria o altrui o ai beni, quando tale danno l’agente ritenga altrimenti inevitabile.

(In applicazione del principio la Corte ha ritenuto corretta la decisione del giudice di merito che aveva escluso la sussistenza del reato nell’ipotesi di uccisione di un cane pastore tedesco, che, introdottosi in un pollaio, aveva mangiato gli animali ivi rinchiusi e, quindi, aggredito il loro proprietario accorso per allontanarlo).

Cassazione penale sez. II, 28/10/1997, n.1963

Quando è escluso il requisito della necessità?

Nel concetto di “necessità” che, ai sensi dell’art. 638 c.p., esclude la configurabilità del delitto di danneggiamento o uccisione di animali altrui, è compreso non solo lo stato di necessità quale assunto dall’art. 54 c.p., ma anche ogni altra situazione che induca all’uccisione o al danneggiamento dell’animale per evitare un pericolo imminente o per impedire l’aggravamento di un danno giuridicamente apprezzabile alla persona propria o altrui o ai beni, quando tale danno l’agente ritenga altrimenti inevitabile.

(Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha censurato la sentenza di merito che aveva escluso il requisito della necessità in un caso in cui l’agente era stato chiamato a rispondere del reato per aver ucciso due cani di grossa taglia i quali avevano ripetutamente aggredito un gregge di proprietà dello stesso agente ed erano riusciti a fuggire dopo che quest’ultimo, per evitare ulteriori aggressioni, li aveva catturati).

Cassazione penale sez. II, 15/02/2006, n.8820

Uccisione di un cane in fuga dal pollaio

In tema di delitti contro il sentimento per gli animali, la nozione di “necessità” che esclude la configurabilità del reato di uccisione di animali di cui all’art. 544-bis cod. pen. comprende non soltanto lo stato di necessità previsto dall’art. 54 cod. pen., ma anche ogni altra situazione che induca all’uccisione dell’animale per evitare un pericolo imminente o per impedire l’aggravamento di un danno alla persona propria o altrui o ai propri beni, quando tale danno l’agente ritenga altrimenti inevitabile

(Fattispecie in cui la S.C ha escluso ricorresse la condizione di necessità nell’uccisione da parte dell’imputato di un cane, essendo l’animale già in fuga dal pollaio ove aveva catturato, dopo averne ucciso altre, una gallina che serrava tra i denti).

Cassazione penale sez. III, 26/04/2018, n.49672

Configurabilità dello stato di necessità

Nel concetto di necessità che esclude la punibilità del delitto di cui all’art. 544 bis c.p. è compreso lo stato di necessità di cui all’art. 54 c.p., e ogni altra situazione che induca all’uccisione o al danneggiamento dell’animale per evitare un pericolo imminente o per impedire l’aggravamento di un danno alla persona o ai beni ritenuto altrimenti inevitabile (nella specie, l’imputato, aveva colpito e ucciso un cane dopo che l’animale aveva aggredito il cane di proprietà dell’imputato).

Cassazione penale sez. III, 29/10/2015, n.50329

Atti di crudeltà verso gli animali

La ragione della incriminazione, di cui all’art. 727 c.p., va ricercata nella ripugnanza che gli atti di crudeltà verso gli animali destano nella comunità dei consociati. Tali atti contrastano con la gentilezza dei costumi e, se tollerati, costituirebbero una scuola di morale insensibilità alle altrui sofferenze. (Nella specie trattavasi di uccisione di un cane randagio in luogo pubblico a mezzo di colpi di fucile).

Cassazione penale sez. III, 24/09/1982

Uccisione di un cane ad opera di altro cane

La norma contenuta nell’art. 727 c.p. (maltrattamenti di animali) non punisce l’uccisione di animali, ma l’incrudelimento e le torture non necessarie usate verso di essi, e quindi, in caso di morte, la sua provocazione mediante gravi sofferenze fisiche, in modo che ne scaturisca offesa al sentimento comune di pietà verso gli animali e ripugnanza per gli atti compiuti.

(Nella specie è stato ritenuto non sussistente la violazione dell’interesse protetto dalla norma, in quanto si trattava di uccisione di un cane ad opera di altro cane sfuggito all’attenzione di chi lo custodiva, fatto tipico di responsabilità civile ex art. 2052 c.c., che prevede espressamente il danno cagionato dall’animale custodito dal proprietario o smarrito).

Cassazione penale sez. II, 21/03/1987

Uccisione di un cane a fronte della situazione di pericolo

La situazione di “necessità” che esclude la configurabilità del delitto di danneggiamento o uccisione di animali altrui, comprende non solo lo stato di necessità di cui all’art. 54 c.p., ma anche ogni altra situazione che induca all’uccisione o al danneggiamento dell’animale per prevenire od evitare un pericolo imminente o per impedire l’aggravamento di un danno giuridicamente apprezzabile alla persona, propria o altrui, o ai propri beni, quando tale danno l’agente ritenga altrimenti inevitabile.

(Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha censurato la sentenza di merito che aveva ritenuto non necessitata l’uccisione di un pastore tedesco a fronte della situazione di pericolo per altro cane, di proprietà dell’imputato, già aggredito poco prima, e per la moglie dell’imputato, intervenuta sul posto).

Cassazione penale sez. II, 11/11/2010, n.43722



2 Commenti

    1. Il primo comportamento che viene punito dalla legge è l’uccisione di animali. L’articolo 544-bis del Codice penale prevede, però, che il reato scatti solo quando la morte viene procurata:per crudeltà (ossia per motivi abietti o futili, il compiacimento nel vedere l’animale morire, l’infliggere tortura o violenza);oppure senza necessità. La pena è piuttosto grave: da 3 a 18 mesi di carcere.In buona sostanza, è punito chi uccide un cane solo perché abbaia o perché puzza o perché gli sta antipatico o per fare un dispetto al suo padrone. Non è, quindi, responsabile chi investe un cane perché non è riuscito a evitarlo, chi gli tira una pietra provocandone la morte per difendersi da un’aggressione o per difendere un’altra persona (magari un bambino), chi lo fa involontariamente (ad esempio, facendo marcia indietro con l’auto e non avvedendosi che, vicino alla ruota dell’auto, c’è un cucciolo). Insomma, al contrario di quanto avviene con gli uomini, non è reato ammazzare un cane per sbaglio. La morte deve avvenire per dolo. Per com’è formulata la norma, la punizione scatta sia per chi uccide un animale proprio che quello di un’altra persona o un randagio. Sempre da un punto di vista penale, poi, c’è un’altra norma che punisce l’uccisione di un animale solo se altrui, avvenuta senza necessità. L’articolo 638 del Codice tutela, infatti, il patrimonio del padrone, a differenza della norma precedente che, invece, è volta a tutelare l’animale in sé. Quindi, è da escludere che possa scattare anche questa seconda punizione laddove si tratti di un “bastardino”, ma potrebbe ricorrere quando si è in presenza di un cane di razza che ha vinto numerose competizioni.

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