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Meningite: quando fare la profilassi?

27 Dicembre 2019 | Autore:
Meningite: quando fare la profilassi?

Se c’è un caso diagnosticato o sospetto cosa bisogna fare? Come si trasmette la malattia? Serve il vaccino?

È una minaccia che ogni tanto torna a seminare il panico, soprattutto nelle scuole e nei piccoli centri. La meningite miete ancora vittime (recentemente è accaduto in provincia di Bergamo con la morte di una ragazza di 19 anni colpita dalla malattia). E quando una persona viene colpita da questa patologia, chi le sta attorno per studio o per lavoro comincia a temere per la propria salute, se non per la propria vita. C’è una procedura che scatta in automatico, ma che non può arrivare a chiunque sia stato a stretto contatto con chi ha sviluppato la malattia. Questo perché a volte non si è in grado di conoscerle tutte. Immagina che la meningite colpisca il cameriere del ristorante che si frequenta ogni giorno nella pausa pranzo: come si fa a sapere chi sono i clienti con cui è entrato in contatto? Insomma, di fronte ad un caso di meningite, quando fare la profilassi e come ci si deve comportare?

Non bisogna seminare il panico, ma certamente occorre prendere le dovute precauzioni. La meningite non si trasmette necessariamente con una stretta di mano, ma la si può prendere da un’altra persona quando questa tossisce, starnutisce o, semplicemente, ci parla. Purché, però, il contatto sia stretto e frequente. Vediamo di capire di più sulla meningite, quando fare la profilassi e quando è il caso di preoccuparsi seriamente, in base alle indicazioni del ministero della Salute.

Meningite: che cos’è?

Come di consueto, il suffisso «ite» significa infiammazione. Pertanto, quando parliamo di meningite ci si riferisce ad un’infiammazione delle meningi, ovvero delle membrane che avvolgono il cervello ed il midollo spinale.

Non è detto che dietro una meningite ci sia sempre un’infezione: a volte, la malattia può insorgere per altri motivi, come ad esempio un farmaco o una neoplasia. Nel primo caso, invece, l’infezione può essere provocata da batteri, funghi o virus.

La meningite batterica è la più rara, ma anche la più pericolosa. È quella che in Europa si conosce frequentemente come meningite B o C. Quella virale, invece, è la più comune e la più innocua, perché destinata a scomparire nell’arco di una decina di giorni. Chi ha un sistema immunitario debole, infine, è più esposto alla meningite da funghi, che può rivelarsi letale.

Meningite: come si contagia?

Per trasmettere la meningite può bastare un semplice violento starnuto. La malattia, infatti, passa da una persona ad un’altra attraverso le goccioline di saliva e le secrezioni nasali. Si trasmette, quindi, per via respiratoria per colpa della tosse, degli starnuti, appunto, oppure mentre si parla.

Tuttavia, il contagio avviene solo se il contatto con la persona infetta è prolungato e stretto (l’agente non va normalmente oltre i due metri di distanza). Pensiamo, ad esempio, ai compagni di classe, ai fidanzati, agli amici assidui, al cameriere del bar che si frequenta tutti i giorni.

Ad ogni modo, non è detto che l’essere stati a contatto stretto e prolungato con una persona infetta significhi automaticamente contrarre la meningite. Si può essere portatori sani del meningococco o dello pneumococco senza sviluppare la patologia.

In altri casi, la meningite può essere l’evoluzione di un’otite o di una sinusite.

Il periodo di incubazione può variare a seconda dell’agente patogeno. Nello specifico:

  • l’incubazione della meningite virale va dai 3 ai 6 giorni;
  • l’incubazione della meningite batterica va dai 2 ai 10 giorni.

Il contagio avviene durante la fase acuta e nei giorni che precedono l’esordio della malattia.

Meningite: quali sintomi?

Di solito, chi è infetto da meningite non avverte all’inizio dei sintomi particolari ma dei disturbi che facilmente si associano ad altro: mal di testa, sonnolenza, perdita dell’appetito. Dopo un paio di giorni, però, arrivano nausea, febbre, vomito, pallore e particolare sensibilità alla luce. La nuca rigida e l’estensione della gamba sono, infine, dei segni inequivocabili della malattia.

I neonati, invece, presentano inappetenza, sonnolenza maggiore del solito, pianto continuo e irritabilità.

Se la meningite si presenta in forma fulminante, è facile notare delle piccole macchie rossastre o violacee, segno delle micro-emorragie dei vasi sanguigni.

Meningite: come si cura?

Non c’è tempo da perdere. Quando i sintomi portano ad un sospetto o a una diagnosi di meningite batterica, occorre intervenire al più presto con una terapia antibiotica. Se, invece, ci si trova di fronte ad una meningite virale, basterà una terapia di supporto poiché, come detto, la malattia tende a scomparire nell’arco di qualche giorno.

Meningite: serve il vaccino?

Nonostante le polemiche che ogni tanto scoppiano su questo argomento, il ministero della Salute continua a ritenere la vaccinazione il principale strumento per prevenire la meningite batterica.

Tre i vaccini anti-meningococco esistenti in Italia:

  • il vaccino coniugato contro il meningococco C;
  • il vaccino tetravalente che protegge dai sierogruppi A, C, W e Y;
  • il vaccino contro il meningococco B.

Esistono anche i vaccini contro l’emofilo di tipo B e contro lo pneumococco.

Il ministero prevede la vaccinazione contro il meningococco C nei bambini con più di un anno di età, mentre per gli adolescenti è consigliato il richiamo con vaccino tetravalente, soprattutto se da piccoli non sono stati vaccinati.

Inoltre, il vaccino è consigliato ad altre persone che soffrono di particolari malattie come il diabete, la talassemia, patologie epatiche croniche gravi, immunodeficienze, ecc. Non bisogna dimenticare chi frequenta l’asilo o la scuola, il collegio, chi dorme con dei compagni di dormitorio o chi deve visitare un posto in cui il meningococco è piuttosto diffuso, come alcuni Paesi dell’Africa.

Meningite: come scatta la profilassi?

Nel caso in cui venga segnalato un caso (anche sospetto) di meningite batterica, vengono immediatamente adottate specifiche misure di profilassi, in attesa dell’identificazione dello specifico agente patogeno che l’ha causata.

Il Servizio di Igiene e Sanità Pubblica, oppure il medico reperibile del Dipartimento di Prevenzione, effettua l’inchiesta epidemiologica, vale a dire cerca di individuare le persone che sono state a contatto con il soggetto infetto. Queste persone devono essere sottoposte a sorveglianza sanitaria e, eventualmente, a chemioprofilassi.

Come si diceva all’inizio, non sempre è facile rintracciare tutti coloro che sono stati a contatto stretto e prolungato con chi presenta un caso di meningite. Per questo è altamente raccomandabile che chi non è stato chiamato dai servizi sanitari e sospetta di poter essere stato contagiato, si faccia avanti presentandosi all’Asl o al proprio medico affinché venga valutata l’opportunità di una profilassi anche nei suoi confronti.


note

Autore immagine: 123rf.com


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