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Il conto corrente N26 è pignorabile?

26 Dicembre 2019
Il conto corrente N26 è pignorabile?

Banca N26: tutto ciò che non vi hanno ancora detto sulla pignorabilità dei soldi versati nella banca online.

Come fu qualche anno fa con Paypal, ora è il turno della nuova banca online N26: una banca tedesca che consente di aprire un conto corrente in modo veloce e agevole, tramite un’app o dal computer di casa. Si tratta di un conto corrente a zero spese per depositi fino a 5mila euro, mentre, per importi superiori, si paga un’imposta di bollo pari a 34,20 euro annui. Connessa al conto, viene garantita una tessera bancomat gratuita che consente di eseguire transazioni ai Pos dei rivenditori e prelievi di contanti alle macchinette bancomat.

Il conto N26 è dotato di un codice Iban come qualsiasi altro conto. Il che lo rende non dissimile dai normali conti correnti italiani. Con la conseguenza che con N26 è possibile fare o ricevere bonifici, pagare le utenze e le bollette, versare le imposte e tutte le normali operazioni che si possono fare tramite home-banking. 

Le informazioni sinora fornite sono reperibili agevolmente sulla pagina web dell’istituto di credito e su altri siti informativi. Quello che però non tutti sanno è se il conto corrente N26 è pignorabile. Il correntista che sta scappando dall’Agenzia delle Entrate o dai creditori, cosa rischia se deposita i propri soldi sul conto N26?

Sull’argomento abbiamo rilevato parecchia disinformazione; le notizie reperite su internet sono frammentarie e, a volte, fuorvianti. 

Cerchiamo allora di fare il punto della situazione e, alla luce di quella che è la normativa italiana, quella europea (che, ovviamente, si applica a tutti gli Stati membri, ivi comprese l’Italia e la Germania) e delle condizioni generali di contratto firmate dal correntista, proviamo a spiegare se il conto corrente N26 si può pignorare. 

Come funziona il pignoramento?

La prima cosa che bisogna sapere quando ci si chiede se un conto corrente è pignorabile o meno è come avviene il pignoramento, quali dati devono essere in possesso del creditore e quale iter quest’ultimo deve seguire per effettuare il blocco del c/c. Nulla di più facile. 

Si parte sempre da una procedura di recupero crediti. Questa, di solito, consiste in un decreto ingiuntivo notificato al debitore. Se il creditore non è munito di una prova documentale, al posto del decreto ingiuntivo viene instaurata una regolare causa di accertamento del credito con conseguente condanna del debitore al pagamento della somma di denaro vantata. 

Se il creditore, invece, dovesse essere in possesso di un assegno o di una cambiale, le cose sono più semplici: non si passa più dal tribunale, ma si va direttamente dall’ufficiale giudiziario per avviare il pignoramento. Lo stesso dicasi per quanto riguarda il contratto di mutuo con la banca firmato innanzi al notaio: anche questo non richiede né il decreto ingiuntivo, né la causa ordinaria.

Tutti questi documenti (decreto ingiuntivo, sentenza di condanna, cambiale o assegno, contratto di mutuo) vengono chiamati, in gergo tecnico, titolo esecutivo: si tratta cioè del documento per eccellenza che, se esibito all’ufficiale giudiziario, consentono a quest’ultimo di sapere che il credito è stato “accertato” in modo definitivo e che, pertanto, si può procedere con il pignoramento.

Il titolo esecutivo deve essere portato a conoscenza del debitore: gli va, quindi, notificato con l’ufficiale giudiziario. 

Dopodiché, inizia la fase di pignoramento vera e propria nell’ambito della quale è giusto chiedersi se il conto corrente N256 è pignorabile.

Tuttavia, prima di avviare il pignoramento del conto in banca o alle poste (il cosiddetto pignoramento presso terzi), il creditore deve compiere un ultimo passo, una formalità necessaria per consentire al debitore di adempiere evitando conseguenze ben peggiori. Deve cioè notificargli un avviso, chiamato atto di precetto. In questa sorta di “lettera” (anche questa consegnata dall’ufficiale giudiziario), vengono concessi al debitore altri 10 giorni di tempo per pagare. Dall’undicesimo in poi e non oltre il 90°, si può attivare finalmente il pignoramento del conto corrente (così come di qualsiasi altro bene intestato al moroso). Anche per questo passo è necessario recarsi dall’ufficiale giudiziario che, materialmente, consegna l’atto di pignoramento al debitore e, nel nostro caso, anche alla banca.

Pignoramento: quale conto corrente viene pignorato?

Il creditore che sceglie di pignorare un conto corrente non deve affannarsi a individuare il numero del conto o il tipo di contratto che il debitore ha firmato con l’istituto di credito: può limitarsi a notificare alla banca l’atto di pignoramento puro e semplice, così disponendo in automatico il blocco di tutte le giacenze che lì vi sono custodite. In tal modo, la banca è tenuta a congelare conti correnti, libretti di risparmio o al portatore, carte prepagate, ecc. È, difatti, la banca l’unico soggetto a conoscenza dei rapporti intrattenuti col cliente e non si può onerare il creditore di tale ricerca (che altrimenti sarebbe impossibile).

Di recente, il pignoramento del conto corrente è divenuto ancora più semplice. Se, infatti, un tempo, il creditore non poteva sapere presso quale istituto di credito il moroso detenesse i propri risparmi, ora questa informazione gli viene rivelata dall’anagrafe dei conti correnti a cui può accedere, su autorizzazione del Presidente del Tribunale, dopo aver notificato l’atto di precetto. Questo strumento, che viene di norma utilizzato dall’Agenzia delle Entrate per scovare l’evasione fiscale, è di grande ausilio: in tal modo, infatti, si evitano le “cacce al tesoro” che un tempo venivano eseguite nella ricerca dei beni pignorabili. Oggi, invece, si va a colpo sicuro. E se anche l’Anagrafe non dice quanti soldi siano depositati sul conto, offre comunque un primo punto certo. Le banche sono tenute ad alimentare questo maxi-database del Fisco fornendo periodicamente tutte le informazioni relative ai propri clienti, senza che ciò possa costituire violazione della altrui privacy.

Le cose stanno, quindi, pressappoco così: dopo aver notificato al debitore il titolo esecutivo e l’atto di precetto, il creditore si fa autorizzare ad accedere all’anagrafe dei conti correnti. Ottenute le informazioni necessarie, notifica infine l’atto di pignoramento alla banca e al debitore. 

Il conto N26 è pignorabile?

Passiamo ora all’aspetto che più interessa in questa guida: si può pignorare il conto N26? La banca N26 è tedesca e, proprio perciò, rispetta le normative comunitarie in materia di trasparenza bancaria. È, quindi, tenuta a fornire i dati dei propri clienti tutte le volte in cui le sia richiesto da un’autorità pubblica (ad esempio, il tribunale, la Procura della Repubblica, l’Agenzia delle Entrate) o da disposizioni di legge. 

Gli Stati Membri hanno firmato una serie di convenzioni per consentire il pignoramento dei beni situati in altre nazioni, senza che ciò possa costituire un ostacolo. Il che significa che, nonostante il conto corrente non sia giuridicamente collocato in Italia, può essere ugualmente pignorato. Dunque, anche il conto N26 è pignorabile. 

L’unica difficoltà, che potrebbe essere di grosso ostacolo per il creditore, è che la banca N26 non è soggetta alle norme italiane e, quindi, i dati in suo possesso non devono essere comunicati all’Anagrafe dei conti correnti. In buona sostanza, chi si affaccia all’Anagrafe non saprà mai se il debitore ha un conto N26. Pertanto, se non ha acquisito tale informazione da altre vie (ad esempio, tramite detective privati o perché ha ricevuto, in precedenza, alcuni pagamenti tramite il conto N26 del debitore) difficilmente avrà la tentazione di tentare una procedura di pignoramento in Germania. 

Insomma, se anche è astrattamente possibile pignorare il conto N26, le possibilità che ciò avvenga sono risicate. È quanto, del resto, succede anche con Paypal che ha la propria sede in Lussemburgo.



3 Commenti

  1. Salve, vorrei informazioni per la procedura sblocco conto corrente pignorato de agenzie delle entrate e riscossione
    Grazie cordiali saluti

    1. Il pignoramento è una procedura individuale che solo il creditore o il giudice possono interrompere. Nel primo caso, è necessaria una rinuncia espressa depositata in tribunale; nel secondo, invece, il provvedimento del tribunale viene emesso a seguito di una causa di opposizione instaurata dal debitore. Lo sblocco del conto corrente pignorato è, dunque, un risultato difficile da ottenere, ma non impossibile. Vedremo qui di seguito come riuscire in questo intento. Nel caso in cui il pignoramento del conto corrente sia stato eseguito dall’Agente per la Riscossione Esattoriale (Agenzia Entrate Riscossione), il debitore ha un’arma in più per ottenere lo sblocco del deposito bancario: egli può cioè chiedere la rateazione del debito. Lo dovrà fare entro massimo 60 giorni dalla notifica dell’atto di pignoramento, termine dopo il quale le somme pignorate vengono dalla banca accreditate direttamente in favore dell’esattore senza che ci sia bisogno di un’udienza dinanzi al giudice per l’autorizzazione all’assegnazione (salvo nel caso in cui il conto costituisca deposito della pensione). La rateazione interrompe in automatico la procedura esecutiva: è sufficiente solo l’autorizzazione dell’esattore all’istanza. Autorizzazione che non può essere negata se il debito è inferiore a 60mila euro e il numero di rate richieste non è superiore a 72. Per maggiori informazioni leggi il nostro articolo https://www.laleggepertutti.it/297152_sblocco-conto-corrente-pignorato

  2. Salve,molto chiara la vostra esposizione .
    Di fatto conto pignorabile ma molto difficile che il conto sia registrato all’anagrafe dei conti correnti .
    ma mi domando;oggi sono ok ma tra 1 anno avrò l’ag,delle.entrate che penso mi pignorerà il c.c pertanto se oggi
    apro conto su n26 e dal c.c della mia banca italiana faccio un bonifico sul nuovo conto, l’agenzia delle entrate indagando verifica movimenti non lo vede e mi registra all’anagrafe dei c.c..?

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