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Usucapione ed esproprio della pubblica amministrazione: ultime sentenze

25 Dicembre 2019
Usucapione ed esproprio della pubblica amministrazione: ultime sentenze

Espropriazione usurpativa della Pa: acquisto della proprietà per usucapione e risarcimento danni al proprietario. 

La pubblica amministrazione può acquistare per usucapione?

Non può essere riconosciuta l’acquisto della proprietà per usucapione in capo all’amministrazione in quanto l’occupazione di urgenza, per il suo carattere coattivo, fintanto che non intervenga il decreto di esproprio o comunque l’ablazione, non priva il proprietario del possesso del bene, ragione per la quale continua a riconoscersi al primo una indennità per l’occupazione. In capo all’occupante che riconosce all’espropriato la proprietà manca, poi, l’animus rem sibi habendi ragione per la quale il primo si trova in una posizione di mera detenzione. In difetto di alcuna espressa previsione di norma dall’esercizio illegittimo di poteri di imperio, la Pa non può ricavare un utile, divenendo proprietaria del bene, senza erogare alcunché al privato spogliato.

Corte di cassazione, sezione I civile, ordinanza 20 novembre 2019 n. 30195 

Occupazione acquisitiva: non è ravvisabile alcun possesso ad usucapionem

Nel periodo di tempo in cui trovava applicazione l’istituto dell’occupazione acquisitiva non è in radice ravvisabile alcun possesso ad usucapionem, di talché non può ipotizzarsi l’acquisto in capo a terzi (nella specie, assegnatari di alloggi di edilizia residenziale pubblica) della proprietà del bene ai sensi dell’art. 1159 c.c. (cd. “usucapione abbreviata”) allorché il decennio sia maturato in costanza dell’indirizzo giurisprudenziale che riconosceva l’occupazione acquisitiva .

Consiglio di Stato sez. IV, 13/08/2019, n.5703

Dichiarazione di pubblica utilità e decreto di occupazione d’urgenza 

In tema di occupazione illegittima, premesso che la condotta illecita della Pa incidente sul diritto di proprietà non può comportare, quale che ne sia la forma di manifestazione (occupazione usurpativa, acquisitiva o appropriativa, vie di fatto) l’acquisizione del fondo, nei casi in cui il potere di fatto sulla cosa sia esercitato inizialmente dalla Pa come detenzione – in presenza di validi provvedimenti amministrativi (dichiarazione di p.u., decreto di occupazione d’urgenza, ecc.) –, occorre l’allegazione e la prova da parte della Pa della trasformazione della detenzione in possesso utile “ad usucapionem”, ex art. 1141, comma 2, c.c., cioè il compimento di idonee attività materiali di opposizione specificamente rivolte contro il proprietario-possessore, non essendo sufficienti né il prolungarsi della detenzione né il compimento di atti corrispondenti all’esercizio del possesso che di per sé denunciano unicamente un abuso della situazione di vantaggio determinata dalla materiale disponibilità del bene. (Nella specie, la Pa aveva invocato a fondamento dell'”animus possidendi” un titolo convenzionale a effetti obbligatori come la promessa di donazione, cui peraltro non era seguita la formalizzazione della donazione, titolo cui poteva al più riconnettersi un effetto traslativo della detenzione che non autorizzava l’alterazione dello stato di fatto, con conseguente insussistenza del possesso utile ai fini dell’usucapione).

Corte di cassazione, sezione I civile, ordinanza 27 aprile 2018 n. 10289 

Espropriazione per pubblico interesse e risarcimento del danno: la cosiddetta occupazione appropriativa

L’occupazione e la manipolazione del bene immobile di un privato da parte della Pa, allorché il decreto di esproprio non sia stato emesso o sia stato annullato, integra un illecito di natura permanente che dà luogo a una pretesa risarcitoria avente sempre a oggetto i danni per il periodo, non coperto dall’eventuale occupazione legittima, durante il quale il privato ha subito la perdita delle utilità ricavabili dal bene sino al momento della restituzione, ovvero della domanda di risarcimento per equivalente che egli può esperire, in alternativa, abdicando alla proprietà del bene stesso. Ne consegue che la prescrizione quinquennale del diritto al risarcimento dei danni decorre dalle singole annualità, quanto al danno per la perdita del godimento del bene, e dalla data della domanda, quanto alla reintegrazione per equivalente.

Corte di cassazione, sezioni Unite civili, sentenza 19 gennaio 2015 n. 735 

L’accessione invertita

Alla luce della costante giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha disapprovato l’istituto della cd. accessione invertita, nonché dell’art. 42 bis del d.P.R. 8 giugno 2001 n. 327 (che ha introdotto un procedimento espropriativo semplificato), in tutti i casi in cui la dichiarazione di pubblica utilità sia mancante o carente dei termini o sia annullata o il decreto di esproprio non sia emesso o sia annullato, l’occupazione e la manipolazione del bene immobile di un privato da parte dell’Amministrazione si configurano come un illecito di diritto comune, ovvero come comportamento “mero”, insuscettibile di determinare il trasferimento della proprietà in suo favore.

Corte di cassazione, sezione I civile, sentenza 28 gennaio 2013 n. 1804

La condotta illecita della P.A. incidente sulla proprietà privata non può comportare l’acquisizione del fondo 

Quale che sia la sua forma di manifestazione (vie di fatto, occupazione usurpativa, occupazione acquisitiva), la condotta illecita dell’Amministrazione incidente sul diritto di proprietà non può comportare l’acquisizione del fondo e configura un illecito permanente ex art. 2043 c.c., con la conseguente decorrenza del termine di prescrizione quinquennale dalla proposizione della domanda basata sull’occupazione contra ius, ovvero, dalle singole annualità per quella basata sul mancato godimento del bene, che viene a cessare solo in conseguenza: a) della restituzione del fondo; b) di un accordo transattivo; c) della rinuncia abdicativa (e non traslativa, secondo una certa prospettazione delle Sezioni Unite) da parte del proprietario implicita nella richiesta di risarcimento del danno per equivalente monetario a fronte dell’irreversibile trasformazione del fondo; d) di una compiuta usucapione, ma solo nei ristretti termini perspicuamente individuati dal Consiglio di Stato allo scopo di evitare che sotto mentite spoglie (i.e. alleviare gli oneri finanziari gravanti sulla p.a. responsabile), si reintroduca una forma surrettizia di espropriazione indiretta in violazione dell’art. 1 del Protocollo addizionale della CEDU. Alla stregua di tali principi, il proprietario del bene ben può chiedere in giudizio, in assenza della restituzione del fondo o dell’emissione del provvedimento di acquisizione, il risarcimento del danno per equivalente monetario, con riferimento sia al controvalore del bene irreversibilmente trasformato, con ciò sostanzialmente rinunciando alla proprietà del bene, sia al valore della perdita di godimento del bene per la durata dell’illegittima occupazione.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 09/07/2019, n.9057

Quale che sia la sua forma di manifestazione (vie di fatto, occupazione usurpativa, occupazione acquisitiva), la condotta illecita dell’amministrazione incidente sul diritto di proprietà non può comportare l’acquisizione del fondo e configura un illecito permanente ex art. 2043 c.c. – con la conseguente decorrenza del termine di prescrizione quinquennale dalla proposizione della domanda basata sull’occupazione contra ius, ovvero, dalle singole annualità per quella basata sul mancato godimento del bene – che viene a cessare solo in conseguenza: a) della restituzione del fondo; b) di un accordo transattivo; c) della rinunzia abdicativa (e non traslativa) da parte del proprietario implicita nella richiesta di risarcimento del danno per equivalente monetario a fronte della irreversibile trasformazione del fondo; d) di una compiuta usucapione, ma solo in ristretti limiti individuati allo scopo di evitare che sotto mentite spoglie si reintroduca una forma surrettizia di espropriazione indiretta in violazione dell’art. 1 del Protocollo addizionale della CEDU; e) di un provvedimento emanato ex art. 42-bis t.u. dell’espropriazione

T.A.R. Venezia, (Veneto) sez. II, 12/06/2019, n.691

Prescrizione del risarcimento da illegittima occupazione di fondi di privati da parte della P.A.

In materia di occupazione illegittima di fondi di privati da parte della P.A., l’occupazione di un bene altrui costituisce un illecito civile di diritto comune, di carattere permanente, che può cessare con la restituzione, o per effetto di un accordo o dell’usucapione maturata dall’occupante; il relativo diritto al risarcimento è quindi soggetto alla prescrizione quinquennale ex art. 2947 co. 1 c.c. Trattandosi di illecito permanente, il diritto al risarcimento del danno sorge in modo continuo via via che il danno si produce e in modo continuo si prescrive, se non esercitato entro cinque anni dal momento in cui si verifica; tale diritto al risarcimento può essere esercitato giorno per giorno dalla data di inizio della occupazione, e non da quella in cui l’occupazione cessa, e, pertanto, il diritto al risarcimento dei danni rimane colpito dalla prescrizione per il periodo anteriore al quinquennio precedente la proposizione della domanda.

Tribunale Trento, 11/06/2019, n.471



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