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Cessione volontaria del quinto e pignoramento stipendio

26 Dicembre 2019
Cessione volontaria del quinto e pignoramento stipendio

Pignoramento stipendio successivo alla cessione del quinto: come si calcola il quinto pignorabile e cosa spetta al lavoratore dipendente, ancora debitore della finanziaria?

Hai sottoscritto, tempo fa, la cessione del quinto del tuo stipendio per ottenere un finanziamento. Nel frattempo, ti sono arrivate delle cartelle esattoriali e un’intimazione da parte di un creditore. Temi che qualcuno possa avviare, contro di te, un pignoramento dello stipendio. Ti chiedi se la tua retribuzione, già oggetto di cessione volontaria del quinto, possa subìre anche il pignoramento dello stipendio per un altro quinto, per un totale quindi di due quinti. In altre parole, il creditore si deve mettere in coda o concorre con la cessione?

Le regole sono diverse a seconda che si tratti di dipendenti pubblici o privati. Vediamole qui di seguito.

Cessione del quinto per dipendenti pubblici

In caso di cessione del quinto sulla retribuzione precedente ad un pignoramento dello stipendio, la regola stabilita dalla legge [1] è la seguente: in caso di un pignoramento successivo a una cessione del quinto perfezionata e debitamente notificata, si può pignorare solo la differenza tra la metà dello stipendio al netto delle ritenute e la quota ceduta.  

Pertanto, il creditore potrà pignorare un ulteriore quinto dello stipendio, senza minimamente intaccare la quota dello stesso già ceduta che è uscita dal patrimonio e dalla disponibilità del dipendente e che non può, quindi, essere utilizzata per il pagamento dei suoi debiti. La natura volontaria della cessione del quinto non ha quindi alcun rilievo.

La normativa, difatti, pone una salvaguardia a stipendi, salari e pensioni dei dipendenti pubblici, stabilendo che nei confronti di questi ultimi, in presenza di una cessione del quinto “perfezionata e debitamente notificata”, si può pignorare la differenza tra la metà dello stipendio al netto delle ritenute e la quota ceduta, fino a un quinto dello stipendio.

In sintesi, la retribuzione può essere soggetta al pignoramento esclusivamente in misura non superiore alla differenza tra la metà della retribuzione netta e la quota ceduta, entro comunque il limite di 1/5.

Per una retribuzione netta di 1.000 euro, gravata da una cessione di 200 euro (1/5), potrà essere pignorata una somma non superiore a 300 euro, data dalla differenza tra tra la metà della retribuzione netta (1.000/2 = 500) e la quota già ceduta (200). La somma di 300 euro, però, per il rispetto del quinto, va ridotta a 200 euro.

Come chiarito dalla giurisprudenza [2], nel caso di pignoramento di un credito su cui già gravava la cessione volontaria del quinto, la differenza fra la metà dello stipendio e la quota ceduta è interamente pignorabile solo se la somma della quota volontariamente ceduta e delle quote dei pignoramenti successivamente intervenuti (da intendersi ognuno non superiore al quinto) superano la metà dello stipendio, che costituisce il limite invalicabile a garanzia delle basilari esigenze di vita del debitore

Anche la Cassazione ha chiarito gli stessi concetti [3]: gli stipendi dei pubblici dipendenti sono pignorabili nei limiti del quinto, ma allorché il pignoramento segua una precedente cessione del quinto, lo stesso incontra l’ulteriore limite della metà complessiva: nel senso che, in tal caso, rimane pignorabile o sequestrabile esclusivamente la differenza tra la metà dello stipendio e la quota ceduta (e cioè, ove sia stata ceduta la quota massima di un quinto, la quota residua di tre decimi). E poiché tale differenza normalmente supera un quinto, rimangono fermi il limite di un quinto previsto per ciascun pignoramento ed i limiti previsti per il loro concorso (che, naturalmente, non potrà più raggiungere la metà dello stipendio, dovendosi sempre dedurre la quota ceduta).

Cessione del quinto per dipendenti privati

Il limite appena esposto vale solo per i dipendenti pubblici e non anche per quelli privati. Per questi ultimi infatti è irrilevante, ai fini della validità del pignoramento e della successiva assegnazione della somma pignorata, la cessione del credito del proprio stipendio o salario volontariamente effettuata da un soggetto nei confronti di un altro creditore, anche se aventi data certa anteriore al pignoramento. In pratica, il giudice deve attribuire al creditore pignorante una somma corrispondente al quinto dello stipendio, effettuando il calcolo sull’intero stipendio o salario, come se la cessione non fosse avvenuta.

Quindi, su uno stipendio di 1.000 euro netti, con una cessione del quinto, il successivo pignoramento sarà di 200 euro, pari cioè al quinto di mille, senza considerare la preesistente cessione. Se così non fosse, infatti, si avrebbe che il debitore, tramite la cessione volontaria, potrebbe ridurre le conseguenze di un legittimo pignoramento da parte dei creditori.

Insomma, nel caso dei dipendenti privati, la cessione del quinto non va calcolata ai fini del computo della quota pignorabile. 


note

[1] Art. 2, comma 2, e art. 68 del Dpr 180/1950.

[2] Trib. Siena, sent. n. 883/2019.

[3] Cass. sent. n. 4584/1995.


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