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Danni in seguito a reato: c’è un fondo che risarcisce?

11 Gennaio 2020 | Autore:
Danni in seguito a reato: c’è un fondo che risarcisce?

Conseguenze civili del reato: chi risarcisce? Esiste un fondo che tutela le vittime dei reati? Indennizzo vittime reati intenzionali violenti: come funziona?

Le condotte illecite che lo Stato ritiene particolarmente gravi sono punite attraverso sanzioni che vengono denominate pene: esse sono la reclusione, l’arresto, la multa, l’ammenda e, infine, l’ergastolo (che sarebbe la reclusione a vita). Queste condotte illecite sono definite reati. Possiamo, dunque, dire che i reati sono quei comportamenti che violano beni giuridici così importanti da meritare la massima sanzione che lo Stato possa prevedere. Orbene, devi sapere che i reati possono avere conseguenze anche sul piano economico: pensa al furto in appartamento oppure a una lesione fisica così seria da impedire a chi l’abbia subìta di poter lavorare. Cosa succede in questi casi? Nelle ipotesi di danni a seguito di reato, c’è un fondo che risarcisce?

Con questo articolo ci occuperemo delle conseguenze civili del reato, cioè del pregiudizio economico che patisce colui che è vittima di un crimine. Quasi tutti i delitti hanno, infatti, un risvolto civilistico che coincide con il danno economico procurato alla persona offesa. Cosa fare nel caso di danni in seguito a reato, soprattutto se l’autore del fatto illecito non è identificato oppure non è in grado di poter risarcire il danno? Esiste un fondo che tutela le vittime dei reati? Se pensi che l’argomento possa interessarti e hai dieci minuti di tempo da dedicarmi, allora prosegui nella lettura: vedremo insieme se c’è un fondo che risarcisce i danni conseguenti a reato.

Conseguenze civili del reato: cosa significa?

Come in parte anticipato nell’introduzione, quasi tutti i reati hanno un risvolto civilistico, nel senso che, in linea di massima, i reati hanno conseguenze civili. Cosa significa? Vuol dire che un crimine può essere sanzionato tanto dal punto di vista penale quanto dal punto di vista civile.

È la legge [1] a stabilire che ogni reato obbliga alle restituzioni e, se ha provocato un danno patrimoniale o non patrimoniale, obbliga al risarcimento il colpevole e le persone che, a norma delle leggi civili, debbono rispondere per il fatto di lui (come l’assicuratore). Facciamo un esempio.

Tizio, a seguito di un violento diverbio, aggredisce Caio provocandogli la frattura della gamba. La lesione subìta costringe Caio a non potersi recare a lavoro e a sottoporsi a costose terapie di riabilitazione.

Nell’ipotesi appena esemplificata, la condotta dell’autore dell’illecito comporta una duplice conseguenza:

  • dal punto di vista penale, occorrerà celebrare un processo all’esito del quale, se la responsabilità verrà accertata, l’autore verrà condannato alla pena di giustizia (la reclusione e/o la multa);
  • dal punto di vista civile, lo stesso giudice penale potrà stabilire il risarcimento da pagare alla vittima del reato, oppure rinviare al giudice civile la determinazione dell’entità del risarcimento, aprendo così le porte a un processo separato.

La costituzione di parte civile nel processo penale

Tra un momento ti dirò se esiste un fondo che risarcisce i danni in seguito a reato; ora, però, mi sembra il caso di approfondire quanto detto sul finire del paragrafo precedente, e cioè che, in relazione alle conseguenze civili del reato, il giudice penale potrebbe stabilire direttamente il risarcimento dovuto alla vittima, senza necessità di celebrare un successivo processo civile.

Com’è possibile ciò? Grazie alla costituzione di parte civile all’interno del processo penale. La costituzione di parte civile consiste nell’esercizio dell’azione civile all’interno del giudizio celebrato in ambito penale [1].

In pratica, la persona danneggiata dal reato, cioè la persona che ha subìto un pregiudizio economico dal delitto commesso, può chiedere il risarcimento del danno direttamente al giudice penale anziché a quello civile.

La costituzione di parte civile, dunque, consente (almeno in linea di massima) di evitare due processi distinti (uno penale volto a sanzionare il colpevole, l’altro civile, teso a fargli pagare i danni), permettendo appunto alla persona danneggiata di introdursi nel processo penale intentato dallo Stato contro il reo e di chiedergli i danni.

Chi può costituirsi parte civile?

Spiegato cos’è la costituzione di parte civile, vediamo ora chi può costituirsi parte civile nel processo penale. Detto in altre parole: chi è la parte civile?

La parte civile è la persona che ritiene di essere stata economicamente danneggiata dal reato: la vittima di un furto, ad esempio, potrà senz’altro costituirsi parte civile all’interno del procedimento penale intrapreso contro il ladro.

La persona danneggiata dal reato può essere anche persona diversa dalla vittima, cioè da colei che ha subìto materialmente il crimine: si pensi al coniuge di una persona uccisa. In un caso del genere, la vittima (essendo deceduta) non potrebbe costituirsi in giudizio per chiedere il risarcimento del danno; possono farlo, al contrario, il coniuge, oppure i parenti più prossimi, i quali ritengono di aver subìto un pregiudizio economico.

Chi risarcisce il danno da reato?

Chi è tenuto a risarcire il danno derivante da reato? L’autore del crimine, ovviamente. Tuttavia, non poche volte, colui che ha commesso il delitto non viene identificato oppure è un nullatenente, cioè una persona priva di redditi e di beni: nel primo caso, pensa al pirata della strada che lascia la vittima sull’asfalto, oppure a colui che, nonostante le lesioni inferte, non possa pagare nulla perché non ha nemmeno un tetto sotto cui vivere. Come fare in casi del genere?

Esistono reati i cui danni sono pagati dallo Stato; in altre parole, lo Stato ha istituito un fondo che risarcisce i danni a seguito di determinati reati. In questi casi, dunque, viene riconosciuto un indennizzo a favore delle vittime. Approfondiamo questo argomento.

Fondo indennizzo vittime di reati: cos’è?

L’Unione Europea, con una direttiva del 2004 [2], ha stabilito che tutti gli Stati membri provvedono a che le loro normative nazionali prevedano l’esistenza di un sistema di indennizzo delle vittime di reati intenzionali violenti commessi nei rispettivi territori, che garantisca un indennizzo equo ed adeguato delle vittime.

Lo Stato italiano ha ottemperato a quest’obbligo con una legge [3] che garantisce un indennizzo alle vittime di reati con violenza alla persona. Nello specifico, il diritto all’indennizzo a carico dello Stato è riconosciuto alla vittima di un reato doloso commesso con violenza alla persona (salvo si tratti del reato di percosse [4] o di lesioni personali non gravi [5]), ovvero del reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (cosiddetto “caporalato”) [6]. Tra i reati commessi con violenza non rientrano i maltrattamenti in famiglia e lo stalking, salvo che non siano commessi con violenza sulla persona.

L’indennizzo è elargito per la rifusione delle spese mediche e assistenziali, salvo che per i fatti di  violenza sessuale e di omicidio, in favore delle cui vittime, ovvero degli aventi diritto, l’indennizzo è comunque elargito anche in assenza di spese mediche e assistenziali.

Lo stesso fondo (oggi denominato “Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive, dell’usura e dei reati intenzionali violenti nonché agli orfani per crimini domestici”) provvede anche a indennizzare le vittime dei reati di usura, di estorsione e di condotte mafiose.

Il fondo per le vittime dell’usura, dell’estorsione e della mafia preesisteva a quello per le vittime di reati dolosi violenti: la legge ne ha, pertanto, disposto l’unificazione.

Chi ha diritto all’indennizzo dello Stato?

In caso di morte della vittima in conseguenza del reato, l’indennizzo è corrisposto in favore del coniuge superstite e dei figli; in mancanza del coniuge e dei figli, l’indennizzo spetta ai genitori e, in mancanza dei genitori, ai fratelli e alle sorelle conviventi e a carico al momento della commissione del delitto.

Al coniuge è equiparata la parte di un’unione civile tra persone dello stesso sesso. In mancanza del coniuge, allo stesso è equiparato il convivente di fatto che ha avuto prole dalla vittima o che ha convissuto con questa nei tre anni precedenti alla data di commissione del delitto.

Indennizzo vittime reati: a quanto ammonta?

L’entità dell’indennizzo per le vittime dei reati è stabilita con decreto ministeriale [7], assicurando un maggior ristoro alle vittime dei reati di violenza sessuale e di omicidio e, in particolare, ai figli della vittima in caso di omicidio commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa.

Purtroppo, lo Stato mette a disposizione delle vittime un risarcimento davvero simbolico: circa 7.200 euro per un omicidio commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa (importo maggiorato a 8.200 solo per i figli della vittima di assassinio); 4.800 euro per le violenze sessuali più gravi.

Per gli atti sessuali di minore gravità e per altri reati violenti, è previsto un indennizzo fino ad un massimo di tremila euro, nella forma del rimborso di spese mediche e assistenziali da documentare.

Condizioni per l’accesso all’indennizzo

Il fondo statale che risarcisce le vittime dei reati è accessibile solamente al ricorrere delle seguenti condizioni:

  • che la vittima abbia già esperito infruttuosamente l’azione esecutiva nei confronti dell’autore del reato per ottenere il risarcimento del danno dal soggetto obbligato in forza di sentenza di condanna irrevocabile o di una condanna a titolo di provvisionale. Questa condizione non si applica quando l’autore del reato sia rimasto ignoto oppure quando quest’ultimo abbia chiesto e ottenuto l’ammissione al gratuito patrocinio a spese dello Stato nel procedimento penale o civile in cui è stata accertata la sua responsabilità;
  • che la vittima non abbia concorso, anche colposamente, alla commissione del reato ovvero di reati connessi al medesimo;
  • che la vittima non sia stata condannata con sentenza definitiva ovvero, alla data di presentazione della domanda, non sia sottoposta a procedimento penale per uno dei reati previsti dalla legge (strage, associazione per delinquere, ecc.), oppure per reati commessi in violazione delle norme per la repressione dell’evasione in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto;
  • la vittima non abbia percepito, in tale qualità e in conseguenza immediata e diretta del fatto di reato, da soggetti pubblici o privati, somme di denaro di importo pari o superiore a quello dovuto dal fondo statale.

Se la vittima ha già percepito, in tale qualità e in conseguenza immediata e diretta del fatto di reato, da soggetti pubblici o privati, somme di denaro di importo inferiore a quello previsto dal fondo statale, l’indennizzo è corrisposto esclusivamente per la differenza.

In caso di morte della vittima in conseguenza del reato, le condizioni appena descritte devono sussistere, oltre che per la vittima, anche con riguardo agli aventi diritto (coniuge o parenti più stretti).

Come si chiede il risarcimento per i danni in seguito a reato?

La domanda di indennizzo è presentata dall’interessato, o dagli aventi diritto in caso di morte della vittima del reato, personalmente o a mezzo di procuratore speciale e, a pena di inammissibilità, deve essere corredata dei seguenti atti e documenti:

  • copia della sentenza di condanna per uno dei reati dolosi commessi con violenza sulla persona, ovvero del provvedimento decisorio che definisce il giudizio per essere rimasto ignoto l’autore del reato;
  • documentazione attestante l’infruttuoso esperimento dell’azione esecutiva per il risarcimento del danno nei confronti dell’autore del reato, salvo il caso in cui lo stesso sia rimasto ignoto oppure abbia chiesto e ottenuto l’ammissione al gratuito patrocinio a spese dello Stato nel procedimento penale o civile in cui è stata accertata la sua responsabilità;
  • dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà sull’assenza delle condizioni ostative all’ottenimento del risarcimento, nonché sulla qualità di avente diritto;
  • certificazione medica attestante le spese sostenute per prestazioni sanitarie oppure certificato di morte della vittima del reato.

La domanda deve essere presentata nel termine di sessanta giorni dalla decisione che ha definito il giudizio per essere ignoto l’autore del reato o dall’ultimo atto dell’azione esecutiva infruttuosamente esperita ovvero dalla data del passaggio in giudicato della sentenza penale. L’organo competente a ricevere l’istanza è la prefettura territorialmente competente.

note

[1] Art. 185 cod. pen.

[2] Direttiva 2004/80/CE

[3] D. lgs. n. 204/2007; L. n. 122/2016.

[4] Art. 581 cod. pen.

[5] Art. 582 cod. pen.

[6] Art. 603-bis cod. pen.

[7] D.M. 31 agosto 2017.

Autore immagine: 123rf.com


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