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Legge sulla prescrizione

11 Gennaio 2020 | Autore:
Legge sulla prescrizione

Legge ex-Cirielli, riforma Orlando e legge blocca-prescrizione: tutti i principali provvedimenti in materia di prescrizione dei reati.

In Italia esistono pochi istituti giuridici che destano tanto interesse tra l’opinione pubblica come accade per la prescrizione. La prescrizione è una vicenda estintiva che riguarda sia il diritto civile che quello penale; tuttavia, oggetto di costante attenzione mediatica e politica è solamente la prescrizione penale, cioè quella che incide sui reati determinandone l’estinzione. Soprattutto negli ultimi tempi si fa un gran parlare di legge sulla prescrizione; in realtà, non ne esiste solo una, visto che in pochi anni la prescrizione penale è stata oggetto di numerosi ripensamenti.

Con questo articolo vorrei spiegarti cos’è la prescrizione penale, come funziona e, soprattutto, com’è cambiata nel corso degli anni. Se ritieni che questo argomento possa interessarti, perché sei sottoposto a un procedimento penale oppure semplicemente perché ti appassionano le questioni giuridiche, allora prosegui nella lettura: vedremo insieme cosa dice la legge sulla prescrizione dei reati.

Cos’è la prescrizione penale?

Prima di parlare della legge sulla prescrizione, spieghiamo brevemente cos’è la prescrizione. La prescrizione è una causa di estinzione dei reati [1]: trascorso un determinato periodo di tempo senza che sia giunta una sentenza definitiva, il reato si estingue, con conseguente impossibilità del giudice di esprimersi sulla vicenda.

La prescrizione viene dichiarata dal giudice con sentenza; questo provvedimento, però, non dice nulla sull’effettiva responsabilità dell’imputato: in altre parole, la prescrizione non equivale né a un’assoluzione né a una condanna. Intervenuta la prescrizione, al giudice è semplicemente preclusa la possibilità di giudicare nel merito la responsabilità dell’imputato.

Prescrizione reati: quanto tempo occorre?

Come detto nel paragrafo superiore, la prescrizione è causa estintiva dei reati collegata al trascorrere del tempo: decorso un certo numero di anni, il reato si prescrive e il giudice non può fare altro che prenderne atto. Dopo quanto tempo si prescrivono i reati?

È qui che entra in gioco la prima legge sulla prescrizione che prenderemo in considerazione: si tratta della cosiddetta legge ex Cirielli [2], emanata nel 2005 per modificare il tempo necessario a far maturare la prescrizione penale e, sostanzialmente, per riscrivere l’intero istituto giuridico che qui ci occupa.

Successivamente affronteremo anche la legge sulla prescrizione del 2017 (cosiddetta riforma Orlando) e la legge sulla prescrizione del 2019 (cosiddetta legge spazza-corrotti), in vigore dal primo gennaio 2020.

Legge ex Cirielli sulla prescrizione: cosa prevede?

Prima del 2005, affinché un reato andasse prescritto doveva trascorrere tanto tempo quanto ne prevedeva la legge in base alla gravità del reato. Mi spiego meglio. Prima dell’entrata in vigore della legge sulla prescrizione denominata ex Cirielli, il codice penale prevedeva diverse “fasce di prescrizione” a seconda della pena prevista per il reato: ad esempio, la prescrizione estingueva il reato in vent’anni, se si trattava di delitto per cui era prevista la pena della reclusione non inferiore a ventiquattro anni; in quindici anni, se il delitto era commesso era punito con reclusione non inferiore ai dieci anni; e così via.

Con l’approvazione, nel 2005, della legge sulla prescrizione, i tempi necessari affinché un reato si estingua per prescrizione sono stati totalmente riscritti, fornendo una disciplina che è ancora oggi in vigore.

Nel nostro ordinamento, a partire dal 2005 (legge sulla prescrizione ex Cirielli) per calcolare il tempo necessario a prescrivere un reato si fa riferimento alla pena massima prevista per il reato stesso, con due limiti: nel caso di delitto, il tempo non può mai essere inferiore a sei anni; nel caso di contravvenzione, non può mai essere inferiore a quattro anni.

Calcolo della prescrizione: cosa dice la legge?

Come detto, la legge sulla prescrizione ex Cirielli ha riscritto l’articolo del codice penale relativo al tempo necessario a prescrivere sostituendo il criterio precedente delle classi di reato individuate per fasce di pena con il criterio che equipara il tempo necessario a prescrivere al massimo della pena edittale stabilita dalla legge per ogni singolo reato, e precisando che comunque, in caso di delitto, il tempo necessario a prescrivere non può essere inferiore a sei anni, mentre in caso di contravvenzione non può essere inferiore a quattro anni.

Dunque, secondo la legge sulla prescrizione, il reato si estingue decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge, e comunque, anche se puniti con la sola pena pecuniaria:

  • un tempo non inferiore a sei anni se si tratta di delitto;
  • un tempo non inferiore a quattro anni se si tratta di contravvenzione.

Al fine dell’individuazione del massimo della pena edittale, la legge sulla prescrizione del 2005 stabilisce che non si debba tener conto né delle aggravanti né delle attenuanti, salvo che delle circostanze aggravanti ad effetto speciale (che comportano cioè un aumento della pena superiore ad un terzo) e di quelle per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria.

Ugualmente, non si tiene conto della disciplina del concorso di circostanze aggravanti e attenuanti. Se il reato è punito congiuntamente o alternativamente con pena pecuniaria si dovrà tener conto della sola pena detentiva, mentre in caso di pene di natura diversa il termine di prescrizione è fissato in tre anni.

La prescrizione, una volta maturata, è sempre rinunciabile dall’imputato.

I reati puniti con l’ergastolo sono imprescrittibili, mentre per alcuni particolari delitti i termini di prescrizione sono raddoppiati. Nello specifico, il raddoppio dei termini è previsto per i seguenti delitti:

  • frode in processo penale e depistaggio aggravati;
  • delitti colposi di danno;
  • omicidio colposo plurimo;
  • omicidio stradale;
  • delitti contro l’ambiente;
  • maltrattamenti contro familiari e conviventi;
  • delitti di tratta di persone, di sfruttamento sessuale dei minori e alcuni delitti di violenza sessuale;
  • altri gravi delitti (come quello di associazione per delinquere, ad esempio) cui la legge attribuisce la competenza alla procura distrettuale.

Prescrizione: da quando decorre?

Il termine della prescrizione decorre:

  • per il reato consumato, dal giorno della consumazione;
  • per il reato tentato, dal giorno in cui è cessata l’attività del colpevole;
  • per il reato permanente dal giorno in cui è cessata la permanenza;
  • per il reato punibile a querela, dal giorno del commesso reato [3].

Sospensione della prescrizione: cos’è?

La sospensione del corso della prescrizione [4] è fondamentale per comprendere il calcolo della prescrizione. Secondo la legge, il corso della prescrizione rimane sospeso in ogni caso in cui la sospensione del procedimento o del processo penale o dei termini di custodia cautelare è imposta da una particolare norma di legge, oltre che nei casi di:

  • autorizzazione a procedere;
  • deferimento della questione ad altro giudizio;
  • sospensione del procedimento o del processo penale per ragioni di impedimento delle parti e dei difensori ovvero su richiesta dell’imputato o del suo difensore.

La legge sulla prescrizione del 2005 ha posto un limite alla durata della sospensione derivante da impedimento delle parti o dei difensori, stabilendo che l’udienza non possa essere differita oltre il sessantesimo giorno successivo alla prevedibile cessazione dell’impedimento, dovendosi avere riguardo, in caso contrario (di non fissazione, cioè, dell’udienza) al tempo dell’impedimento aumentato di sessanta giorni.

È questa la disposizione maggiormente interessata dalle successive leggi sulla prescrizione, cioè quella del 2017 e quella del 2019.

L’interruzione della prescrizione

La legge [5] disciplina l’interruzione del corso della prescrizione collegandola:

  • alla sentenza di condanna o decreto di condanna;
  • all’ordinanza che applica le misure cautelari personali;
  • all’ordinanza di convalida del fermo o dell’arresto;
  • all’interrogatorio reso davanti al pubblico ministero o al giudice;
  • all’invito a presentarsi al pubblico ministero per rendere l’interrogatorio;
  • al provvedimento del giudice di fissazione dell’udienza in camera di consiglio per la decisione sulla richiesta di archiviazione;
  • alla richiesta di rinvio a giudizio;
  • al decreto di fissazione della udienza preliminare;
  • all’ordinanza che dispone il giudizio abbreviato;
  • al decreto di fissazione dell’udienza per la decisione sulla richiesta di applicazione della pena;
  • alla presentazione o alla citazione per il giudizio direttissimo;
  • al decreto che dispone il giudizio immediato;
  • al decreto che dispone il giudizio e il decreto di citazione a giudizio.

La prescrizione interrotta comincia nuovamente a decorrere dal giorno della interruzione. Se più sono gli atti interruttivi, la prescrizione decorre dall’ultimo di essi.

La legge sulla prescrizione individua un limite (variabile a seconda della tipologia di reato) all’aumento del tempo complessivamente necessario a prescrivere derivante da una interruzione: l’interruzione della prescrizione non può, infatti, comportare l’aumento di più di 1/4 del tempo necessario a prescrivere [6].

Eccezionalmente, però, l’interruzione non può comportare un aumento dei tempi di prescrizione ordinari:

  • di più della metà, in caso di recidiva aggravata;
  • di più di 2/3 in caso di recidiva reiterata;
  • di più del doppio nei casi di delinquente abituale, professionale. Il suddetto limite non si applica ai delitti di competenza della procura distrettuale ad (esempio, mafia e terrorismo).

La riforma Orlando sulla prescrizione

Nel 2017 una nuova legge sulla prescrizione (più nota come riforma Orlando, dal nome del ministro che l’ha proposta) [7] ha inciso sull’istituto della prescrizione introducendo la sospensione della prescrizione in caso di condanna.

Più nello specifico, la legge sulla prescrizione del 2017 ha stabilito che la prescrizione resta sospesa per un termine non superiore a un anno e mezzo:

  • dal termine previsto dalla legge per il deposito della motivazione della sentenza di condanna di primo grado, anche se emessa in sede di rinvio, sino alla pronuncia del dispositivo della sentenza che definisce il grado successivo di giudizio;
  • dal termine previsto dalla legge per il deposito della motivazione della sentenza di condanna di secondo grado, anche se emessa in sede di rinvio, sino alla pronuncia del dispositivo della sentenza definitiva.

In pratica, all’imputato condannato in primo grado si applica la sospensione della prescrizione, per un periodo non inferiore a un anno e mezzo, nell’intervallo di tempo che va da una sentenza all’altra, cioè dalla condanna di primo grado alla successiva sentenza d’appello. Stessa cosa accade tra la sentenza di secondo grado e quella della Cassazione.

La legge blocca-prescrizione

Infine, la nuovissima legge sulla prescrizione del 2019 [8], in vigore dal primo gennaio 2020, ha previsto la sospensione permanente della prescrizione a partire dalla sentenza (indifferentemente di assoluzione o di condanna) di primo grado.

Nello specifico, la legge sulla prescrizione del 2019 prevede che il  corso della prescrizione rimane  altresì   sospeso dalla pronunzia della sentenza di primo grado o del decreto di condanna fino alla data di  esecutività  della  sentenza che definisce  il giudizio o dell’irrevocabilità del decreto di condanna. Di fatto, la legge prevede l’abolizione della prescrizione.

Dunque, la legge sulla prescrizione del 2019 cancella la riforma apportata dalla precedente legge sulla prescrizione (la riforma Orlando del 2017, per intenderci), introducendo una sospensione della prescrizione senza più alcun limite.

note

[1] Art. 157 cod. pen.

[2] Legge. n. 251/2005.

[3] Art. 158 cod. pen.

[4] Art. 159 cod. pen.

[5] Art. 160 cod. pen.

[6] Art. 161 cod. pen.

[7] Legge n. 103/2017 (cosiddetta Riforma Orlando).

[8] Art. 1, lett. d), e), f) della legge n. 3/2019, in vigore dal primo gennaio 2020 (cosiddetta legge spazza-corrotti).

Autore immagine: 123rf.com


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