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L’avvocato può aiutare il cliente a sottrarsi all’arresto: favoreggiamento escluso

24 Agosto 2013
L’avvocato può aiutare il cliente a sottrarsi all’arresto: favoreggiamento escluso

Il legale può avvertire il proprio cliente dell’imminente cattura solo se apprende la notizia per caso:  condannato il professionista che ha ottenuto l’informazione grazie al rapporto con un amico carabiniere.

L’avvocato può aiutare il proprio cliente a sottrarsi alla imminente cattura, ad opera delle forze di polizia, e al conseguente arresto, senza perciò solo essere responsabile di favoreggiamento. A stabilire i contorni di questa condotta è una recente sentenza della Cassazione [1].

Lo scopo dell’attività di un avvocato – argomenta la Corte – è garantire al proprio cliente la libertà; pertanto può ben aiutarlo a sottrarsi alla cattura, rivelandogli l’incombente arresto da parte delle forze dell’ordine.

Tuttavia, affinché il legale non risponda di favoreggiamento, sono necessarie due condizioni:

1) il soggetto “aiutato” deve essere un suo cliente;

2) l’informazione dell’imminente arresto deve essere stata appresa per caso.

La vicenda

Alla luce di tali principi, la Suprema Corte ha condannato un avvocato che aveva aiutato un proprio parente a sottrarsi alla cattura dopo aver avuto la notizia della misura cautelare da un amico carabiniere. In tal caso, infatti, mancavano le due condizioni appena descritte (la notizia era stata ottenuta da un rappresentante delle forze dell’ordine e il destinatario dell’avvertimento non era un suo cliente, ma un parente). È scattata dunque, la condanna per il reato di favoreggiamento [2].

La Suprema corte ha ricordato che viene punito il legale che si procura le informazioni in maniera illecita, come nel caso esaminato.


note

[1] Cass. sent. n. 35327/2013.

[2] Art. 378 cod. pen.


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