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Bonus Tari: come funziona

27 Dicembre 2019 | Autore:
Bonus Tari: come funziona

Chi può usufruire nel 2020 dello sconto sulla tassa rifiuti. Spetta anche con il reddito o la pensione di cittadinanza? A quanto ammonta?

La Tari è una delle tasse che gli italiani fanno più fatica a mandar giù, insieme al bollo auto o al canone Rai. Per fortuna, chi versa in difficoltà economica o sociale può contare su un’agevolazione che consente di pagare meno di tassa sui rifiuti. Non è un’esenzione ma uno sconto. Ad ogni modo, meglio di niente. Forse non tutti sanno il bonus Tari come funziona e, probabilmente, per questo motivo in molti rischiano di perderlo. Sarebbe un peccato se succedesse come con il bonus sociale sulle bollette di luce, gas e acqua: istituito nel 2009 e prorogato di anno in anno, ad oggi ne ha fatto richiesta solo il 35% degli aventi diritto, secondo l’Arera.

Il bonus Tari è destinato soltanto agli utenti domestici che hanno un reddito basso. Sarà determinante l’Isee, cioè l’indicatore sulla situazione economica equivalente. La buona notizia nella buona notizia è che è stata alzata la soglia entro la quale si ha diritto all’agevolazione. E che, in questo modo, è diventata più ampia la platea dei beneficiari.

Vediamo allora in che cosa consiste e come funziona il bonus Tari.

Bonus Tari: che cos’è?

Il decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2020 [1] prevede per famiglie in difficoltà economica un aiuto sulla tassa sui rifiuti, ovvero un bonus Tari. Consiste in uno sconto sulla bolletta della tassa rifiuti, la cui consistenza sarà determinata con un decreto della Presidenza del Consiglio.

Bonus Tari: chi ne ha diritto?

I criteri per l’assegnazione del bonus Tari sono gli stessi utilizzati per gli altri bonus sociali, vale a dire quelli sull’energia elettrica, sull’acqua e sul gas. In pratica, vengono determinati dall’Isee. Al momento di richiedere il bonus, infatti, bisogna allegare la certificazione Isee per attestare che la propria situazione economica (reddituale e patrimoniale) non superi:

  • gli 8.265 euro (contro gli 8.107,50 euro richiesti finora come limite);
  • i 20mila euro se nel nucleo familiare ci sono più di 4 figli a carico.

Questo significa che l’attuale normativa in vigore ha elevato da tre a quattro i bonus sociali per le famiglie poco abbienti.

Inoltre, beneficia del bonus Tari chi percepisce il Reddito di cittadinanza e la Pensione di cittadinanza, sempre entro gli stessi limiti di Isee.

Da sottolineare che l’agevolazione spetta soltanto a chi ha un’utenza domiciliare. Significa che il professionista, l’artigiano o l’imprenditore (ammesso e non concesso che rientrino nel tetto dell’Isee) non hanno diritto al bonus sulla tassa rifiuti per quanto riguarda l’immobile in cui esercitano la loro attività.

Bonus Tari: a quanto ammonta?

Come si diceva, occorrerà attendere l’entrata in vigore del decreto della Presidenza del Consiglio che stabilirà le modalità con cui si potrà beneficiare del bonus Tari. Il decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio fissa in 4 mesi dalla data in cui è entrato in vigore (23 dicembre 2019) il termine entro il quale il nuovo provvedimento dovrà essere approvato. Vuol dire che il premier Giuseppe Conte dovrà firmare entro il 23 aprile 2020 il decreto contenente tutte le condizioni del bonus.

Quelli che, sul versante tariffario, restano già dei punti fermi sono:

  • la possibilità per i sindaci di adottare anche per il biennio 2019-2020 dei coefficienti modificati al minimo o al massimo del 50% per definire in modo graduale la Tari ed evitare che ci siano dei ritocchi troppo bruschi per alcune tipologie di contribuenti;
  • il vincolo di deliberare entro il 30 aprile di ogni anno la tariffa sui rifiuti, in modo da svincolare la delibera comunale sulla Tari da quella del bilancio di previsione. Si permette così di acquisire il piano finanziario per tempo e, di conseguenza, di evitare il rischio per i Comuni di non riuscire ad approvare o ad aggiornare le tariffe.

Ricordiamo, infine, che con un’ordinanza del 2019 [2] la Cassazione ha messo nelle mani delle Sezioni Unite l’opportunità di restituire l’Iva sulla Tia 2 e sulla Tarip. In pratica, se il provvedimento dovesse venire confermato sarebbe plausibile pensare di chiedere i rimborsi sull’imposta pagata ingiustamente fino ad oggi (e quindi percepita dai Comuni illecitamente) con l’aliquota al 10%. Puoi approfondire questo tema leggendo il nostro articolo.


note

[1] Art. 57-bis Dl n. 124/2019 noto come Decreto fiscale 2020.

[2] Cass. ord. n. 23949/2019 del 25.09.2019.

Autore immagine: 123rf.com


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6 Commenti

  1. L’esenzione o riduzione delle superfici tassabili deve intendersi limitata a quella parte di esse su cui insiste l’opificio vero e proprio, perché solo in tali locali possono potenzialmente prodursi rifiuti speciali per le caratteristiche strutturali relative allo svolgimento dell’attività produttiva, mentre in tutti gli altri locali destinati ad attività diverse (uffici, depositi, servizi) i rifiuti devono essere classificati urbani per esclusione, con conseguente tassazione della relativa superficie.

  2. Costituiscono presupposto impositivo l’occupazione o la conduzione di locali ed aree scoperte, adibiti a qualsiasi uso privato, non costituenti accessorio o pertinenza degli stessi, di talché, pur valendo il principio secondo cui è l’Amministrazione a dover fornire la prova della fonte dell’obbligazione tributaria, è onere del contribuente dimostrare la sussistenza delle condizioni per beneficiare della riduzione della superficie tassabile ovvero dell’esenzione, trattandosi di eccezione rispetto alla regola generale del pagamento dell’imposta sui rifiuti urbani nelle zone del territorio comunale.

  3. Pur operando il principio secondo cui è l’Amministrazione a dover fornire la prova della fonte dell’obbligazione tributaria,grava sul contribuente l’onere di provare la sussistenza delle condizioni per beneficiare del diritto ad ottenere una riduzione della superficie tassabile o, addirittura, l’esenzione costituendo questa un’eccezione alla regola del pagamento del tributo da parte di tutti coloro che occupano o detengono immobili nelle zone del territorio comunale.

  4. Il tributo Tari è dovuto per la disponibilità dell’area produttrice di rifiuti e, dunque, unicamente per il fatto di occupare o detenere locali e aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, ad eccezione di quelle pertinenziali o accessorie all’abitazione.

  5. La Tari, ossia la tassa per lo smaltimenti dei rifiuti (ex Tarsu), è dovuta dall’albergo anche nel periodo invernale benchè l’attività sia chiusa. Nel caso di esercizi dotati di licenza annuale, visto che il presupposto del tributo è costituito dalla occupazione o conduzione di locali a qualsiasi uso adibiti, ai fini della esenzione dalla tassa non é sufficiente la sola denuncia di chiusura invernale. Bisogna allegare e provare l’inutilizzabilità della struttura”.La tassa è dovuta qualora vi sia la possibilità di usufruire del servizio a prescindere dalla fruizione. Il presupposto del tributo è costituito dall’occupazione o conduzione di locali destinati a qualsiasi uso.

  6. Non è esentato dall’imposizione l’immobile costituito da un’area cimiteriale in concessione gestita da un ente ecclesiastico, atteso il conferimento dei rifiuti che lo stesso produce (cd. rifiuti cimiteriali), classificati tra quelli urbani o ad essi assimilati, nemmeno potendosi sostenere l’equiparazione di un siffatto cespite con gli edifici di culto, in quanto questi ultimi sono incapaci, per definizione, di produrre rifiuti.

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