Coltivazione cannabis libera in casa: le prime reazioni

26 Dicembre 2019
Coltivazione cannabis libera in casa: le prime reazioni

Arrivano i primi commenti alla decisione della Cassazione: già delineati i fronti dei favorevoli e dei contrari. Per entrambi ora deve intervenire il legislatore.

La sentenza della Cassazione di oggi che ha stabilito che coltivare cannabis in casa non è più reato ha rotto un muro che sembrava fino a ieri granitico ed ha suscitato le reazioni a caldo della politica. Ecco quelle finora giunte nelle prime ore dal lancio della notizia, diffuse dalla nostra agenzia stampa Adnkronos.

Per l’esponente si Sinistra Italiana-Leu Nicola Fratoianni “”Quella delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione è una scelta di giustizia ed è soprattutto una scelta di buon senso”. ”Lo Stato deve colpire al cuore gli affari delle mafie – prosegue il parlamentare di Leu – e non limitarsi a colpire milioni di consumatori di cannabis, impegnando inutilmente le forze dell’ordine. La verità è che prima o poi in Italia bisognerà legalizzare l’uso della cannabis. Ce lo dice l’esperienza di quei Paesi che lo hanno fatto in questi anni, ce lo dice la cattiva esperienza di chi continua ad agitare argomenti inutili e pericolosi. E nei prossimi mesi – conclude Fratoianni – questo Parlamento potrebbe trovare, e me lo auguro davvero, una via d’uscita legislativa seria e ragionevole”.

Favorevole anche il segretario di Più Europa, Benedetto Della Vedova, che scrive su Twitter: “La svolta positiva della Cassazione sulla liceità della coltivazione domestica della cannabis è piena di ragionevolezza. Si rompe un tabù. Ora andiamo avanti: con cannabis legale avremmo più sicurezza e miliardi per lo Stato sottratti alla criminalità”.

Netta contrarietà, invece, da Sestino Giacomoni, membro del Coordinamento di presidenza di Forza Italia e Vicepresidente della commissione Finanze, in una dichiarazione al Tg2: Non è un bel segnale perché, al di là dei tecnicismi giuridici, questa sentenza sembra trasmettere il messaggio che la droga può essere in qualche misura lecita. Questo messaggio può indurre molti giovani ad abbassare la guardia sulla pericolosità di comportamenti che non sono mai innocui per la loro salute. Dovrebbe comunque essere il legislatore e non la magistratura a stabilire l’orientamento su queste materie”.


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