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Licenziamento permessi 104: ultime sentenze

5 Gennaio 2020
Licenziamento permessi 104: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: licenziamento intimato per falsa dichiarazione del lavoratore; uso improprio del permesso; licenziamento illegittimo; abuso dei permessi assistenziali.

Permessi Legge 104 per finalità assistenziali

Deve ritenersi illegittimo il licenziamento intimato al lavoratore per abuso dei permessi assistenziali ex art. 33 l. n. 104 del 1992 allorchè sia emerso in corso di causa che il lavoratore aveva utilizzato tali permessi per attendere a finalità assistenziali in favore della ex moglie presso la propria abitazione (respinta la tesi dell’azienda secondo cui vi era, quantomeno, un inadempimento parziale da parte del lavoratore, atteso che una parte della giornata in cui aveva fruito del permesso non era stata dedicata all’assistenza al disabile).

Cassazione civile sez. lav., 20/08/2019, n.21529

Permessi retribuiti e assistenza sanitaria continuativa

In tema di permessi retribuiti ex art. 33, comma 3, della l. n. 104 del 1992, la condizione – cui è assoggettato il relativo diritto – che la persona da assistere, affetta da handicap grave, non sia ricoverata a tempo pieno, non può che intendersi riferita al ricovero presso strutture ospedaliere o simili (pubbliche o private) che assicurino assistenza sanitaria continuativa, in coerenza con la “ratio” dell’istituto, che è quella di garantire al portatore di handicap grave tutte le prestazioni sanitarie necessarie e richieste dal suo “status”, così da rendere superfluo, o comunque non indispensabile, l’intervento del familiare.

(Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata – che aveva ritenuto legittimo il licenziamento intimato per falsa dichiarazione del lavoratore in ordine al requisito del mancato ricovero della madre, alloggiata in una casa di riposo – perché la valutazione del giudice di merito sulla veridicità della dichiarazione si era arrestata ad una nozione atecnica di ricovero, senza considerare il livello di assistenza prestato dalla struttura).

Cassazione civile sez. lav., 14/08/2019, n.21416

Licenziamento per giusta causa: legge 104 e assistenza parziale

È legittimo il licenziamento irrogato a tutti coloro che usufruiscono dei permessi retribuiti per assistere solo in via parziale il parente disabile, indipendentemente dalla percentuale di assistenza prestata, poiché verrebbe meno una risorsa all’interno del normale ciclo produttivo, che rende necessaria una differente organizzazione del lavoro all’interno dell’azienda.

Tribunale Bari, 30/04/2019

Dipendente che usufruisce di permessi legge 104 e va vacanza

Ai fini della determinazione della contestazione mossa al lavoratore e la valutazione – sotto il profilo oggettivo e soggettivo del comportamento del lavoratore stesso, al fine di stabilire se esso sia di entità tale da integrare giusta causa o giustificato motivo di recesso del datore di lavoro, integrano accertamenti di fatto riservati al giudice del merito e non incensurabili in sede di legittimità se sostenuti da adeguata e corretta motivazione.

(Nella specie, interpretando la contestazione formulata nella sua complessiva portata, che aveva oggetto la contestazione alla dipendente di aver usufruito di permessi legge 104 mentre i realtà si trovava in vacanza, i giudici del merito avevano sottolineato che la condotta addebitata fosse stata quella di essersi la dipendente arbitrariamente assentata per motivi non autorizzati e che tale comportamento non rientrasse tra le ipotesi previste dal c.c.n.l. di licenziamento con preavviso ovvero senza preavviso).

Cassazione civile sez. lav., 13/07/2018, n.18744

Frequentare l’università durante il permesso per assistere il disabile

In tema di esercizio dei diritto di cui all’art. 33, comma 3, legge n. 104 del 1992, la fruizione del permesso da parte dei dipendente deve porsi in nesso causale diretto con lo svolgimento di un’attività identificabile come prestazione di assistenza in favore del disabile per il quale il beneficio è riconosciuto, in quanto la tutela offerta dalla norma non ha funzione meramente compensativa o di ristoro delle energie impiegate dal dipendente per un’assistenza comunque prestata.

L’uso improprio del permesso può integrare, secondo le circostanze dei caso, una grave violazione intenzionale degli obblighi gravanti sul dipendente, idonea a giustificare anche la sanzione espulsiva.

Cassazione civile sez. lav., 13/09/2016, n.17968

Uso improprio dei permessi e licenziamento per giusta causa

In tema di fruizione dei permessi previsti dall’art. 33, comma 3, legge 104/1992, la concessione dei permessi comporta un disagio per il datore di lavoro, giustificabile solo a fronte di un’effettiva attività di assistenza.

Pertanto, l’uso improprio del permesso, anche soltanto per poche ore, costituisce un abuso del diritto, in forza del disvalore sociale alla stessa attribuibile, tale da determinare nel datore di lavoro la perdita della fiducia nei confronti del lavoratore e legittimare la sanzione del licenziamento per giusta causa.

Tribunale Bologna sez. lav., 20/07/2017, n.765

Uso fraudolento dei permessi di assistenza alle persone con handicap

L’utilizzazione dei permessi ai sensi della legge n. 104 del 1992 per scopi estranei a quelli presentati dal lavoratore costituisce comportamento oggettivamente grave, tale da determinare, nel datore di lavoro, la perdita di fiducia nei successivi adempimenti e idoneo a giustificare il recesso.

Cassazione civile sez. lav., 22/03/2016, n.5574

Uso dei permessi per soddisfare esigenze personali

Il comportamento tenuto dal lavoratore che usufruendo dei permessi ex l. n. 104 del 1992 attende ad attività diversa dall’assistenza al familiare disabile, implica un disvalore sociale giacché il lavoratore che usufruisce di permessi per l’assistenza a portatori di handicap per soddisfare proprie esigenze personali scarica il costo di tali esigenze sulla intera collettività, stante che i permessi sono retribuiti in via anticipata dal datore di lavoro, il quale poi viene sollevato dall’ente previdenziale del relativo onere anche ai fini contributivi e costringe il datore di lavoro ad organizzare ad ogni permesso diversamente il lavoro in azienda ed i propri compagni di lavoro che lo devono sostituire, ad una maggiore penosità della prestazione lavorativa; pertanto sussiste la giusta causa di licenziamento.

Cassazione civile sez. lav., 30/04/2015, n.8784

Ammissione del lavoratore

Essendo inconfutabile, per stessa ammissione del lavoratore, che il medesimo, nelle serate in cui aveva chiesto il permesso ex art. 33 L. n. 104/1992, era uscito per svago, deve ritenersi verificato un abuso del diritto potestativo allorché il diritto venga esercitato, come nella specie, non per l’assistenza al familiare, bensì per attendere ad altra attività.

La condotta del ricorrente si è posta, dunque, in contrasto con la finalità della norma su richiamata, e pertanto la sua connotazione di abuso del diritto è idonea a ledere irrimediabilmente il rapporto fiduciario, in forza del disvalore sociale alla stessa attribuibile ed è da qualificarsi come licenziamento per giustificato motivo soggettivo.

Tribunale Teramo sez. lav., 15/04/2015, n.392



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2 Commenti

  1. Un comportamento ritenuto illegittimo dalla Cassazione è quello secondo cui si può licenziare in tronco, per giusta causa, il dipendente che sfrutta i permessi 104 per riposarsi. Decisiva è stata la testimonianza degli investigatori appostatisi sotto le abitazioni dell’incolpato e della parente. E tale condotta, non c’è che dire, mina ai fondamenti del rapporto di lavoro basato sulla fiducia. Pesa il disvalore etico e sociale della condotta che compromette in modo irrimediabile il rapporto di fiducia con il datore. Il dipendente non può quindi usare i permessi per finalità diverse rispetto a quelle previste dalla legge. E se anche per i permessi retribuiti previsti dalla legge 104 non è necessario passare tutte le 24 ore con il familiare bisognoso, buona parte della giornata deve essere comune rivolta a tale scopo. Ultimo aspetto da non sottovalutare: per la Cassazione bastano anche due soli episodi per giustificare il licenziamento immediato. L’uomo aveva abusato dei permessi per ben due giorni, non muovendosi da casa fra le 6,30 e le 21, senza invece andare ad aiutare la zia anziana. Insomma, nei giorni di permesso 104 bisogna uscire di casa, ma non per divertirsi con gli amici. Chi non presta assistenza al disabile perde il posto.

  2. Il dipendente che prende il permesso 104 per assistere il familiare disabile viene comunque pagato. In particolare i permessi fruiti a giorni o a ore sono remunerati sulla base della retribuzione effettivamente corrisposta. E’ vergognoso che alcuni usino questi permessi per fare i comodi loro: shopping, palestra, parrucchiere, uscite di vario genere…

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