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Amministratore di condominio: arriva l’obbligo di formazione

9 Aprile 2014 | Autore:
Amministratore di condominio: arriva l’obbligo di formazione

Annunciato da una disposizione del Decreto Legge Destinazione Italia, sta per diventare obbligatoria la formazione professionale per poter svolgere l’incarico di amministratore condominiale. Vediamo in cosa consiste quest’obbligo e come assolverlo correttamente.

Una delle novità più attese introdotte dalla riforma del condominio riguarda l’obbligo di formazione specifica degli amministratori per svolgere l’incarico loro affidato dall’assemblea nonché quello successivo di aggiornamento professionale.

Il Governo, infatti, tramite il Decreto cosiddetto Destinazione Italia [1], aveva delegato all’introduzione di un apposito Decreto Ministeriale i requisiti degli enti deputati alla specifica formazione degli amministratori nonché i contenuti di quest’ultima (vedi l’articolo: “Casa e condominio: novità introdotte dal decreto destinazione Italia”).

Tale decreto è finalmente in dirittura d’arrivo e trapelano già le prime indiscrezioni circa i suoi contenuti.

Dal momento in cui entrerà in vigore il Decreto sopracitato chi vorrà esercitare la professione di amministratore di condominio dovrà aver frequentato un apposito corso di formazione, a meno che non stia già amministrando un condominio. Il corso avrà una durata minima di 60 ore se rivolto a chi deve iniziare la professione, di 12 se rivolto all’aggiornamento professionale.

Non vi sono sbarramenti per gli enti che vorranno candidarsi all’organizzazione e allo svolgimento dei suddetti corsi, non essendovi alcuna forma di esclusiva per le associazioni di categoria, mentre responsabili scientifici e singoli insegnanti dovranno possedere specifici requisiti, anche di onorabilità. In particolare, essi dovranno:

– godere dei diritti civili;

non essere stati condannati per delitti contro la pubblica amministrazione, l’amministrazione della giustizia, la fede pubblica, il patrimonio o per ogni altro delitto non colposo per il quale la legge commina la pena della reclusione non inferiore, nel minimo, a due anni e, nel massimo, a cinque anni;

non essere stati sottoposti a misure di prevenzione divenute definitive, salvo che non sia intervenuta la riabilitazione;

non essere interdetti o inabilitati.

Quanto ai requisiti “tecnici”, è previsto che i responsabili scientifici e gli insegnanti dei corsi siano docenti universitari o di scuola superiore di materie giuridiche, economiche, avvocati, magistrati o professionisti dell’area tecnica (anche in pensione). Per gli insegnanti, in alternativa, è richiesta anche solo la laurea (anche triennale) o l’iscrizione a un albo professionale.

A tutti è poi richiesta una competenza specifica in materia condominiale che va concretamente dimostrata, ad esempio mediante il precedente svolgimento di attività di amministrazione condominiale o la previa partecipazione a corsi specifici. I docenti in materie giuridiche, tecniche o economiche potranno poi dimostrare la competenza specifica altresì mediante la produzione di almeno due pubblicazioni in materia di diritto condominiale o di sicurezza degli edifici.

I corsi di formazione in amministrazione condominiale dovranno poi trattare le seguenti materie obbligatorie:

– amministrazione condominiale;

– sicurezza degli edifici (in particolare staticità, risparmio energetico, riscaldamento e condizionamento, impianti idrici, elettrici e ascensori, manutenzione delle parti comuni e prevenzione incendi);

– spazi comuni, regolamenti condominiali, ripartizione spese e tabelle millesimali;

– diritti reali;

– contratti (appalto e lavoro subordinato);

– tecniche di risoluzione dei conflitti;

– uso degli strumenti informatici.

Al di là di questi contenuti minimi, ciascun corso potrà comunque integrare la didattica con contenuti ulteriori purché funzionali alla completa formazione di un amministratore condominiale.


note

[1] D.L. n. 145/2013

Autore immagine: 123rf.com


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