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Scissione M5S: terremoto dopo le dimissioni del ministro Fioramonti

27 Dicembre 2019 | Autore:
Scissione M5S: terremoto dopo le dimissioni del ministro Fioramonti

Le dimissioni di Fioramonti preannunciano l’uscita dal Movimento e la nascita di un gruppo parlamentare autonomo. La spaccatura potrebbe avere altre ragioni oltre alla protesta per i pochi fondi assegnati alla scuola.

Fioramonti spacca il Movimento 5 Stelle: le sue dimissioni non si limitano ad abbandonare la carica di ministro dell’Istruzione per protesta contro l’insufficiente assegnazione di fondi alla scuola nella legge di Bilancio, ma rivelano altri motivi più profondi. Fioramonti sarebbe intenzionato a portare con sé, fuori dal Movimento, una pattuglia di deputati e senatori che dovrebbe dare vita a un gruppo autonomo, una forza di 8 o 10 parlamentari.

L’ala “di sinistra” dei pentastellati era da tempo insofferente verso la linea “moderata” del partito, quella ufficiale espressa dal leader politico Di Maio e, a livello di azione di governo, dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ma la cosa era reciproca, come dimostra il fatto che le dimissioni di Fioramonti fossero state anticipate allo stesso Conte con una lettera alcuni giorni prima di Natale e, dunque, prima che la manovra finanziaria ottenesse il varo definitivo.

Lo stesso Fioramonti nei “giorni caldi” del dibattito per apportare i correttivi alla legge di Bilancio 2020 non aveva nascosto il suo nervosismo per il fatto che i fondi stanziati per la scuola e la ricerca fossero insufficienti; avrebbe voluto almeno tre miliardi di euro, ma ne sono arrivati di meno, circa due, e gli obiettivi del dicastero da lui guidato sono stati sacrificati ad altre esigenze, ritenute più impellenti. Infine, a manovra approvata la delusione è esplosa, ma lo scoppio non finisce con le dimissioni.

Stando, infatti, a quanto si legge sulla stampa, ora Fioramonti sarebbe intenzionato a capeggiare un nuovo gruppo parlamentare, nel quale troverebbero voce altri delusi dal Movimento; sarebbe l’embrione di un soggetto politico che vorrebbe esprimere una linea più radicale e di stampo ambientalista. Da quanto trapela, non dovrebbe far mancare la fiducia al Governo, ma non si sa per quanto. Secondo quanto rivela stamattina il Sole 24 Ore, tra i deputati pronti a seguirlo ci sarebbero Angiola, Rospi, De Toma, Cataldi, Rossini, Aprile, Rachele Silvestri, Mariani e Lapia. Il nuovo gruppo potrebbe raccogliere anche alcuni parlamentari originariamente pentastellati, ma già usciti in precedenza dal M5S e transitati nel gruppo misto.

La tensione nel Movimento è evidente: ieri un ministro pentastellato, Fabiana Dadone, responsabile del dicastero dei rapporti con la Pubblica Amministrazione, ha accusato apertamente Fioramonti e non in un dibattito politico bensì in un post pubblico su Facebook, dove ha scritto: «Trovo stucchevole che chi professi coraggio agli elettori poi scappi dalle responsabilità politiche. Se hai coraggio, non scappi. Se condividi davvero una battaglia, non scappi, ma mangi sale quando devi e porti avanti un progetto (ammesso che lo si abbia mai realmente condiviso)».

La Dadone parla di «fuga dalle responsabilità» e di «scuse variopinte» a proposito delle dimissioni di Fioramonti, che lo stesso Di Maio – che fino ad oggi ha parlato solo attraverso i suoi portavoce – giudica «incomprensibili», mentre il premier Conte cerca di ricucire pensando al dopo e garantisce che nei prossimi giorni troverà un nuovo ministro per l’Istruzione, università e ricerca (si è già fatto avanti come candidato Nicola Morra, attuale presidente della Commissione antimafia). Del resto, un dicastero così importante non può rimanere senza guida e non era mai accaduto che il suo ministro si dimettesse all’improvviso durante il periodo di Natale.

Le spaccature presenti in queste ore nella maggioranza di governo trapelano anche dalle frecciate di Italia Viva («Se veramente ci si batte per avere più risorse per la scuola bisogna stare in Parlamento e non all’estero a presentare libri o a fare conferenze stampa») e del Pd che richiama l’immagine della precarietà delle foglie che cadono in autunno.

I maligni, intanto, serpeggiano nel trovare un altro motivo – non dichiarato- alla preannunciata uscita di Fioramonti dal Movimento 5 Stelle: i suoi rimborsi, dovuti in base allo statuto, sono fermi a più di un anno fa e l’ex ministro, stando a quanto dichiarano alla stampa fonti interne allo stesso M5S che preferiscono rimanere anonime, avrebbe accumulato oltre 70 mila euro di somme dovute a titolo di restituzioni delle quote di compensi parlamentari percepiti. E, secondo alcune indiscrezioni, non sarebbe l’unico pentastellato a trovarsi in questa situazione. Se fosse così, la fuga dal Movimento potrebbe riguardare parecchi esponenti che per vari motivi non sono in regola con il versamento delle somme.


note

Autore immagine: Corriere della Sera


1 Commento

  1. Sarebbe un bene liberarsi una volta per tutte di queste sardine, praticamente hanno distrutto il grande consenso che aveva raggiunto il M5S.
    In particolare bisogna liberarsi di Fico, che vada col PD o con LEU invece di passare tutto il tempo a rovinare il M5S.

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