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Diritto alle ferie: ultime sentenze

5 Gennaio 2020
Diritto alle ferie: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: maturazione del diritto alle ferie; diritto alle ferie annuali retribuite; organizzazione dell’orario di lavoro; beneficio di indennità finanziaria per le ferie non godute prima del decesso; monetizzazione delle ferie non godute per cause non imputabili al lavoratore.

Aspettativa di transito al servizio civile

Non si può negare al lavoratore malato che torna in servizio la fruizione delle ferie maturate, poiché la malattia non è propriamente una condizione esistenziale tale da consentire al lavoratore di fruire del riposo ristoratore e rilassante nonché delle attività ricreative e socializzanti che le ferie dovrebbero garantire. Viceversa, tale diritto può essere negato al militare inidoneo in aspettativa e in attesa di transito al servizio civile, poiché il periodo di aspettativa da transito, con la sua dotazione del “diritto al trattamento economico”, conserva la stessa qualità di opportunità e vantaggi che possono essere resi possibili dal godimento delle ferie.

Nel diritto al trattamento economico riconosciuto all’aspettativa da transito non è, pertanto, compreso il diritto alle ferie, né tampoco il diritto alla monetizzazione delle ferie non godute. L’art. 11, comma 4, del d.P.R. 11 settembre 2007, n. 171, ha precisato infatti che, in caso di transito del personale militare non idoneo al servizio nei ruoli civili, è possibile il pagamento delle ferie non godute solo quando, nell’Amministrazione di nuova destinazione, non è prevista la fruizione del congedo maturato e non fruito. Invero, proprio questa norma è utile per comprendere che i due periodi di servizio, quello da dipendente militare e quello da dipendente civile si ricongiungono tra loro, a tutti i fini, sicché le ferie maturate nel primo periodo da militare possono essere godute nel secondo, da dipendente civile. Ma ciò, evidentemente, non significa che anche durante l’aspettativa di transito maturi un diritto alle ferie.

T.A.R. Bari, (Puglia) sez. III, 15/07/2019, n.1019

Divieto di monetizzazione delle ferie

Il divieto di monetizzazione delle ferie di cui all’art. 5, comma 8, d.l. 6 luglio 2012 n. 95, convertito con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, l. 7 agosto 2012 n. 135, va interpretato nel senso che tale disciplina non pregiudica il diritto alle ferie ove prevede che non si possano corrispondere in nessun caso trattamenti economici sostitutivi, giacché correla il contestato divieto a fattispecie in cui la cessazione del rapporto di lavoro è riconducibile a una scelta o a un comportamento del lavoratore (dimissioni, risoluzione) o ad eventi (mobilità, pensionamento, raggiungimento dei limiti di età), che comunque consentono di pianificare per tempo la fruizione delle ferie e di attuare il necessario contemperamento delle scelte organizzative del datore di lavoro con le preferenze manifestate dal lavoratore in merito ai periodi di riposo; ciò al fine specifico di reprimere il ricorso incontrollato alla monetizzazione delle ferie non godute, contrastandone gli abusi, e a riaffermare la preminenza del godimento effettivo delle ferie, per incentivare una razionale programmazione del periodo feriale e favorire comportamenti virtuosi delle parti nel rapporto di lavoro.

T.A.R. Cagliari, (Sardegna) sez. II, 08/03/2019, n.211

Abusiva reiterazione dei contratti a termine per docenti di religione

Anche per i docenti di religione si applicano i medesimi principi dell’accertamento dell’illegittimo utilizzo del contratto a tempo determinato, per cui l’abusiva reiterazione dei contratti non può comportare la costituzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con il MIUR, ma il lavoratore che non è stato immesso in ruolo ha diritto al risarcimento del danno, ex art. 36, comma 5, d.lgs. 165/2001, con esonero dall’onere probatorio nella misura e nei limiti di cui all’art. 32, comma 5, legge 4 novembre 2010, n. 183, tenuto conto del numero non esiguo di contratti a tempo determinato reiterati nel tempo (nella specie: quattordici contratti, di cui gli ultimi dieci presso il medesimo istituto), della circostanza per la quale sono stati reiterati contratti che hanno consentito la copertura dell’intero anno scolastico (con il conseguente diritto alle ferie e alla maggiore anzianità), e del fatto che non è stato allegato e provato un ulteriore danno riferito a patimenti soggettivi connessi alle difficoltà di una stabile organizzazione di vita (nella specie: il risarcimento del danno liquidato è pari a n. 11 mensilità della retribuzione).

Tribunale Torino sez. lav., 18/12/2018, n.2307

Controversia lavoro e ferie

L’art. 7 della direttiva 2003/88/Ce del parlamento europeo e del consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro, e l’art. 31, par. 2, della carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea devono essere interpretati nel senso che ostano a una normativa nazionale, come quella discussa nel procedimento principale, in applicazione della quale, se il lavoratore non ha chiesto, nel corso del periodo di riferimento, di poter esercitare il suo diritto alle ferie annuali retribuite, detto lavoratore perde, al termine di tale periodo (automaticamente e senza previa verifica del fatto che egli sia stato effettivamente posto dal datore di lavoro, segnatamente con un’informazione adeguata da parte di quest’ultimo, in condizione di esercitare questo diritto), i giorni di ferie annuali retribuite maturati per tale periodo ai sensi delle suddette disposizioni e, correlativamente, il proprio diritto a un’indennità finanziaria per dette ferie annuali non godute in caso di cessazione del rapporto di lavoro; il giudice del rinvio è, a tale riguardo, tenuto a verificare, prendendo in considerazione il diritto interno nel suo complesso e applicando i metodi di interpretazione riconosciuti da quest’ultimo, se gli sia possibile pervenire a un’interpretazione di tale diritto che sia in grado di garantire la piena effettività del diritto dell’Unione.

Corte giustizia UE grande sezione, 06/11/2018, n.684

Ferie non godute prima del decesso

Gli artt. 7 Direttiva 2003/88/CE, concernente taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro, e 31 § 2 Carta di Nizza devono essere interpretati nel senso che ostano a una normativa nazionale, come quella discussa nei procedimenti principali, ai sensi della quale, in caso di cessazione del rapporto di lavoro a causa del decesso del lavoratore, il diritto alle ferie annuali retribuite maturate ai sensi di tali disposizioni e non godute dal lavoratore prima del suo decesso si estingue, senza poter far sorgere un diritto a un’indennità finanziaria per dette ferie che sia trasmissibile agli aventi causa del lavoratore in via successoria.

Nel caso in cui sia impossibile interpretare una normativa nazionale come quella discussa nei procedimenti principali in modo da garantirne la conformità a dette norme dell’UE, il giudice nazionale, investito di una controversia tra il successore di un lavoratore deceduto e l’ex datore di lavoro di detto lavoratore, deve disapplicare tale normativa nazionale e assicurarsi che al menzionato successore venga concesso, a carico del suddetto datore di lavoro, il beneficio di un’indennità finanziaria per le ferie annuali retribuite maturate ai sensi delle citate disposizioni e non godute da tale lavoratore prima del suo decesso. Questo obbligo vige sia se il datore è un privato sia se è un’autorità pubblica.

Corte giustizia UE grande sezione, 06/11/2018, n.569

Indennità del giudice di pace e periodo feriale

Non sussiste per i Giudici di Pace un diritto alle ferie, bensì una mera sospensione dalle loro funzioni, quindi, limitatamente al periodo feriale, l’indennità ex art. 11, comma 3, della L. 21 novembre 1991, n. 374, deve essere corrisposta soltanto per i giorni in cui il Giudice di Pace è immediatamente reperibile perché in servizio nel turno tabellare: con essa di tende a valorizzare il fatto di essere a disposizione e in condizione di immediata reperibilità.

Tribunale Milano sez. I, 21/08/2018, n.8732

Reintegra: le retribuzioni spettanti al lavoratore e le ferie non godute

In tema di licenziamento illegittimo, l’attribuzione al lavoratore delle retribuzioni non percepite dalla data di intimazione del licenziamento a quella di effettiva reintegrazione nel posto di lavoro non comprende l’indennità sostitutiva delle ferie non godute attesa la natura risarcitoria e non retributiva, l’indennità di mensa, non avente natura retributiva in quanto servizio sociale dell’impresa predisposto nei confronti della generalità dei lavoratori, salvo diversa qualificazione contrattuale collettiva, né i permessi per riduzione mensile dell’orario di lavoro (r.o.l.), nel periodo di sospensione verificatosi a seguito del licenziamento illegittimo, posto che la sospensione del rapporto sia pur per fatto illegittimo del datore di lavoro, facendo venire meno la prestazione lavorativa, esclude l’esigenza di recupero delle energie psicofisiche che il diritto alle ferie è inteso a soddisfare.

Tribunale Trani sez. lav., 28/06/2018, n.1360

Compenso sostitutivo delle ferie non godute dal pubblico dipendente

Il diritto al compenso sostitutivo delle ferie non godute dal pubblico dipendente, anche in mancanza di una norma espressa che preveda la relativa indennità, discende direttamente dallo stesso mancato godimento delle ferie, in armonia con l’art. 36 Cost., quando sia certo che tale vicenda non sia stata determinata dalla volontà del lavoratore e non sia a lui comunque imputabile, e dunque anche in caso di cessazione dal servizio per infermità; ciò in quanto il carattere indisponibile del diritto alle ferie non esclude l’obbligo della stessa Amministrazione di corrispondere il predetto compenso per le prestazioni effettivamente rese, non essendo logico far discendere da una violazione imputabile all’Amministrazione il venir meno del diritto all’equivalente pecuniario della prestazione effettuata; analoga conclusione deve trarsi ove le ferie non siano state fruite per cessazione dal servizio per infermità.

Consiglio di Stato sez. IV, 13/03/2018, n.1580

Ferie maturate e non godute e diritto all’indennità sostitutiva

Dal mancato godimento delle ferie deriva – una volta divenuto impossibile per l’imprenditore, anche senza sua colpa, adempiere l’obbligazione di consentire la loro fruizione – il diritto del lavoratore al pagamento dell’indennità sostitutiva, che ha natura retributiva, in quanto rappresenta la corresponsione, a norma degli artt. 1463 e 2037 c.c., del valore di prestazioni non dovute e non restituibili in forma specifica; l’assenza di un’espressa previsione contrattuale non esclude l’esistenza del diritto a detta indennità sostitutiva, che peraltro non sussiste se il datore di lavoro dimostra di avere offerto un adeguato tempo per il godimento delle ferie, di cui il lavoratore non abbia usufruito,venendo ad incorrere, così, nella “mora del creditore”.

Lo stesso diritto, costituendo un riflesso contrattuale del diritto alle ferie, non può essere condizionato, nella sua esistenza, alle esigenze aziendali.

Cassazione civile sez. lav., 01/02/2018, n.2496

Diritto alla retribuzione e fruizione delle ferie

L’art. 7 Direttiva 2003/88/CE, concernente taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro, e il diritto a un ricorso effettivo, sancito all’art. 47 Carta di Nizza, devono essere interpretati nel senso che, nel caso di una controversia tra un lavoratore e un datore di lavoro in merito alla questione se il lavoratore abbia diritto alle ferie annuali retribuite ai sensi ai sensi del primo di tali articoli, ostano a che il lavoratore debba anzitutto beneficiare delle ferie prima di poter stabilire se ha diritto a essere retribuito per tali ferie.

Corte giustizia UE sez. V, 29/11/2017, n.214

Legge 104/92 e giorni di ferie maturati dal lavoratore

I permessi di cui all’art. 33, comma 3, della l. n. 104 del 1992 (nella specie accordati per l’assistenza a genitore portatore di handicap), fondati sulla tutela dei disabili prevista dalla normativa interna (artt. 2, 3 e 38 Cost.) ed internazionale (direttiva n. 2000/78/CE e Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata e resa esecutiva con l. n. 18 del 2009), concorrono alla determinazione dei giorni di ferie maturati dal lavoratore che ne ha beneficiato, in quanto il diritto alle ferie, assicurato dall’art. 36 Cost., garantisce il ristoro delle energie a fronte della prestazione lavorativa svolta e ciò si rende necessario anche in caso di assistenza ad un invalido, che comporta un aggravio in termini di dispendio di energie fisiche e psichiche.

Cassazione civile sez. lav., 07/06/2017, n.14187

Interpretazione del divieto di monetizzazione delle ferie

Il divieto di monetizzazione delle ferie di cui all’art. 5, comma 8, d.l. 6 luglio 2012 n. 95, conv., con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, l. 7 agosto 2012 n. 135, va interpretato nel senso che tale disciplina non pregiudica il diritto alle ferie ove prevede che non si possano corrispondere in nessun caso trattamenti economici sostitutivi, giacché correla il contestato divieto a fattispecie in cui la cessazione del rapporto di lavoro è riconducibile a una scelta o a un comportamento del lavoratore (dimissioni, risoluzione) o ad eventi (mobilità, pensionamento, raggiungimento dei limiti di età), che comunque consentono di pianificare per tempo la fruizione delle ferie e di attuare il necessario contemperamento delle scelte organizzative del datore di lavoro con le preferenze manifestate dal lavoratore in merito ai periodi di riposo, sicché la norma in parola va interpretata come diretta a reprimere il ricorso incontrollato alla monetizzazione delle ferie non godute, contrastandone gli abusi, e a riaffermare la preminenza del godimento effettivo delle ferie, per incentivare una razionale programmazione del periodo feriale e favorire comportamenti virtuosi delle parti nel rapporto di lavoro, senza arrecare pregiudizio al lavoratore incolpevole.

(Nella fattispecie, ad avviso del Collegio, le ferie residue del 2013 di cui il ricorrente chiedeva la monetizzazione non rientravano nell’ipotesi di deroga di cui alla Circolare richiamata dal ricorrente, in quanto esse si riferivano ai soli casi in cui la fruizione fosse stata impedita dalla anomala e non prevedibile conclusione del rapporto e tale circostanza non ricorreva nel caso di specie, nel quale il ricorrente era stato collocato prima in aspettativa ex art. 12, comma 3, d.P.R. n. 170 del 2007, poi riammesso in servizio ed, infine collocato in quiescenza, senza che risultasse una denegata richiesta di ferie nel 2013 o nel 2014).

T.A.R. Parma, (Emilia-Romagna) sez. I, 17/01/2017, n.14

Diritto del lavoratore di beneficiare di una indennità 

Alla monetizzazione del diritto alle ferie non godute per cause non imputabili al lavoratore non osta l’art. 5, comma 8, del decreto legge n. 95/2012 (sulla cosiddetta spending review), non interpretabile nel senso di disconoscere il diritto del lavoratore di beneficiare di una indennità se egli incolpevolmente non abbia potuto fruire delle ferie.

T.A.R. Firenze, (Toscana) sez. I, 14/10/2016, n.1455



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2 Commenti

  1. Per i lavoratori con contratto part time orizzontale, le ferie maturano allo stesso modo dei lavoratori a tempo pieno: l’unica differenza consiste nel fatto che, ad ogni giornata di ferie, corrisponde un minor numero di ore. Il calcolo delle ferie spettanti è differente per chi ha un contratto part time verticale o misto: in questo caso, bisogna aver riguardo alle disposizioni previste negli accordi collettivi applicati; generalmente, si procede a una riduzione delle giornate di ferie spettanti mediante proporzione, rispetto a chi presta servizio in tutte le giornate lavorative.

  2. Ho trovato interessante questa pronuncia della Cassazione… L’indennità sostitutiva delle ferie non fruite ha natura mista, avendo non solo carattere risarcitorio, in quanto volta a compensare il danno derivante dalla perdita di un bene determinato (il riposo, con recupero delle energie psicofisiche, la possibilità di meglio dedicarsi a relazioni familiari e sociali), ma anche retributivo, in quanto è connessa al sinallagma contrattuale e costituisce il corrispettivo dell’attività lavorativa resa in periodo che, pur essendo di per sé retribuito, avrebbe dovuto essere non lavorato, in quanto destinato al godimento delle ferie annuali: ai fini della verifica della prescrizione è necessario che il diritto che l’indennità in esame tende a soddisfare possa essere esercitato in maniera ampia, per cui non può che considerarsi prevalente, a tale scopo, la natura risarcitoria della stessa, per la quale è prevista la durata ordinaria decennale della prescrizione.

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