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Conto corrente non movimentato

27 Dicembre 2019
Conto corrente non movimentato

Conti dormienti: cosa sono e quando vanno chiusi d’ufficio? Cosa succede a chi non fa versamenti o non riceve bonifici sul conto corrente?

Hai un conto corrente che non movimenti ormai da diversi anni. Te n’eri quasi dimenticato. In tutto questo tempo, non hai fatto né prelievi, né versamenti, né hai ricevuto bonifici. In realtà, avevi lasciato pochi soldi in banca, ragion per cui non hai ritenuto opportuno curarti di tale rapporto. Quando, però, ti sei recato allo sportello per richiedere l’estratto conto, ti sei accorto che, in tutto questo tempo, sono maturati spese, costi vivi (per imposta di bollo) e altre commissioni che hanno portato il saldo in negativo. Su quest’ultimo sono poi scattati gli interessi passivi che hanno incrementato l’esposizione debitoria nei confronti della banca. Ora, hai un debito che non avevi considerato e vorresti sottrarti al pagamento. Perché la filiale non ti ha informato di tutto ciò? Perché non ti è stata inviata una lettera con cui ti si comunicava del saldo passivo del conto, cosa che ti avrebbe portato quantomeno a chiuderlo? In sintesi, in caso di un conto corrente non movimentato quali sono i diritti e i doveri del correntista? Cerchiamo di capirlo alla luce di quella che è la normativa sul punto e della giurisprudenza formatasi sino ad oggi su questo comune problema.

Conto corrente non movimentato e normativa sui conti dormienti

Quando si parla di «conti correnti non movimentati» ci si riferisce ai c/c su cui non risultino eseguiti accrediti o addebiti per un certo periodo di tempo (vedremo a breve qual è il termine preso in considerazione dal legislatore). Quindi, un conto corrente non movimentato è un conto non utilizzato da molto tempo, su cui cioè non sono affluiti bonifici o versamenti di contanti allo sportello, accrediti da parte di terzi con giroconti o addebiti per pagamenti (ad esempio, Rid o domiciliazione bancaria di bollette). Insomma, un conto corrente non movimentato è un conto corrente ormai inattivo, “dimenticato”.

Il termine tecnico usato dalla legge per definire un conto corrente non movimentato è «conto dormiente». La normativa che regolamenta i conti dormienti è il D.P.R. 22 giugno 2007, n. 116 [1]. Ai sensi di tale disciplina, si considera «dormiente» il deposito di somme di denaro (conti correnti, libretti, titoli, ecc.), per il quale: 

  • non sia stata effettuata alcuna operazione o movimentazione, per un periodo di tempo di dieci anni; 
  • e il cui saldo sia superiore a 100 euro. 

Per evitare che sul conto possano così lievitare i bolli annuali e le spese di gestione – difficilmente estinguibili dopo molto tempo – la norma stabilisce l’obbligo per la banca, in presenza di un conto dormiente, di estinguere il rapporto e depositare le somme ivi accreditate in un apposito fondo. Ciò però non prima dell’invio, al correntista, di un avviso tramite raccomandata a.r.. Grazie a questa comunicazione, l’intestatario ha anche la possibilità di ricordarsi dell’esistenza del conto corrente non movimentato.

Prima di 10 anni, quindi, la banca non ha alcun obbligo nei confronti del proprio cliente, ma è diritto di quest’ultimo, nonostante l’eventuale saldo passivo, chiedere l’immediata chiusura del rapporto affinché sullo stesso non maturino altri addebiti. Chiaramente, la chiusura non implica la cancellazione del debito nel frattempo contratto con la banca e risultante dal saldo passivo.

Sospensione degli addebiti sul conto corrente non movimentato

Oltre al Dpr 116/2007, esiste una circolare dell’Abi del 25.02.2005 che stabilisce il blocco degli interessi e delle spese su: 

  • conti aventi un saldo inferiore a 258,23 euro; 
  • e non movimentati da oltre 1 anno. 

In buona sostanza, in presenza di tali due condizioni, la banca non può più addebitare costi di gestione (resta fermo l’addebito dell’imposta di bollo che è dovuto per legge, trattandosi di una imposta dello Stato). 

Con tale previsione si vuol evitare che il conto dimenticato dal suo titolare possa generare costi e spese, costituendo per lui un improvviso carico a cui non riuscirebbe a far fronte. Si tenga peraltro conto che, se è vero che il conto non è movimentato, è anche vero che la banca non svolge alcun servizio per cui non ha ragione di addebitare commissioni di gestione.

In questo caso, però, la banca non ha alcun obbligo informativo nei confronti del cliente, non deve cioè inviargli alcuna raccomandata (invece obbligatoria nel caso sopra illustrato dei conti dormienti).

È vero: la previsione del congelamento degli interessi e delle spese non è prevista in una legge, ma in protocollo d’intesa tra ABI ed associazioni dei consumatori, siglato nel 2005 (contenuto nella Circolare ABI LG/000906 Roma, 25 febbraio 2005) contenente le condizioni generali sui conti correnti. Questo porterebbe a ritenere che esso non possa costituire un diritto soggettivo invocabile in tribunale, in caso di contenzioso con l’istituto di credito. E, invece, non è fortunatamente così. Secondo, infatti, una decisione dell’Abf, l’Arbitrio Bancario e Finanziario [2], tale disposizione può comunque essere considerata quale fonte interpretativa per gli obblighi di «buona fede» nell’esecuzione del contratto posti a carico delle parti dal Codice civile. Quindi, resta ugualmente obbligatorio per la banca – anche se non previsto in alcuna legge – congelare l’addebito di costi di gestione dei conti correnti non movimentati. 


note

[1] Emanato in attuazione dell’art. 1, comma 345, della L. 23 dicembre 2005, n. 266.

[2] ABF Roma, sent. del 10.09.2013.

ABF Decisione N. 4634 del 10 settembre 2013 

IL COLLEGIO DI ROMA

Presidente

composto dai signori:

Avv. Bruno De Carolis

Prof. Avv. Pietro Sirena Dott.ssa Claudia Rossi Avv. Michele Maccarone

Prof.ssa Avv. Maddalena Rabitti

nella seduta del 11/07/2013, dopo aver esaminato

 il ricorso e la documentazione allegata;

  le controdeduzioni dell’intermediario e la relativa documentazione;   la relazione istruttoria della Segreteria tecnica,

Fatto

La controversia attiene alle spese e competenze addebitate su un conto corrente non movimentato da oltre dodici mesi avente saldo inferiore a 500.000 lire.

Il 7.12.2012 la banca convenuta segnalava al ricorrente lo sconfinamento, per un importo di € 35,62, del conto corrente. Il cliente sporgeva immediatamente reclamo sottolineando che l’ultima operazione disposta di propria iniziativa risaliva al 30.5.2007 e che al 31.12.2009 il saldo del conto era sceso al disotto del limite di 500.000 lire. Sosteneva pertanto che a partire da tale data la banca avrebbe dovuto cessare di contabilizzare sul conto ogni sorta di spese o interessi in virtù della legge n. 154 del 1992 e pretendeva lo storno di tutti i movimenti per interessi (attivi e passivi) e spese contabilizzati sul proprio conto a decorrere dal 1.1.2010, che avrebbero comportato il riaccredito -alla data del 8.12.2012- di un controvalore netto di 207,65 euro.

Il 16.1.2013 la banca convenuta rifiutava la richiesta riferendo che in due occasioni –il 20.5.2011 e il 12.9.2012 – essa stessa aveva effettuato due movimenti connessi ad operazioni societarie su titoli azionari detenuti dal cliente in portafoglio (per un controvalore rispettivamente pari a 0,20 e 1,17 euro). Sicché la banca assumeva che il conto fosse rimasto sempre attivo e correttamente movimentato con i periodici addebiti (ed accrediti) degli interessi e delle spese.

Il cliente, insoddisfatto della risposta, ha rinnovato la propria richiesta con il presente ricorso del 1.2.2013.

Nelle controdeduzioni presentate all’ABF il 18.3.2013 l’intermediario convenuto chiede che il ricorso venga respinto ribadendo le argomentazioni già esposte nella precedente nota del 16.1.2013. La banca sostiene altresì che la legge 154 del 17.2.1992, invocata dal ricorrente, non sarebbe pertinente alla fattispecie.

Il ricorrente replica ribadendo che le movimentazioni citate dalla banca non sono avvenute di sua iniziativa e richiama puntualmente il contenuto del protocollo d’intesa siglato tra l’Associazione bancaria italiana e le Associazioni dei consumatori –contenuto nella Circolare ABI LG/000906 Roma, 25 febbraio 2005- con particolare riguardo all’art. 10, delle Condizioni generali ABI sul rapporto banca-cliente, Sez. I, “Conto Corrente bancario – conto non movimentato”, laddove è stabilito:

“1. Qualora il conto non abbia avuto movimenti da oltre un anno e presenti un saldo creditore non superiore ad euro 258,22, la banca cessa di corrispondere gli interessi, di addebitare spese di gestione del conto corrente e di inviare l’estratto conto.

2. Ai fini del comma precedente non si considerano movimenti, ancorché compiuti nel corso dell’anno ivi previsto, né le disposizioni impartite da terzi, né le operazioni che la Banca effettua d’iniziativa (quali, ad esempio, l’accredito di interessi ed il recupero di spese) ovvero in forza di prescrizioni di legge o amministrative”.

Diritto

Il ricorso è fondato nei termini di seguito indicati.

Risulta pacifico e incontestato tra le parti che il saldo del conto del ricorrente fosse sceso al 31.12.2009 ad € 257,16 e che ogni ulteriore movimentazione del conto sia avvenuta per esclusiva iniziativa della banca o di terzi.

 Quanto al quadro normativo in materia si osserva che la L. 154 del 17 febbraio 1992, recante “Norme per la trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari”, invocata dal ricorrente, non era più in vigore nel periodo al quale si riferiscono i fatti di causa, in quanto a suo tempo confluita nel Testo unico bancario (D. Lgs n. 385/1993). La legge vigente non dispone, contrariamente a quanto apparentemente assunto dal ricorrente, il blocco degli interessi e delle spese sui conti aventi un saldo inferiore alle cinquecentomila lire e non movimentati da oltre un anno. Tale previsione è viceversa contemplata nel protocollo d’intesa tra ABI ed associazioni dei consumatori, siglato nel 2005, e correttamente citato dal ricorrente, contenente le condizioni generali sui conti correnti, che, ad avviso di questo Collegio, può essere considerato quale fonte interpretativa per gli obblighi di buona fede nell’esecuzione del contratto (art. 1375 cod. civ.) posti a carico delle parti (cfr. decisioni ABF nn. 2708/2011, 108/2012 e 4276/2012.

Nella fattispecie all’esame del Collegio risulta dalle evidenze in atti che le due operazioni contestate dall’intermediario -e che, a suo dire, rientrerebbero nell’ordinaria operatività del conto corrente il quale non potrebbe, secondo tale orientamento, essere considerato inattivo- recano la descrizione “Compravendita titoli”. La prima operazione è del 16.5.2011 per un importo di euro 0,20; la seconda operazione è del 12.9.2012 per un importo di euro 1,17. A fronte delle suddette operazioni, la banca ha inviato al cliente in modo “standardizzato” messaggi di posta elettronica con cui veniva comunicata l’effettuazione dell’operazione e la data di efficacia. Dalla documentazione emerge chiaramente che le due annotazioni contabili si riferiscono ad operazioni di “Raggruppamento di azioni” avvenute automaticamente, senza una specifica pregressa richiesta o “attività” da parte del cliente. Sicché le suddette operazioni contestate hanno caratteristiche tali da non consentire di per sé, a norma del citato protocollo

Va in particolare osservato che il citato protocollo esclude dal novero dei

“movimenti” atti a qualificare come “attivo” il rapporto con il cliente le disposizioni

impartite da terzi o le operazioni effettuate dalla banca d’iniziativa: operazioni,

queste, che potrebbero definirsi “automatiche” in quanto esulano da una utilizzazione “attiva” del conto da parte del correntista, il quale manifesterebbe nei fatti un ininterrotto e prolungato (almeno un anno) disinteresse verso l’attività compiuta sul proprio conto.

Decisione N. 4634 del 10 settembre 2013

 Pag. 4/5

 d’intesa, di considerare all’epoca attivo il rapporto intercorso tra l’intermediario e il ricorrente.

Avuto presente che dalla documentazione in atti non risulta siano intervenute altre movimentazioni ad esclusione di quelle disposte di iniziativa della banca per la contabilizzazione di interessi o spese, la richiesta avanzata dal ricorrente di storno delle movimentazioni disposte di iniziativa della banca a partire dal 1.1.2010, data alla quale il saldo del conto era sceso al disotto di € 258,22 appare a questo Collegio del tutto legittima.

La banca dovrà pertanto rideterminare il saldo del conto del cliente stornando gli interessi e le spese contabilizzate a partire dal 1.1.2010.

P.Q.M.

Il Collegio accoglie il ricorso Ai sensi di cui in motivazione. Dispone, inoltre, ai sensi della vigente normativa, che l’intermediario corrisponda alla Banca d’Italia la somma di Euro 200,00 (duecento/00) quale contributo alle spese della procedura e al ricorrente quella di Euro 20,000 quale contributo spese di procedura. 

IL PRESIDENTE


ABF Decisione N. 6238 del 07 luglio 2016

IL COLLEGIO

 composto dai signori:

(NA) CARRIERO

(NA) GIUSTI

(NA) SANTAGATA DE CASTRO (NA) CAPOBIANCO

(NA) BARTOLOMUCCI

COLLEGIO DI NAPOLI

Presidente

Membro designato dalla Banca d’Italia

Membro designato dalla Banca d’Italia

Membro designato da Associazione rappresentativa degli intermediari

Membro designato da Associazione rappresentativa dei clienti

Relatore SANTAGATA DE CASTRO RENATO Nella seduta del 22/06/2016 dopo aver esaminato:

– il ricorso e la documentazione allegata

– le controdeduzioni dell’intermediario e la relativa documentazione

– la relazione della Segreteria tecnica

FATTO

Il ricorrente, titolare di un conto corrente aperto nel 2002, lamenta che, nonostante che il conto non fosse stato mai movimentato, la banca non lo aveva chiuso “d’ufficio” e aveva continuato ad addebitargli spese di tenuta conto; si duole in particolare che, nel maggio 2013, riceveva una raccomandata della banca resistente che comunicava che il conto presentava un saldo debitore di euro 1.525,00, chiedendone il pagamento, cui il ricorrente rispondeva con una richiesta di immediata chiusura del conto e di “congelamento” dei costi; richiesta successivamente reiterata nel 2015.

Riscontrato negativamente il reclamo, l’istante ha adito l’ABF, chiedendo di ordinare all’intermediario convenuto la chiusura del conto corrente nonché il “congelamento di ogni illegittimo addebito di spese” oltre ad un “indennizzo per disagi e spese sostenute per il ricorso”, lamentando altresì di aver subito “non pochi disagi” per non aver potuto avere finanziamenti da altri intermediari; il ricorrente richiama, a sostegno delle proprie ragioni, la l. 116/2007 che disciplina i rapporti “dormienti” e la Circolare ABI 25.2.2005, che prevede che la banca deve cessare di addebitare le spese di tenuta conto se il rapporto presenta

 un saldo creditore inferiore ad euro 258,22 e non è movimentato da oltre un anno e si appella, inoltre, al dovere di correttezza e buona fede degli intermediari.

Costituitosi ritualmente, l’intermediario ha chiesto al Collegio il rigetto del ricorso in quanto infondato, rappresentando e documentando: 1) di essere subentrato nel 2007, a seguito di cessione di ramo di azienda, nel conto corrente dell’istante che già presentava un saldo debitore di euro 309,72; 2) l’avvenuta comunicazione della cessione al ricorrente (allegata in copia); 3) l’avvenuta estinzione e riapertura del rapporto nel 2012, a seguito di una riorganizzazione aziendale: circostanze di cui il ricorrente era stato debitamente informato con apposita comunicazione della banca (di cui allega copia); 4) la richiesta del cliente, del giugno 2013, di chiusura conto corrente, successiva a sollecito della banca di pagare il saldo debitore. Ciò posto, l’intermediario non ritiene di essere tenuto a chiudere “d’ufficio” il conto corrente, stante l’insussistenza delle condizioni per la sua classificazione come rapporto “dormiente” (conti non movimentati da oltre 10 anni e con saldo positivo superiore a 100 euro) dato che al momento della cessione presentava saldo negativo e dalla data della cessione ad oggi il periodo di mancata movimentazione sarebbe inferiore a dieci anni. Secondo la banca, non ci sarebbero neanche le condizioni per il “congelamento” del conto previsto dalla circolare ABI richiamata dal ricorrente, mancando il requisito del saldo creditore inferiore a euro 258,58. In ogni caso, l’intermediario si rende disponibile a chiudere il conto corrente, chiedendo il pagamento del saldo debitore esistente a giugno 2013, senza oneri per il periodo successivo, non ritenendo però che al ricorrente spetti un indennizzo per presunti “disagi” dei quali non ha allegato alcuna documentazione.

DIRITTO

Oggetto della controversia è la legittimità degli addebiti di spese di tenuta conto su di un conto corrente asseritamente mai movimentato ed il dovere della banca di chiudere “d’ufficio” il conto.

La sua soluzione richiede la duplice verifica circa la classificazione del rapporto come “dormiente”, nonché l’applicazione della disposizione della Circolare ABI 25.2.2005, che prevede il “congelamento” dei costi dei conti correnti non movimentati.

Il Collegio ricorda che, ai sensi del D.P.R. 22 giugno 2007, n. 116, emanato in attuazione dell’art. 1, comma 345, della L. 23 dicembre 2005, n. 266, sono “dormienti” i depositi di somme di denaro (conti correnti, libretti, titoli, ecc.), per i quali non sia stata effettuata alcuna operazione o movimentazione, per un periodo di tempo di dieci anni ed il cui saldo sia superiore a cento euro. In tali casi, il titolare dei depositi viene avvisato con lettera raccomandata A/R dall’intermediario e, se non si attiva effettuando almeno un’operazione o movimentazione entro il termine di 180 giorni dalla data della ricezione della stessa, il rapporto verrà estinto e le somme ed i valori relativi a ciascun rapporto verranno devoluti in un apposito fondo.

Ebbene, nel caso di specie, non risultano agli atti documenti idonei a provare che il conto non è stato movimentato da oltre dieci anni; infatti, la banca fa partire le sue considerazioni dall’anno in cui è subentrata nel rapporto (2007), mentre il ricorrente – sul quale gravava l’onere di fornire la prova della mancanza della causa debendi ai sensi dell’art. 2697 c.c. – allega soltanto gli estratti conto relativi al periodo successivo alla richiesta di chiusura (30.6.2013; 30.9.2013; 31.3.2014; 30.6.2014; 30.9.2014).

Quanto all’applicazione delle previsioni del Protocollo d’intesa ABI di cui alla Circolare ABI 25.2.2005 (contenente le condizioni generali dei contratti di conto corrente), per la quale gli intermediari devono procedere al “congelamento” dei costi dei conti correnti non movimentati da oltre un anno se hanno un saldo creditore non superiore a euro 258,22, tale richiesta – i cui presupposti non sono comunque provati dal ricorrente, mancando

 copia del contratto agli atti – resta assorbita, a parere del Collegio, dalla disponibilità manifestata dall’intermediario resistente a chiudere il conto corrente “a far data dal giugno 2013 senza oneri a suo carico da tale periodo”, pretendendo però il pagamento del saldo negativo esistente alla data di chiusura del conto che, alla data delle controdeduzioni, sarebbe pari ad euro 2.806,26.

In considerazione di quanto precede, difettano i presupposti per l’accoglimento delle domande del ricorrente e resta pertanto assorbita l’ulteriore richiesta dell’istante di indennizzo a fronte di presunti disagi patiti per effetto del comportamento dell’intermediario, di cui per giunta l’istante non ha offerto alcuna prova.

Il Collegio non accoglie il ricorso.

P.Q.M.

Decisione N. 6238 del 07 luglio 2016

IL PRESIDENTE


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