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Licenziamento sciopero: ultime sentenze

4 Gennaio 2020
Licenziamento sciopero: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: esercizio del diritto di sciopero; nullità del licenziamento; ordine di reintegra del lavoratore; sciopero di protesta per il mancato pagamento della retribuzione.

Nullità del licenziamento

Stante l’illegittimità della delibera di esclusione del socio lavoratore di cooperativa dalla società (fondata sulla contestata interruzione del servizio, invero consistita nell’esercizio del diritto di sciopero) va dichiarata la nullità del licenziamento conseguentemente intimato in quanto fondato su motivo illecito, con relativo ordine di reintegra del lavoratore.

Tribunale Milano Sez. spec. Impresa, 01/04/2014

Licenziamento in tronco

In materia di licenziamento in tronco, possono considerarsi decisivi solo i fatti la cui (differente) considerazione avrebbe comportato con certezza una decisione diversa: una durata del fatto maggiorata di pochi minuti non è sicuramente idonea a determinare una valutazione diversa in ordine alla gravità della condotta censurata.

(Nella specie, la Corte ha ritenuto esente da censure la sentenza della Corte territoriale, la quale aveva accertato che il permanere di tre operai 5-6 minuti in più rispetto agli altri aderenti allo sciopero nella zona di passaggio dei carrelli, non solo non era premeditato, ma non era stato neanche determinato dalla volontà diretta deliberatamente a bloccare la produzione, essendo stato cagionato dalla discussione sviluppatasi tra i superiori ed gli stessi).

Cassazione civile sez. lav., 31/07/2013, n.18368

Condotta antisindacale: quando si configura?

Configura condotta antisindacale il licenziamento di tre lavoratori, due delegati e uno iscritto alla Fiom-Cgil, in quanto irrogato a causa del ruolo da questi svolto in azienda durante uno sciopero.

Corte appello Potenza, 23/03/2012

Quando non si configura la condotta antisindacale?

Non costituisce condotta antisindacale il licenziamento di tre lavoratori – delegati sindacali – per fatti accaduti nel corso di uno sciopero poiché i comportamenti tenuti da tali soggetti non sono riconducibili all’esercizio del diritto di sciopero. Infatti il diritto di sciopero soggiace al “limite esterno” costituito dalla impossibilità di concretizzarsi in atti diretti contro l’organizzazione aziendale in modo da impedirne il funzionamento o da comprometterne gravemente la stessa produttività o tali, comunque, da ledere diritti costituzionali garantiti in modo assoluto, quale quello alla vita, all’incolumità personale e al libero esercizio dell’impresa.

Non rientra nell’esercizio del diritto di sciopero, in particolare, la condotta di chi non si limiti ad una attività di persuasione degli altri dipendenti per indurli a scioperare, ma ponga in essere concreti atti nei confronti del personale non aderente all’agitazione o interventi materiali sugli impianti per impedire il funzionamento dell’organizzazione aziendale.

Tribunale Melfi, 15/07/2011

Licenziamento per giusta causa

In tema di licenziamento per giusta causa, la mancanza del lavoratore deve essere tanto grave da giustificare l’irrogazione della sanzione espulsiva e, pertanto, il comportamento del prestatore va valutato non solo nel suo contenuto oggettivo – con riguardo alla natura e alla qualità del rapporto, al vincolo che esso comporta e al grado di affidamento richiesto dalle mansioni espletate – ma anche nella sua portata soggettiva, con riferimento alle particolari circostanze e condizioni in cui è stato posto in essere, ai modi, agli effetti e all’intensità dell’elemento psicologico dell’agente.

Ne consegue che la condotta del lavoratore, il quale, in occasione di uno sciopero, abbia cercato di impedire l’accesso ai locali dell’azienda da parte di un altro lavoratore, strattonandolo e facendolo arretrare, senza, tuttavia, giungere al compimento di atti di violenza fisica o di percosse, pur costituendo un illecito non integra i requisiti di gravità idonei a ledere irrimediabilmente il vincolo fiduciario sotteso al rapporto di lavoro e a giustificare l’irrogazione della massima sanzione, tanto più ove rilevi, sotto il profilo intenzionale, lo stato di elevata tensione delle relazioni sindacali al momento dei fatti, nonché, quanto all’apparato sanzionatorio stabilito dal c.c.n.l. applicabile (nella specie, l’art. 25 del c.c.n.l. dei metalmeccanici), la previsione del licenziamento per infrazioni connotate da superiori livelli di gravità, quali la rissa in azienda ovvero il danneggiamento volontario del materiale aziendale.

Cassazione civile sez. lav., 29/03/2010, n.7518

Licenziamento di un gruppo di lavoratori

Costituisce comportamento antisindacale il licenziamento di un gruppo di lavoratori che avevano partecipato a uno sciopero di protesta per il mancato pagamento della retribuzione, non avendo rilevanza l’accertamento della legittimità delle ragioni per il quale lo sciopero era stato indetto.

Tribunale Milano, 31/07/2007

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo

Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, basato su inesistenti ragioni organizzative che trova la sua reale motivazione nella partecipazione a uno sciopero da parte del lavoratore, deve essere dichiarato nullo perché discriminatorio. Le conseguenze sono quelle di cui all’art. 18 st. lav. così come previsto dal combinato disposto dell’art. 3 l. 11 maggio 199

Tribunale Milano, 07/10/2004

Provvedimento disciplinare del licenziamento

La raccolta di biglietti di pedaggio di corta percorrenza, inutilizzati dagli utenti durante lo sciopero degli esattori, e loro registrazione, in sostituzione dei biglietti di lunga percorrenza, con appropriazione dei maggiori importi, costituisce un’infrazione che deve essere contestata con il provvedimento disciplinare del licenziamento, tenuto conto del carattere fiduciario connesso alle mansioni di cassa affidate al dipendente.

Cassazione civile sez. lav., 11/02/2000, n.1558

Licenziamento di un rappresentante sindacale

Nell’ambito dell’art. 4 della l. 15 luglio 1966 n. 604, per attività sindacali devono intendersi tutte quelle attività che, anche al di fuori delle iniziative assunte in sede sindacale, siano dirette a far valere diritti o rivendicazioni dei lavoratori dipendenti, purché non attuate con forme di violenza o comportamenti di rilevanza penale.

Pertanto è illegittimo il licenziamento di un rappresentante sindacale che nell’ambito di uno sciopero abbia messo in atto comportamenti tesi ad agevolare l’ingresso dei lavoratori in un parcheggio riservato per i dirigenti.

Cassazione civile sez. lav., 25/07/1998, n.7331

Impugnazione del licenziamento

Di fronte al legittimo esercizio di un diritto, qual è il licenziamento del dipendente, accertato dal giudice che ha giudicato sull’impugnazione dello stesso da parte del lavoratore, il giudice dell’art. 28, in funzione del diverso interesse alla cui tutela è diretto tale procedimento, ha solo da verificare se l’esercizio del diritto per le sue modalità, ovvero per la concomitante ricorrenza di ulteriori circostanze, assuma connotati di antisindacalità, in quanto diretto ad impedire o limitare l’esercizio della libertà e dell’attività sindacale e del diritto di sciopero, ma tali profili di antisindacalità possono essere evidenziati solo da fatti ulteriori ed esterni al licenziamento in sè ed alla qualità di sindacalista del lavoratore licenziato nonché rispetto al comportamento addebitato al lavoratore che ne ha determinato il recesso.

Pretura Milano, 28/11/1994



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2 Commenti

  1. Lo sciopero non deve mai ledere gli altrui diritti garantiti dalla Costituzione o previsti dalla legge. Quindi gli scioperanti non devono pregiudicare la produttività dell’azienda, né comportare la distruzione (anche parziale) o una duratura inutilizzabilità degli impianti, mettendo in pericolo la loro integrità.

  2. LO SCIOPERO è UN DIRITTO DEI LAVORATORI! Si può scioperare per una ragione politica: in tal caso lo sciopero è diretto a cercare di far assumere o modificare determinate scelte su specifici problemi politici o indirizzi politici generali. Ovviamente, non deve essere diretto a sovvertire l’ordinamento costituzionale, impedire od ostacolare il libero accesso ai diritti e poteri nei quali si esprime direttamente od indirettamente la sovranità popolare. È stato, ad esempio, ritenuto legittimo, anche sul piano civile, lo sciopero politico attuato per protestare contro l’intervento Nato nella guerra del Kosovo.

    Si può scioperare anche per motivi economico-politici, per ottenere o impedire interventi sulle condizioni socio-economiche dei lavoratori. Si pensi agli scioperi attuati, ad esempio, contro la riduzione dei servizi sociali (cosiddetti “scioperi per le riforme“) o per sollecitare interventi per l’occupazione. Si può poi scioperare per ragioni di solidarietà per solidarizzare con le rivendicazioni di altri gruppi o contro la lesione degli interessi di un singolo lavoratore. Deve sussistere una comunione di interessi tra i gruppi di lavoratori. Lo sciopero può essere originato da una vicenda individuale e nell’interesse immediato di un singolo lavoratore, se un domani tutti gli altri potrebbero trovarsi nella medesima situazione. C’è poi lo sciopero di protesta che consiste nella contestazione del mancato rispetto della regolamentazione esistente, oppure di comportamenti concreti del datore di lavoro lesivi dei diritti riconosciuti ai lavoratori (per esempio in caso di inadempimento o ritardo del datore nel pagamento delle retribuzioni).

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