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La responsabilità del provider in Internet

26 Agosto 2013
La responsabilità del provider in Internet

Neutralità della rete e dell’intermediario: in base alla direttiva sul commercio elettronico, il provider non è responsabile degli illeciti posti dai suoi utenti sulla rete, salvo ricorrano determinate condizioni.

L’Internet service provider (ISP) o più semplicemente “provider” è colui che gestisce l’interfaccia di cui si deve servire chiunque voglia navigare in Internet. Quindi il provider fornisce vari servizi quali l’accesso alla rete, il servizio e-mail, la comparsa e il mantenimento in rete delle pagine web, ecc.

La responsabilità dei provider è oggetto di apposita normativa comunitaria [1] e nazionale [2]. In base ad essa, le regole che disciplinano l’attività di tali soggetti possono essere così – semplicemente – schematizzate:

1) il provider non è responsabile per gli illeciti commessi dagli utenti attraverso internet e attraverso i suoi stessi servizi.

2) il provider è responsabile dell’illecito posto in essere da terzi solo a condizione che:

a – ne sia a conoscenza

b – e, una volta venutone a conoscenza, non si attiva per impedire il protrarsi dell’illecito o comunque per disabilitare l’accesso al servizio [3].

3) Il provider non è tenuto a un controllo generale e preventivo. Pertanto egli non è tenuto a cercare sul suo sito fatti o circostanze che si rivelino attività illecite.

Ma, ragionando in tal modo, si arriverebbe all’assurdo che il gestore di un sito, che abbia semplicemente messo a disposizione dei propri utenti uno spazio web per lo scambio di contenuti illegali (per es. file protetti dal diritto d’autore o materiale pedopornografico o una chat di persone dedite ad attività criminali) non dovrebbe essere considerato responsabile dell’attività degli utenti stessi.

Ovviamente non è così. Pertanto è bene fare una distinzione:

A) se il servizio è volto a realizzare illeciti: in tal caso, il prestatore del servizio è sempre responsabile dei danni causati;

B) se il servizio non ha finalità illecite, responsabile è l’utente che utilizza il servizio e che commette l’illecito, secondo le regole dette al precedente punto 2).

Nessuna responsabilità, infatti, si può imputare, dunque, al gestore di un servizio lecito, per i danni posti da terzi, se costui non abbia partecipato alla realizzazione dell’illecito e, inoltre, si sia attivato per cancellare i materiali illeciti non appena ne abbia avuto conoscenza.

Quindi, la responsabilità civile del provider sussiste quando vi sono i seguenti presupposti:

1) conoscenza dell’attività illecita;

2) beneficio economico diretto e

3) inerzia.

Quanto appena descritto è il quadro attuale della giurisprudenza, la quale era partita da una primitiva concezione di responsabilità oggettiva dell’ISP, per poi spostarsi verso una più corretta qualificazione di responsabilità omissiva.

Di seguito, riportiamo alcune massime giurisprudenziali.

La distinzione tra Internet Access Provider e Hosting Provider

La disciplina comunitaria tende a differenziare tra due figure di provider, a seconda dell’attività da questi posta in essere.

A) si definisce Internet access provider quel soggetto che offre una prestazione telematica consistente nel mettere a disposizione degli utenti un punto di accesso alla Rete (cosiddetto POP, point of presence).
L’accesso a Internet si ottiene, infatti, generalmente stipulando uno specifico contratto con un “fornitore di accessi”, detto I.A.P. (Internet access provider), che provvederà ad assegnare all’abbonato la password di accesso alla Rete, il relativo “nome utente” (cosiddetta user name), nonché (in genere) un browser: ossia, un programma informatico per la “navigazione” nel web.
Il provider fornitore di accesso a Internet, assegnerà, altresì, all’utente l’indirizzo di Rete (cosiddetto IP number): cioè, quell’elemento che identifica ogni singolo computer collegato a Internet, permettendo la concreta individuazione dell’utente, tra i vari soggetti contemporaneamente presenti, in un dato momento, sulla rete.

La direttiva comunitaria sul commercio elettronico [1] stabilisce che gli Stati membri devono provvedere affinché il provider che offre accesso alla Rete e, conseguentemente, permette all’utente di trasmettere informazioni anche mediante memorizzazione automatica, intermedia e “temporanea”, dei dati (così, ad esempio, per la dati trasmissione mediante e-mail), non debba dover rispondere verso terzi del contenuto delle informazioni stesse.
In parole povere, il provider fornitore della menzionata prestazione non è tenuto a rispondere verso terzi del contenuto delle informazioni [5].

B) Si definisce hosting provider colui che riserva al proprio cliente uno spazio di memoria su di un server (cioè, un computer funzionale all’offerta di servizi Internet) affinché, il cliente stesso possa immettervi tutte le informazioni che desidera rendere “pubblicamente disponibili”, diffondendole in Rete (ad esempio, attraverso la creazione di un sito web).

Giurisprudenza

È illecito il comportamento della società proprietaria di un sito web che, agendo come hosting provider, consenta agli utenti del servizio offerto il caricamento e la successiva diffusione nella rete internet di video che riproducano le fissazioni delle emissioni radiotelevisive, relative a un’opera audiovisiva o a sequenze di immagini in movimento, sulle quali un’emittente televisiva abbia il diritto di esclusiva utilizzazione economica in Italia. Qualora vi sia una notevole pubblicizzazione commerciale sulle pagine web in cui compaiono i video illecitamente inseriti, infatti, non possono essere validamente invocati né il diritto di cronaca a scopo informativo né il diritto di critica o di discussione. Ai fini della sussistenza della giurisdizione italiana, non rileva poi il luogo in cui sia collocato il server sul quale vengono caricati i video, dovendosi aver riguardo, ai sensi dell’articolo 5, punto 3, della Convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968, come interpretato dalla Corte di giustizia, al luogo in cui si sono verificati gli effetti pregiudizievoli dell’illecito (cosiddetto danno-conseguenza). Inoltre, non può sostenersi, a fronte di ripetuti solleciti a rimuovere i filmati tutelati dal diritto d’autore, l’esenzione da responsabilità del provider che, invece, senz’altro sussiste allorquando quest’ultimo sia consapevole della presenza di materiale sospetto e si astenga dall’accertarne l’illecito inserimento e dal rimuoverlo (in base a tali principi, il giudice, su istanza cautelare promossa dalla società proprietaria dell’emittente televisiva Canale 5, ha ordinato alle società proprietarie dei siti YouTube e Google l’immediata rimozione dai server e l’immediata disabilitazione all’accesso di tutti i contenuti riproducenti sequenze di immagini fisse o in movimento relative alla decima edizione del reality show televisivo Grande Fratello, inibendo altresì il proseguimento della violazione dei diritti di utilizzazione e sfruttamento economico del programma predetto).

Tribunale Lucca, 20 agosto 2007

L'”hosting provider” che consenta agli utenti di accedere ad un “news group” non può essere ritenuto responsabile per i messaggi che passano attraverso i propri elaboratori. Ciò in quanto il “provider” si limita a mettere a disposizione degli utenti lo “spazio virtuale” dell’area di discussione e non ha alcun potere di controllo e di vigilanza sugli interventi che vi vengono man mano inseriti. Diversamente ragionando, si verrebbe ad introdurre una nuova ed inaccettabile ipotesi di responsabilità oggettiva, in aperta violazione alla regola generale di cui all’art. 2043 c.c. che, come è noto, fonda la responsabilità civile sulla colpa del danneggiante.

Tribunale Roma, 14 luglio 2007

In tema di violazioni del diritto d’autore commesse attraverso lo condotta illecita di scambio e condivisione di files musicali e giochi elettronici, attuata mediante la rete “peer to peer” su Internet, non può ritenersi sussistere a carico del “provider” alcun obbligo di comunicazione ed estensione dei dati anagrafici necessari all’identificazione degli autori delle suddette violazioni allorché i titolari del diritto d’autore agiscano in sede civile (anche con istanza cautelare) per la tutela dei propri interessi economici. Invero, l’applicazione del combinato disposto degli art. 156 e 156 bis l. auton. non è estensibile ai dati e informazioni che attengono alle comunicazioni “lato sensu” elettroniche, né ai dati di traffico da queste generate, visto l’espresso divieto che deriva sia dal sistema normativo interno (primario e costituzionale) sia da quello comunitario. Unica deroga ammessa è quella relativa all’uso e alla comunicazione dei dati solo per la tutela di valori di rango superiore e che attengono alla difesa della collettività ovvero alla protezione di sistemi informatici.

Tribunale Milano, 10 luglio 2006

Nel caso di reato di diffamazione commesso a mezzo internet, è ammissibile la citazione quale responsabile civile della società che, in qualità di provider, ha ospitato sul proprio server un sito web contenente dati personali della persona offesa, senza previa autorizzazione della stessa, potendosi configurare astrattamente, nel caso di condanna dell’imputato, una responsabilità civile a carico della predetta società per il risarcimento dei danni cagionati per i fatti addebitati all’imputato, a norma dell’art. 15 “Codice della privacy” in relazione all’art. 2050 c.c.

Tribunali di Grande Istanza di Francia Parigi, 2 luglio 2007

Deve escludersi la responsabilità del “content” ed “hosting provider” per i contenuti illeciti fruibili attraverso il proprio sito “Web” costituente un meta-mondo dove persone si relazionano attraverso identità virtuali (c.d. “avatar”), qualora non vi sia la prova sul suo apporto causale alla divulgazione di materiale pornografico o sulla sua reale conoscenza del contenuto illecito del medesimo materiale.

Tribunale Catania, 29 giugno 2004

L’internet provider è responsabile per l’illecito in materia di diritto d’autore commesso attraverso il sito da lui gestito soltanto quando abbia consapevolezza del carattere antigiuridico dell’attività svolta dall’utilizzatore: si tratta, in altri termini, di responsabilità soggettiva, non essendo estensibile analogicamente all’internet provider la responsabilità in sostanza oggettiva prevista dalla legge a carico del responsabile editoriale per gli illeciti commessi a mezzo stampa, stante la concreta imponibilità di operare una verifica dei dati trasmessi da tutto il mondo sul sito “de quo”.

Tribunale Catania, 29 giugno 2004

La responsabilità del provider per l’abusiva diffusione nell’ambito di un sito internet di un’opera tutelata dal diritto d’autore sussiste esclusivamente in caso di dolo o colpa, allorché il provider, rispettivamente, sia consapevole della antigiuridicità della condotta di diffusione ed ometta di intervenire, ovvero sia consapevole della presenza sul sito di materiale sospetto e si astenga dall’accertarne la provenienza e di rimuoverlo.

Tribunale Pisa, 24 maggio 2007

Nel caso di reato di diffamazione commesso a mezzo internet, è ammissibile la citazione quale responsabile civile della società che, in qualità di provider, ha ospitato sul proprio server un sito web contenente dati personali della persona offesa, senza previa autorizzazione della stessa, potendosi configurare astrattamente, nel caso di condanna dell’imputato, una responsabilità civile a carico della predetta società per il risarcimento dei danni cagionati per i fatti addebitati all’imputato, a norma dell’art. 15 “Codice della privacy” in relazione all’art. 2050 c.c.

Tribunale Milano, 18 marzo 2004

Per sostenere la responsabilità a titolo di omissione del “service” o “host provider” (che consente all’utente finale il collegamento ad internet ed i suoi ulteriori servizi) per il fatto illecito del “content provider” (autore materiale dell’immissione in rete dei dati illeciti, nella specie la divulgazione di materiale pedo-pornografico) occorre affermare a loro carico un obbligo giuridico di impedimento (non già dell’evento ma della stessa condotta illecita del “content provider”) e quindi da un lato una sua posizione di garanzia e dall’altro lato una possibilità effettiva di controllo preventivo sul contenuto dei messaggi. Sotto il primo profilo non è ravvisabile una posizione di garanzia, stante l’assenza di una previsione specifica in tal senso e la non applicabilità in via analogica “in malam partem” – degli art. 57 e 57 bis c.p. Nè la posizione di garanzia può argomentarsi disposizione sostenendo l’esercizio precedente da parte di detto provider di un’attività pericolosa in quanto tale non può considerarsi la sua offerta di uno spazio nel web e l’apertura di un “link” con un determinato sito che rappresenta un’azione consentita e del tutto neutra per il diritto penale. Sotto il secondo profilo, non è ravvisabile la possibilità concreta di esercitare un efficace controllo sui messaggi ospitati sul proprio sito visto l’enorme afflusso dei dati che transitano sui servers e la possibilità costante di immissione di nuove comunicazioni.

Tribunale Napoli, 4 settembre 2002

Affinché il “provider”, che si limiti ad ospitare sui propri “server” i contenuti di un sito Internet predisposto dal cliente, possa rispondere per le attività illecite poste in essere da quest’ultimo, non è possibile ravvisare un’ipotesi di colpa presunta, ma è necessario che sussista la colpa in concreto, ravvisabile, ad esempio, laddove venuto a conoscenza del contenuto diffamatorio di alcune pagine “web”, non si attivi immediatamente per farne cessare la diffusione in rete.

Tribunale Napoli, 4 settembre 2002

La responsabilità del provider per i fatti illeciti commessi in siti internet è di carattere soggettivo e ricollegabile alla violazione in concreto delle norme di prudenza, perizia e diligenza prescritte per gli operatori modello del settore commerciale, ex art. 2043 c.c.; e alla stregua di detti criteri va adeguatamente valutato il comportamento del provider che, appena venuto al corrente di tali fatti illeciti, non agisca immediatamente per rimuovere le informazioni o per disabilitarne l’accesso.

Tribunale Napoli, 27 febbraio 2002

Il giudizio di contraffazione e di confusione a tutela di marchi di impresa (e degli altri segni distintivi), a fronte di nomi a dominio da altri registrati, va condotto tenendo conto delle peculiarità dell’ambiente Internet: pertanto la contraffazione va valutata con esclusivo riferimento alla parte denominativa del marchio, mentre il rischio di confusione sussiste anche se è solo iniziale (“pre sale confusion”), nel senso che – per la somiglianza tra marchio e nome di dominio – il “navigatore” internet è indotto a digitare il nome del secondo (pur se, una volta aperto il sito, appare evidente la non riconducibilità dello stesso al titolare del marchio registrato). Il provider che abbia attivato un sito Internet con un nome di dominio coincidente o simile ad un marchio registrato altrui è legittimato passivo, con il titolare del sito, dell’azione di contraffazione proposta dal titolare del marchio, anche se è in buona fede, in quanto l’accertamento del dolo o della colpa sono richiesti solo per la responsabilità risarcitoria. Sussiste la responsabilità per colpa grave dell’autorità italiana (RA) che abbia registrato come nome di dominio l’altrui marchio di rinomanza. Tale responsabilità è extracontrattuale nei confronti del titolare del marchio, e contrattuale nei confronti del provider che, chiamato in causa dal titolare, abbia agito in garanzia nei confronti della RA medesima.

Tribunale Napoli, 27 febbraio 2002

I “provider” sono, di norma, imprenditori e svolgono le attività concordate con il cliente dietro corrispettivo: il rischio di chiedere la registrazione di un “domain name” coincidente con un marchio da altri registrato, subendone le conseguenze di legge, è un tipico rischio di impresa. Ai fini risarcitori (art. 66 cpv. l. marchi) il “provider”, sempre alla stregua delle regole generali in materia di contraffazione, risponderà solo se in dolo o in colpa, ma tale responsabilità non è configurabile solo in ipotesi eccezionali. Nei confronti del terzo danneggiato, titolare del marchio registrato, il “provider” risponderà esattamente come il titolare del sito.

Tribunale Napoli, 28 dicembre 2001

note

[1] Direttiva 2000/31/CE, sezione IV, sulla “Responsabilità dei prestatori intermediari”.

[2] D.lgs. n. 70/2003 di recepimento della direttiva di cui alla precedente nota [1]. Il D.lgs. 70/03 disciplina i “servizi della società dell’informazione”, rientrando in essi tutte le attività economiche svolte on-line.

[3] Art. 14 direttiva 2000/31/CE.

[4] Art. 15 direttiva 2000/31/CE.

[5] Salvo le eccezioni di cui agli artt. 12 e 13 della direttiva 2000/31/CE.


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