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Poteri istruttori giudice del lavoro: ultime sentenze

5 Gennaio 2020
Poteri istruttori giudice del lavoro: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: poteri istruttori d’ufficio del giudice del lavoro; esercizio dei poteri istruttori d’ufficio da parte del giudice del lavoro in appello; indispensabilità dell’iniziativa ufficiosa, volta non a superare gli effetti inerenti ad una tardiva richiesta istruttoria o a supplire ad una carenza probatoria totale.

Poteri istruttori ufficiosi del giudice del lavoro

Nel rito del Lavoro, i poteri istruttori ufficiosi del Giudice, di cui all’art. 421 c.p.c., non possono sopperire alle carenze probatorie delle parti, così dal porre il Giudice in funzione sostitutiva degli oneri delle parti medesime, poiché con tale norma si è inteso affermare, che è caratteristica precipua di tale rito speciale, il contemperamento del principio dispositivo con le esigenze di ricerca della verità materiale, cosicché allorquando le risultanze di causa offrano già significativi dati di indagine, il Giudice ove reputi insufficienti le prove già acquisite, non può limitarsi a fare meccanica applicazione della regola formale del giudizio fondata sull’onere della prova, ma ha il potere-dovere di provvedere di Ufficio agli atti di istruzione la cui esigenza nasca da quanto già ritualmente acquisito, atti istruttori idonei a superare lo stato di incertezza dei fatti costitutivi dei diritti di cui si verte.

In ogni caso, l’utilizzo dei poteri del Giudice ex art. 421 cpc, deve contemperarsi con il principio di imparzialità del Giudice: quindi tale potere non può tradursi in una pura e semplice rimessione in termini del convenuto, ed in una sanatoria della decadenza radicale in cui è incorso il convenuto medesimo, in totale assenza di elementi quantomeno indiziari, che consentano al Giudice un’attività di integrazione degli elementi probatori già ritualmente acquisiti.

Tribunale Bologna sez. lav., 06/06/2017, n.522

Poteri istruttori esercitabili d’ufficio dal giudice del lavoro

La configurazione del giudizio di rinvio quale giudizio ad istruzione sostanzialmente chiusa, in cui è preclusa la formulazione di nuove conclusioni e quindi la proposizione di nuove domande o eccezioni e la richiesta di nuove prove, salvo che la necessità di nuove conclusioni sorga dalla stessa sentenza di cassazione, non osta all’esercizio, in sede di rinvio, dei poteri istruttori esercitabili d’ufficio dal giudice del lavoro anche in appello (art. 437 cod. proc. civ.), limitatamente ai fatti già allegati dalle parti, o comunque acquisiti al processo ritualmente, nella fase processuale antecedente al giudizio di cassazione, in quanto i limiti all’ammissione delle prove concernono l’attività delle parti e non si estendono ai poteri del giudice, ed in particolare a quelli esercitabili di ufficio.

Cassazione civile sez. lav., 17/01/2014, n.900

Potere di ordinare alle parti l’esibizione di documenti

In tema di poteri istruttori d’ufficio del giudice del lavoro l’emanazione di ordine di esibizione (nella specie di documenti) è discrezionale e la valutazione di indispensabilità non deve essere neppure esplicitata nella motivazione; ne consegue che il relativo esercizio è svincolato da ogni onere di motivazione e il provvedimento di rigetto dell’istanza di ordine di esibizione non è sindacabile in sede di legittimità, neppure sotto il profilo del difetto di motivazione, trattandosi di strumento istruttorio residuale, utilizzabile soltanto quando la prova dei fatti non possa in alcun modo essere acquisita con altri mezzi e l’iniziativa della parte instante non abbia finalità esplorativa.

Cassazione civile sez. lav., 25/10/2013, n.24188

Definizione della controversia

Il giudice del lavoro non è tenuto ad esercitare i poteri istruttori in situazioni in cui il problema non è quello di completare un quadro probatorio insufficiente, ma di colmare una lacuna che concerne la mancata allegazione di circostanze di fatto decisive per la definizione della controversia (nella specie, relativa alla richiesta di riconoscimento di infortunio in itinere, l’attore non aveva adempiuto l’onere di allegazione delle circostanza di fatto concernente gli orari dei trasporti pubblici, limitandosi a chiedere prova sulla “inadeguatezza dei servizi pubblici di trasporto”).

Cassazione civile sez. VI, 29/02/2012, n.3117

Richiesta di prova

È manifestamente infondata, in riferimento agli art. 3, 35 e 111 cost., la q.l.c. degli art. 414, 416 e 421 c.p.c., nella parte in cui, non consentendo all’attore di dedurre la prova contraria sulle circostanze esposte dal convenuto nella memoria di costituzione e su quelle verificatesi successivamente alla scadenza del termine concesso per il deposito della memoria integrativa, dettano per il rito del lavoro una disciplina più restrittiva di quella prevista per il rito ordinario dall’art. 183, quarto e comma 5, c.p.c., tutelando il lavoratore meno del semplice cittadino: tali disposizioni, volte a favorire una rapida definizione del giudizio a vantaggio del lavoratore, non violano il principio di parità delle parti nel processo ed il diritto di difesa, e comunque non si risolvono in una limitazione dei poteri e delle facoltà delle parti, tenuto conto che l’art. 421 attribuisce al giudice del lavoro rilevanti poteri istruttori esercitabili d’ufficio pur in presenza di decadenze o preclusioni già verificatesi.

Cassazione civile sez. lav., 06/02/2009, n.3018

Dischi cronotachigrafi in originale o in copia fotostatica

I dischi cronotachigrafi, in originale o in copia fotostatica, ove da controparte ne sia disconosciuta la conformità ai fatti in essi registrati e rappresentati, non possono da soli fornire piena prova, stante la preclusione sanata dall’art. 2712 c.c., né del lavoro e dell’eventuale straordinario, né dell’effettiva entità degli stessi, occorrendo a tal fine che la presunzione semplice costituita dalla contestata registrazione o rappresentazione anzidetta sia supportata da ulteriori elementi, pur se anch’essi di carattere indiziario o presuntivo, offerti dall’interessato o acquisiti dal giudice del lavoro nell’esercizio dei propri poteri istruttori.

Corte appello Milano, 12/03/2007, n.217

Lavoro straordinario e valore probatorio dei dischi cronotachigrafi

In tema di accertamento del lavoro straordinario prestato da un autotrasportatore, i dischi cronotachigrafi, in originale od in copia fotostatica, ove da controparte ne sia disconosciuta la conformità ai fatti in essi registrati e rappresentati, non possono da soli fornire piena prova, stante la preclusione sancita dall’art. 2712, c.c., né dell’effettuazione del lavoro e dell’eventuale straordinario, né della loro effettiva entità, occorrendo a tal fine che la presunzione semplice costituita dalla contestata registrazione o rappresentazione anzidette sia supportata da ulteriori elementi, pur se anch’essi di carattere indiziario o presuntivo, offerti dall’interessato o acquisiti dal giudice del lavoro nell’esercizio dei propri poteri istruttori.

Tribunale Pavia sez. lav., 12/01/2019, n.385

Cosa presuppone l’esercizio dei poteri istruttori d’ufficio in appello?

Il conseguimento della prova attraverso presunzione non richiede che tra il fatto conosciuto ed il fatto ignorato ricorra un legame di assoluta ed esclusiva necessità causale, essendo sufficiente che il fatto da provare sia desumibile dal fatto noto come conseguenza ragionevolmente possibile secondo un criterio di normalità.

L’esercizio dei poteri istruttori d’ufficio da parte del giudice del lavoro in appello presuppone: l’insussistenza di colpevole inerzia della parte interessata, con conseguente preclusione per inottemperanza ad oneri processuali, l’opportunità di integrare un quadro probatorio tempestivamente delineato dalle parti, l’indispensabilità della iniziativa ufficiosa, volta non a superare gli effetti inerenti ad una tardiva richiesta istruttoria o a supplire ad una carenza probatoria totale sui fatti costitutivi della domanda, ma solo a colmare eventuali lacune delle risultanze di causa.

Cassazione civile sez. lav., 10/01/2006, n.154

Poteri istruttori d’ufficio del giudice del lavoro: motivazione

I poteri istruttori d’ufficio del giudice del lavoro, il cui esercizio non è subordinato ad una esplicita richiesta delle parti nè al verificarsi di decadenze o preclusioni, non possono mai essere esercitati in modo arbitrario ed il loro esercizio, o mancato esercizio, è suscettibile di sindacato in sede di legittimità tanto sotto il profilo del controllo sulla motivazione quanto sotto quello della violazione o falsa applicazione di legge.

Cassazione civile sez. un., 17/06/2004, n.11353

Sentenza del giudice d’appello

Nel nuovo rito del lavoro, il mancato deposito del fascicolo di parte e della copia della sentenza impugnata non comporta la improcedibilità dell’appello, ma l’obbligo per il giudice, ove non sia possibile supplire con gli atti di causa, ai fini della decisione del merito della controversia, alla carenza della documentazione, di ordinare all’appellante detto deposito in forza dei poteri istruttori riconosciuti al giudice del lavoro, in appello, di ammettere d’ufficio nuovi mezzi di prova, se ritenuti indispensabili ai fini della decisione della causa.

(Nella specie la S.C. ha cassato la sentenza del giudice d’appello che, rinvenendo il fascicolo di parte relativo a persona diversa da quella che aveva proposto l’impugnazione, non aveva segnalato la circostanza all’appellante, come avrebbe dovuto fare a prescindere dall’imputabilità dello scambio al difensore o alla cancelleria, e aveva dichiarato l’improcedibilità del gravame).

Cassazione civile sez. lav., 22/07/2002, n.10707

Poteri istruttori di cui dispone di ufficio il giudice del lavoro: limiti

Un vizio di deduzione della prova per testi non appare superabile mediante la riformulazione e l’integrazione dei capitoli ritenuti ammissibili, in quanto le recenti modifiche legislative hanno eliminato la parte dell’art. 244 c.p.c. che prevedeva la riformulazione dei capitoli di prova. Non si può invocare l’art. 421 c.p.c., poiché i poteri istruttori di cui dispone di ufficio il giudice del lavoro non gli consentono di porsi in funzione sostitutiva degli oneri delle parti.

Pretura Bologna, 23/07/1998



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