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Prescrizione sentenza tributaria

29 Dicembre 2019
Prescrizione sentenza tributaria

Quanto tempo per la riscossione dei tributi dopo una sentenza di condanna della Commissione Tributaria che rigetta il ricorso del contribuente?

Tempo fa, hai ricevuto un avviso di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate e, qualche anno dopo, una cartella di pagamento. Contro tali atti hai fatto ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale. Senonché i giudici ti hanno dato torto e ti hanno condannato a pagare l’importo che ti era stato inizialmente ingiunto oltre gli interessi e le spese legali. Hai fatto finta di nulla, sperando che l’amministrazione finanziaria si dimenticasse di te. E difatti così è stato. In tutti questi anni, non hai mai ricevuto un sollecito di pagamento o un’intimazione di pagamento. Nessuno si è fatto avanti e la riscossione non è mai stata tentata. Hai il sospetto che l’avvocato che ha difeso il fisco non abbia comunicato l’esito del giudizio e che, pertanto, nessuno sappia del tuo debito. Ti chiedi allora dopo quanto tempo sarai finalmente salvo da ogni obbligo. In altri termini, vuoi sapere qual è la prescrizione di una sentenza tributaria. 

Qui di seguito, cercheremo di chiarirti cosa succede, in caso di rigetto del ricorso contro una cartella esattoriale oppure contro un avviso di accertamento. Quanto tempo, dal deposito della pronuncia, ha l’amministrazione per recuperare le somme che le sono dovute? Dopo quanti anni, pertanto, si prescrive la condanna?

La prescrizione dei tributi

Sulla prescrizione dei tributi si è detto, sino ad oggi, di tutto e di più. Gli orientamenti della stessa Cassazione sono stati spesso contrastanti. Cerchiamo allora di sintetizzare quello che è l’attuale orientamento formatosi a seguito di tutti questi anni. 

Per le tasse dovute allo Stato, la prescrizione è sempre di 10 anni. Tuttavia, un recente orientamento, sposato anche da alcune pronunce della Cassazione, ritiene che Irpef, Iva, Irap e Ires si prescrivano in 5 anni. Ciò in forza di una norma del Codice civile in base alla quale tutti i debiti che scadono almeno una volta all’anno hanno prescrizione quinquennale. Tali sarebbero le imposte sui redditi che vanno versate tutti gli anni. Sul punto, però, non c’è uniformità di vedute. Secondo un’altra tesi, infatti, il presupposto di imposta è tutt’altro che certo, potendo il contribuente dichiarare un anno un reddito diverso dagli altri o, addirittura, non dichiarare nulla per non aver lavorato. 

Le imposte dovute agli enti locali – ossia Comune, Regione e Provincia – si prescrivono in 5 anni. Tali sono, ad esempio, l’Imu e la Tari.

Le sanzioni amministrative irrogate dalla Prefettura e da qualsiasi altro organo della PA, così come le multe stradali, si prescrivono anch’esse in 5 anni.

Sempre di 5 anni è la prescrizione dei contributi di previdenza dovuti all’Inps e quelli dell’assistenza obbligatoria dovuti all’Inail.

Infine, alla fine del carro, c’è il bollo auto, la cui prescrizione è di soli 3 anni.

Tali termini valgono sia per il tributo in sé che per la successiva cartella esattoriale. Quindi, tanto per fare un esempio, nel caso di omesso versamento dell’imposta di registro, l’Agenzia delle Entrate ha 10 anni per recuperare l’importo. Se rispetta tale termine, la successiva cartella è legittima. Ma anche dopo di questa decorreranno altri 10 anni al massimo per avviare le azioni di riscossione. 

La prescrizione delle sentenze di condanna

Diverso è il discorso per quanto, invece, riguarda le sentenze di condanna, indipendentemente dal tribunale che le abbia emesse. Per queste ultime, il termine di prescrizione è di 10 anni a prescindere dal tipo di debito in contestazione. Cambia, infatti, il titolo: non più la cartella esattoriale o l’avviso di accertamento, ma l’atto del giudice, per il quale la legge fissa un termine di prescrizione decennale. 

Mario non ha versato il bollo auto. Riceve così un avviso di accertamento. Decide di fare ricorso contro tale atto e propone impugnazione alla Commissione Tributaria Provinciale. Se Mario vince il giudizio, non dovrà versare nulla. Ma se perde, il termine di prescrizione entro cui la Regione potrà pretendere il versamento delle somme intimate nella sentenza sarà di 10 anni. 

Dunque, se entro 10 anni dall’emissione della sentenza l’amministrazione o l’agente della riscossione (a seconda che sia stato impugnato un avviso di accertamento o una cartella esattoriale) non dovesse farsi più vivo, la condanna contenuta nella pronuncia giudiziale sarebbe definitivamente caduta in prescrizione.

Qualora, invece, la Commissione Tributaria dichiari il ricorso «inammissibile» perché tardivo (sentenza cosiddetta di «rito», e non di merito), la prescrizione decennale non è applicabile, e si osservano i più brevi termini di decadenza. Termini che sono diversi da tributo a tributo e che, di solito, sono o di 1 anno o di 3. L’instaurazione della lite non fa scattare i termini «brevi» di decadenza, i quali decorreranno dal passaggio in giudicato della sentenza «di rito» che avrà dichiarato l’inammissibilità dell’impugnazione.



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