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Lo spread torna a crescere

27 Dicembre 2019
Lo spread torna a crescere

In Italia, risale lo spread: per la Bce è l’effetto delle tensioni politiche degli ultimi mesi. Riviste al ribasso le stime di crescita in tutta l’area Euro.

Lo spread ha ripreso di nuovo ad oscillare, con una decisa tendenza al rialzo, ma questo avviene solo in Italia, mentre il resto dell’Europa è rimasto tranquillo e il rischio dei titoli di Stato viene considerato più basso di quelli italiani. Lo rivela l’ultimo bollettino economico della Bce, la Banca Centrale Europea, diffuso dall’agenzia stampa Adnkronos.

I rendimenti sovrani dell’area dell’euro, nel periodo dal 12 settembre all’11 dicembre, hanno rispecchiato in ampia misura l’aumento dei tassi privi di rischio e i differenziali di rendimento dei titoli sovrani hanno mostrato variazioni contenute. Significa che i tassi si sono mossi molto poco durante il trimestre in osservazione. Invece, solo il differenziale sui titoli di Stato italiani è aumentato in maniera significativa, principalmente “per effetto di tensioni politiche interne“.

Dunque, il motivo dell’innalzamento dello spread è dovuto, secondo la Bce, al nervosismo e alle spaccature maturati nel quadro politico italiano in un periodo che ha visto il travagliato iter di approvazione della manovra finanziaria, con molti correttivi e modifiche rispetto al programma iniziale delineato dal Governo. Negli ultimi tre mesi, infatti, ci sono state divergenze accese tra i partiti di maggioranza sui contenuti economici da inserire ed il taglio delle misure da approvare; senza contare le forti reazioni dell’opposizione. In alcuni momenti, è stata a rischio la stessa tenuta del Governo Conte.

L’analisi compiuta dall’Istituto di Francoforte nel bollettino sottolinea che “Il differenziale sulle obbligazioni sovrane italiane a dieci anni si è ampliato in misura significativa, di 27 punti base, arrivando a 1,43 punti percentuali, principalmente di riflesso all’intensificarsi di tensioni politiche interne che, in quanto tali, non hanno avuto effetti di propagazione su altri paesi dell’area dell’euro”.

Nel resto d’Europa, invece, si sono registrate variazioni minime. I differenziali sui titoli analoghi emessi da Germania e Portogallo, rileva la Bce, “si sono ridotti di 3 e 4 punti base, collocandosi rispettivamente a -0,23 e 0,46 punti percentuali, mentre i differenziali relativi a Spagna e Francia si sono ampliati rispettivamente di 7 punti base e di 1 punto base, arrivando a 0,53 e 0,09 punti percentuali. Nel complesso, il differenziale ponderato per il Pil relativo all’area dell’euro è aumentato di 6 punti base ed è pari a 0,27 punti percentuali”.

Nel periodo in esame, dal 12 settembre all’11 dicembre 2019, il rendimento ponderato per il pil dei titoli di Stato decennali dell’area dell’euro, si legge nel bollettino dell’Istituto di Francoforte, “ha registrato un aumento di 25 punti base, collocandosi allo 0,20 per cento, sulla scorta di tassi privi di rischio più elevati a fronte di una maggiore tolleranza per il rischio e di una parziale stabilizzazione delle prospettive macroeconomiche.

La Bce nello stesso documento ha anche rivisto al ribasso le prospettive di crescita dell’area Euro, portandole all’1,1%: in dettaglio, le proiezioni macroeconomiche a dicembre 2019 prevedono una crescita su base annua del pil in termini reali dell’1,2% nel 2019, dell’1,1% nel 2020 e dell’1,4% nel 2021 e nel 2022. Dunque, rispetto all’esercizio dello scorso settembre, la crescita del pil in termini reali è stata rivista al ribasso di 0,1 punti percentuali nel 2020, “date le considerevoli revisioni al ribasso della domanda estera, solo in parte compensate da orientamenti più favorevoli della politica monetaria e delle politiche di bilancio, oltre che da un effettivo deprezzamento dell’euro”. La dinamica di crescita debole è dovuta a un rallentamento degli investimenti ed anche al riaccendersi delle tensioni commerciali ed ali sviluppi legati alla Brexit.


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