Cannabis lecita: l’opinione della comunità San Patrignano

27 Dicembre 2019
Cannabis lecita: l’opinione della comunità San Patrignano

Una nota della comunità terapeutica di recupero per tossicodipendenti sulla decisione della Cassazione che legalizza l’uso personale: preoccupazione per i minori.

La comunità di San Patrignano, tra le più famose in Italia per la sua attività di recupero dei tossicodipendenti svolta da oltre 40 anni, interviene nel dibattito instaurato a seguito della sentenza della Cassazione che ha stabilito che coltivare cannabis in casa non è più reato. Lo fa attraverso una nota diffusa ora dall’agenzia stampa Adnkronos, esprimendo preoccupazione, soprattutto per i più piccoli, per il fatto che ora, in determinati casi, la coltivazione di marjuana non è reato.

“In attesa che vengano rese pubbliche le motivazioni della pronuncia del 19 dicembre con cui le Sezioni Unite Penali della Cassazione hanno giudicato lecita la coltivazione domestica di cannabis – riferisce la Comunità in una nota – esprimiamo la nostra più viva preoccupazione per le eventuali conseguenze che, da questa decisione, si potrebbero riverberare negativamente sul nostro sistema sociale, già duramente colpito da una comprovata emergenza educativa così come più volte ricordato anche da Papa Francesco”.

“Infatti, coltivare lecitamente in ambiente domestico una sostanza stupefacente inciderà negativamente sull’educazione dei minori che cresceranno, sempre di più, nella convinzione che l’utilizzo di cannabis sia innocuo e socialmente condiviso nello strisciante e progressivo percorso verso la legalizzazione che da anni è ormai in corso nel nostro Paese – evidenzia San Patrignano – tutto ciò quando le evidenze scientifiche hanno ormai ampiamente dimostrato le conseguenze negative sulla salute della popolazione e, in particolare, sullo sviluppo cerebrale in età evolutiva”.

“Mentre i tribunali dei Minori continueranno ad emettere sentenze di allontanamento di adolescenti da genitori tossicodipendenti a causa della loro incapacità educativa – prosegue la comunità – la Magistratura ritiene invece lecito che un genitore coltivi e consumi una sostanza stupefacente in casa in presenza dei propri figli”.

Desideriamo ricordare la Convenzione sui diritti dell’Infanzia approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, ratificata dall’Italia con legge 27 maggio 1991 n. 176. – prosegue San Patrignano – in particolare l’art. 33 recita testualmente: ‘gli Stati parte adottano ogni adeguata misura, comprese misure legislative, amministrative, sociali ed educative per proteggere i fanciulli contro l’uso illecito di sostanze stupefacenti e di sostanze psicotrope, così come definite dalle Convenzioni internazionali pertinenti e per impedire che siano utilizzati fanciulli per la produzione e il traffico illecito di queste sostanze'”.

“Vogliamo infine ricordare i continui casi di intossicazione di minori che ingeriscono sostanze stupefacenti di ogni genere detenute in casa (frequentemente anche cannabis) – evidenzia ancora la comunità – nonché la esponenziale crescita di casi di accesso al pronto soccorso di adolescenti colpiti da attacchi di panico e ansia provocati dal consumo di cannabis, continuamente denunciati da autorevoli esponenti della neuropsichiatria”.

“Confidiamo in quella parte delle Istituzioni e del Paese in cui prevalgono ancora i valori e i principi alla base di una corretta educazione che possa garantire agli adolescenti e a tutti noi di crescere e vivere in una società libera dalla droga e da tutte le forme di dipendenza”, conclude San Patrignano.


2 Commenti

  1. Finalmente ho trovato lo sbocco al mio ottantennale stato di… disoccupazione!!! MA NON POTEVANO DIRMELO PRIMA???

  2. Per chi non avesse capito, volevo dire: PEGGIO DI COSì!!! Come spiega chiaramente l’articolo della Redazione…

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