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Avviso di accertamento: cos’è?

29 Dicembre 2019
Avviso di accertamento: cos’è?

Controlli e verifiche dell’Agenzia delle Entrate, del Comune, dell’Inps: i poteri del fisco e le contestazioni del contribuente. 

Quando si parla di tasse, controlli sulle dichiarazioni dei redditi e sui conti correnti, si finisce inevitabilmente per parlare anche di avvisi di accertamento. A chi si chiede cos’è l’avviso di accertamento si può rispondere, in prima battuta, nel seguente modo: si tratta di un atto con cui l’amministrazione finanziaria mette in guardia il contribuente di un inadempimento o un’irregolarità fiscale da questi commessa, consentendogli di ravvedersi in tempo utile prima della fase di riscossione. 

Dunque, l’avviso di accertamento costituisce l’atto con cui viene formalizzata la conclusione di una “indagine” già svolta nei confronti del soggetto accertato e che, pertanto, deve ritenersi definitiva. 

La definitività dell’accertamento non implica anche la sua irretrattabilità. Esistono, infatti, diversi sistemi per chiedere l’annullamento di un avviso di accertamento illegittimo come, ad esempio, l’istanza in autotutela o il reclamo-mediazione tributaria. 

Ad emettere l’avviso di accertamento possono essere le amministrazioni dotate del potere di esigere tributi dai cittadini come l’Agenzia delle Entrate, l’Inps, il Comune, la Regione. Possiamo, quindi, affermare che l’avviso di accertamento è un atto collegato alla riscossione delle entrate dell’erario o degli enti locali. A seconda, però, dell’organo che emette l’avviso di accertamento, la disciplina è differente.

Ma procediamo con ordine e vediamo cos’è l’avviso di accertamento.

Cos’è l’avviso di accertamento 

L’avviso di accertamento è un atto con cui l’amministrazione conclude una precedente fase interna di indagine e ne comunica l’esito al contribuente, avvisandolo dell’inadempimento o dell’irregolarità da questi commessa e già accertata. Pertanto, gli intima il versamento di somme da questi non corrisposte. 

L’accertamento si inserisce, quindi, tra gli atti di natura amministrativa-tributaria. Se, tuttavia, l’importo dell’evasione è tale da superare le soglie previste dalla legge per i vari reati di evasione fiscale, scatterà successivamente la segnalazione alla Procura della Repubblica e il conseguente procedimento penale (si pensi all’evasione Iva superiore al tetto). 

L’accertamento riguarda il singolo periodo d’imposta (che può essere coincidente o meno con l’anno solare).

Cosa succede prima dell’avviso di accertamento?

Nel momento delle indagini, l’amministrazione finanziaria non è tenuta ad avvisare preventivamente il contribuente. Così ben possono avvenire indagini bancarie all’insaputa del correntista.

Tuttavia, in alcuni casi, sono previste delle tutele. Eccole.

Contraddittorio preventivo

Salvo che per i tributi armonizzati (quelli cioè imposti dalla UE come l’Iva), non esiste ancora nel nostro ordinamento una norma che imponga all’Agenzia delle Entrate di inviare un avviso al contribuente prima della notifica dell’avviso di accertamento. Solo alcune disposizioni eccezionali impongono tale onere.

Secondo la Cassazione, in determinate situazioni, l’Agenzia delle Entrate può emettere accertamenti fiscali senza prima avvisare il contribuente, ossia senza procedere a quella fase di confronto che i tecnici chiamano «contraddittorio preventivo». Questo succede quando si tratta di tributi riscossi dall’erario come Irpef e Irap. Al contrario, è necessario dare la possibilità al contribuente di conoscere le contestazioni mossegli dall’ufficio, prima dell’arrivo dell’accertamento vero e proprio, tutte le volte che si tratta di tributi armonizzati o di accertamenti eseguiti tramite redditometro e studi di settore.

60 giorni per osservazioni

Tutte le volte in cui le indagini avvengono presso la sede del contribuente, in base allo Statuto del contribuente, il fisco non può emettere l’atto di accertamento se, una volta formalizzate le contestazioni nell’ambito di un apposito processo verbale (PVC), non decorre un termine minimo di 60 giorni. Tale termine serve per dare al contribuente la possibilità di presentare scritti difensivi a propria difesa. L’accertamento inviato prima dello scadere dei 60 giorni è sempre illegittimo.  

Cosa succede dopo l’avviso di accertamento?

In generale, l’avviso di accertamento dà al contribuente 60 giorni di tempo per pagare o per opporsi. L’impugnazione va presentata al giudice competente che, per le imposte, è la Commissione Tributaria Provinciale, mentre per i contributi dovuti all’Inps o all’Inail è il tribunale ordinario. 

Se non opposto, l’avviso di accertamento diventa definitivo e non può più essere contestato in un momento successivo. 

La norma vuole che, dopo l’avviso di accertamento, venga formato il ruolo (un atto interno che ufficializza e quantifica il credito della PA). Il ruolo viene trasmesso all’agente della riscossione. Avviene così il passaggio di consegne dall’amministrazione titolare del credito (Agenzia delle Entrate, Inps, ecc.) all’esattore affinché provveda ad avviare la riscossione mediante il pignoramento.

Oggi, però, la normativa ha introdotto il cosiddetto accertamento immediatamente esecutivo che non necessita della successiva cartella, ma di una semplice «comunicazione di presa in carico». In pratica, è già l’accertamento un titolo esecutivo che consente di avviare il pignoramento.  

A seconda del tipo di avviso di accertamento ricevuto dal contribuente, ad esso segue la cartella esattoriale o la semplice comunicazione con l’avviso di presa in carico da parte dell’agente della riscossione.  

Avviso di accertamento esecutivo

Con l’avviso di accertamento esecutivo, l’Agenzia delle Entrate formalizza l’esito del controllo di merito ai fini di:

  • imposte dirette ed addizionali;
  • Iva;
  • Irap;
  • Ivie e Ivafe.

Gli avvisi di accertamento in rettifica o gli avvisi di liquidazione emessi ai fini delle imposte indirette diverse dall’Iva, non sono immediatamente esecutivi, ma sono disciplinati per gli aspetti generali da quanto di seguito esposto.

L’avviso di accertamento è un provvedimento amministrativo autoritativo ed esecutivo che consente – nei casi previsti dalla legge – l’esecuzione forzata dell’obbligo di pagamento richiesto.

Accertamenti in rettifica o d’ufficio

L’accertamento può essere:

  • d’ufficio quando riguarda un periodo d’imposta in relazione al quale il contribuente ha omesso la dichiarazione annuale;
  • in rettifica, nel caso in cui l’Agenzia delle Entrate corregge la dichiarazione presentata dal contribuente.

In ogni caso, l’avviso contiene, quando ne ricorrono i presupposti, la contestuale irrogazione delle sanzioni collegate al tributo.

La firma sull’avviso di accertamento 

L’avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate deve essere sottoscritto dal direttore dell’Ufficio che lo ha emesso o da un suo delegato appartenente alla carriera direttiva; la delega può essere conferita ad altri dirigenti o funzionari, quali direttori tributari, di nona qualifica funzionale.

L’avviso non sottoscritto o sottoscritto da un soggetto diverso, per esempio dal capo team di un ufficio periferico e dal capo area controllo, è nullo.

La delega è valida se antecedente all’atto notificato e se indica il nome del soggetto delegato; se indica la data di inizio e fine della validità della stessa e se spiega le ragioni dell’indisponibilità del capo ufficio.

La firma autografa può essere sostituita, negli atti di seguito indicati, dall’indicazione a stampa del nominativo del responsabile della relativa adozione, sempreché gli atti siano prodotti da sistemi informativi automatizzati e derivino da attività a carattere seriale effettuate con modalità di lavorazione accentrata.

Responsabile del procedimento

L’avviso di accertamento deve indicare il nome del responsabile del procedimento. Si tratta del soggetto cui il contribuente si può rivolgere per ottenere informazioni e indicazioni in merito all’atto. L’indicazione del nominativo è richiesta dallo Statuto dei diritti del contribuente, tuttavia, la giurisprudenza ritiene che l’omessa indicazione non abbia effetti sulla legittimità dell’accertamento.

La motivazione 

L’avviso di accertamento deve indicare le modalità di applicazione dell’imposta e la ragione del suo debito e di conoscere tutti gli elementi in base ai quali la valutazione è stata compiuta e di ricostruire l’iter logico seguito dall’ufficio: ciò al fine di dare al contribuente la possibilità di difendersi. 

Come opporsi all’avviso di accertamento 

Oltre alla possibilità di presentare opposizione direttamente al giudice competente, il contribuente può rivolgersi all’ufficio che ha emesso l’avviso di accertamento per chiederne l’annullamento in autotutela. Questa forma di ricorso non sospende i termini per l’impugnazione dinanzi al giudice. Poiché la risposta non è dovuta, il contribuente farà bene a non lasciar decorrere i termini per presentare il ricorso giudiziale se non vuol precludersi tale strada.



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