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Dipendente part time con partita Iva: versamento doppia contribuzione

4 Gennaio 2020
Dipendente part time con partita Iva: versamento doppia contribuzione

Da aprile 2018 sono lavoratore dipendente con part time al 90%, la sede di lavoro si trova a 130 km dalla mia residenza e dalla mia attività.

Negli anni 2017, 2018 e 2019, il mio reddito di impresa(artigiano p.iva individuale) è pari a zero.

L’Inps mi chiede i contributi come artigiano, ho scritto  e mi hanno risposto che il problema fosse il contratto di tipo part-time. Potreste dirmi se posso evitare di pagare doppia contribuzione per gli anni 2018 e 2019?

In merito alla situazione di chi, come il lettore, è sia titolare d’impresa, che dipendente, la maggiore problematica deriva dal fatto che l’Inps abbia ufficialmente riconosciuto la prevalenza dell’attività dipendente, e la conseguente esenzione dall’obbligo di versamento presso le gestioni artigiani-commercianti, soltanto nell’ipotesi in cui l’attività di lavoro subordinato sia svolta a tempo pieno.

Nei casi in cui il rapporto di lavoro subordinato sia svolto a tempo parziale, l’obbligo di versamento della contribuzione presso le gestioni artigiani- commercianti non è, comunque, automatico, ma la prevalenza deve essere verificata caso per caso.

La questione è tutt’altro che secondaria, in quanto la contribuzione dovuta presso le gestioni artigiani e commercianti è calcolata su un minimale reddituale annuo, attualmente pari a 15.878 euro (valore 2019), che prescinde dal reddito effettivamente prodotto; di conseguenza, anche un’attività autonoma che frutta poche migliaia di euro, o dalla quale non si traggono guadagni, comporta il pagamento di un contributo annuo che si avvicina a 3.800 euro.

In merito alla possibilità di evitare l’iscrizione presso le gestioni artigiani e commercianti, ed il relativo pagamento della contribuzione sul minimale, nell’ipotesi in cui sia svolto lavoro dipendente part time, l’Inps non prevede l’esonero se l’orario lavorativo non supera la metà dell’orario normale (generalmente pari a 40 ore settimanali in base al D.lgs. 66/2033, salvo diversa previsione del contratto collettivo).

In altre parole, in caso di contemporaneo svolgimento di attività autonoma e dipendente, se l’attività subordinata interessa un contratto part-time non superiore a 20 ore settimanali, l’Inps suppone sempre la prevalenza del lavoro autonomo sul lavoro dipendente. Questo non comporta, comunque, che con un part time dal 51% al 99% l’esonero sia sempre riconosciuto.

La redditività o meno dell’attività, invece, ha un’influenza marginale nella valutazione della prevalenza, in quanto il reddito delle imprese è legato a molti fattori; un reddito esiguo, o una perdita, non provano di per sé uno scarso apporto lavorativo.

Nel caso del lettore, con un part time pari all’87,50%, come si evince dalla busta paga allegata, l’orario si avvicina notevolmente al tempo pieno.

Tuttavia, non trattandosi di un rapporto full time, l’esclusione dall’iscrizione e dal versamento della contribuzione non è automatica.

La legge 22 luglio 1966, n. 613, tra i requisiti d’iscrivibilità, prevede la partecipazione personale al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza, senza fornire ulteriori specifiche.

Manca, nelle circolari Inps (ad es. 78/2013, 121/1998, 215/1998 e 32/1999, che affrontano ambiti differenti, inerenti la problematica della prevalenza nell’esercizio dell’attività), un riferimento dal quale si evinca un esonero espresso dal pagamento della contribuzione presso le gestioni artigiani/commercianti per i lavoratori dipendenti non full time, ma con un orario che si avvicina al tempo pieno.

L’Istituto, tuttavia, ha in più occasioni ribadito che le verifiche riguardo alla prevalenza debbano essere effettuate volta per volta. Nel Suo caso, oltre alla vicinanza dell’orario al tempo pieno, si può senz’altro far valere, tra gli argomenti a favore, al notevole distanza del luogo di lavoro, che di fatto comporta un impegno anche superiore all’orario full time.

Per quanto riguarda l’avviso di addebito, il lettore può far presente la situazione all’Inps chiedendo alla sua sede la verifica della partita debitoria, e la sospensione e l’annullamento dell’avviso: attenzione, però, si tratta di una richiesta in autotutela, che non sospende i termini per il ricorso (40 giorni), e alla quale l’Inps potrebbe non dar seguito.

L’unica modalità per far valere le sue ragioni è allora il ricorso. Il ricorso deve essere presentato al Tribunale, in funzione di giudice del lavoro, nella cui circoscrizione ricade la sede Inps che ha emesso l’avviso (non è previsto il ricorso amministrativo). È il giudice a decidere se sospendere l’esecuzione dell’avviso di addebito, pertanto la sospensione non è automatica.



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