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Antenna telefonica sul tetto: il condominio può vietarla?

11 Gennaio 2020 | Autore:
Antenna telefonica sul tetto: il condominio può vietarla?

Il regolamento condominiale può vietare determinate condotte, ma solo prevedendole in maniera specifica, altrimenti sono consentite ai singoli proprietari.

I diritti di chi vive in condominio sono spesso difficili da definire ed interpretare. In molti casi, le questioni diventano fonte di litigi e scontri che sfociano in controversie giudiziarie. Nonostante la presenza di normative dettagliate, la realtà comprende tanti aspetti che le leggi non riescono a disciplinare puntualmente. A complicare le cose ci sono poi le innovazioni tecnologiche ed i regolamenti condominiali. Nel caso che ora esamineremo, si sono verificate entrambe: un condomino aveva installato un’antenna per telefonia cellulare, ma l’assemblea condominiale si è opposta, invocando il regolamento che, a suo dire, la impediva.

Così è dovuta intervenire la Cassazione per stabilire se – e se sì a quali condizioni – il condominio può vietare di mettere un’antenna telefonica sui terrazzi o sul tetto del palazzo.

Il caso giudicato

Un condomino voleva installare, su un terrazzo di sua proprietà, un’antenna per telefonia cellulare, alta un metro e mezzo e dotata degli impianti connessi (fili elettrici e dispositivi di collegamento e di ancoraggio). Si è opposta, però, l’assemblea condominiale, in virtù delle previsioni del regolamento. Il condomino ricorre, quindi, al giudice per affermare il suo diritto, ma ha perduto sia in primo sia in secondo grado.

Per il tribunale e per la Corte d’Appello era decisivo il fatto che il regolamento condominiale, pur non facendo esplicito riferimento alle antenne, vietava, in linea generale, le “molestie” e prescriveva di rispettare la “tranquillità” dei condomini.

Il condomino, però, non si è rassegnato ed è arrivato a ricorrere in Cassazione. A suo favore, giocava il fatto che l’impianto veniva installato in un’area di proprietà esclusiva, e non comune, ed inoltre che le emissioni elettromagnetiche dell’antenna non potevano considerarsi pericolose, perché rientravano nei limiti di legge ed era in grado di dimostrarlo. Ma il condominio aveva dalla sua il regolamento.

La Corte di Cassazione ha deciso, di recente, il caso con una sentenza [1] dove il singolo proprietario ha, infine, ottenuto la ragione.

L’installazione di antenne telefoniche

Il principio generale del condominio è quello secondo cui i condomini possono utilizzare liberamente sia le parti private sia quelle comuni purché non pregiudichino l’analogo utilizzo degli altri comproprietari e non arrechino molestie, disturbo o pericoli alle persone ed alle cose. Dunque, le antenne (non solo quelle telefoniche, ma anche quelle televisive o satellitari) possono essere installate nelle varie parti dell’edificio, dal proprio balcone fino alla terrazza di copertura del fabbricato.  

Il divieto generale sussiste, quindi, se si arreca pregiudizio agli altri condomini o al condominio nel suo complesso (ad esempio, compromettendo il decoro architettonico della facciata del palazzo, oppure la sicurezza e la stabilità del fabbricato). Ribaltando il principio, ne deriva che le antenne, dunque, possono essere installate purché realizzino il minor pregiudizio possibile: il termine “pregiudizio” non comporta necessariamente un danno, ma anche soltanto un semplice fastidio.

Il regolamento condominiale, però, può adottare delle prescrizioni più rigorose, e così arrivare a vietare di installare le antenne. Per avere efficacia in questi casi, però, occorrono due condizioni: la prima è che il regolamento sia stato approvato all’unanimità e la seconda che il divieto sia formulato non in maniera generica – cioè impedendo interventi che possano essere molesti ai vicini, ma non indicando precisamente quali – bensì venga indicato e descritto in modo specifico.

Ed è proprio qui che viene in rilievo il punto che ha permesso al ricorrente del caso che stiamo esaminando di vincere la causa.

Il regolamento condominiale 

Il regolamento di condominio, che è obbligatorio quando il numero dei condomini è superiore a dieci e facoltativo negli altri casi, serve a fissare le regole per la ripartizione delle spese ed a disciplinare l’uso delle cose comuni. Non può menomare i diritti di proprietà dei singoli condomini, ma solo “comprimerli” a seconda delle esigenze per meglio tutelare e garantire quelli analoghi degli altri proprietari.

Così, ed a queste condizioni, può ben imporre dei limiti e dei divieti ad alcune attività: ad esempio, potrebbe vietare di stendere i panni sul balcone come anche di cambiare la destinazione d’uso delle unità immobiliari, trasformandole da case per abitazione ad uffici o negozi.

I divieti che il regolamento stabilisce, però, devono essere previsti analiticamente ed essere indicati in maniera chiara. Tra essi, quindi, può esserci anche quello di installare determinati tipi di antenne – comprese quelle di telefonia cellulare – sulle terrazze ed i balconi, anche quando essi costituiscono proprietà esclusiva e non comune.

La decisione della Cassazione

Ora che abbiamo esposto i principi di base che regolano la materia, ti sarà facile comprendere i motivi della decisione assunta dalla Cassazione.

La Suprema Corte premette che «è legittimo che il regolamento condominiale possa prevedere delle particolari limitazioni sulle proprietà esclusive qualora siano idonee ad arrecare pregiudizio agli altri condomini come, nel caso di specie, sotto forma di molestia ricondotta all’installazione dell’impianto di telefonia cellulare», ma in quel caso il regolamento era generico e non parlava dell’antenna.

Infatti – rileva la sentenza – «il riferimento all’idoneità di quanto potesse “risultare molesto ai vicini” è obiettivamente ampio e generico», mentre risulta accertato che l’impianto in questione rispettava i limiti ed i valori di attenzione previsti dalla legge per le emissioni elettromagnetiche [2] «ragion per cui – prosegue la Corte – la prevalenza dell’asserita tranquillità dei condomini rispetto all’esercizio di un legittimo diritto del singolo condomino di utilizzare la sua proprietà esclusiva si connota come illegittima, in considerazione della genericità della clausola di cui al regolamento laddove – si badi – non si specifica in che cosa dovessero consistere concretamente le molestie».

Perciò, la Cassazione sottolinea il principio secondo cui «i divieti ed i limiti di destinazione delle cose di proprietà individuale nel regime condominiale possono essere formulati nei regolamenti sia mediante elencazione delle attività vietate sia mediante riferimento ai pregiudizi che si intendono evitare ma è necessario che, specialmente in quest’ultimo caso, tali limiti e divieti, al fine di evitare ogni possibilità di equivoco in una materia che attiene alla compressione di facoltà normalmente inerenti alle proprietà esclusive dei singoli condomini, risultino da espressioni incontrovertibilmente rivelatrici di un intento chiaro, ovvero non suscettibili di dar luogo a incertezze».

In definitiva, secondo gli Ermellini il regolamento condominiale, quando pone divieti che limitano le facoltà di godimento dei condomini sulle unità immobiliari in proprietà esclusiva, deve essere chiaro, esplicito ed inequivocabile, non può essere interpretato in via estensiva nemmeno dai giudici, che non possono far rientrare un concetto evanescente come qualcosa che possa”risultare molesto ai vicini” ad un oggetto preciso e ben individuabile, come un’antenna di telefonia cellulare, che potrebbe essere vietata solo se fosse esplicitamente prevista e menzionata espressamente nelle norme regolamentari.

Per approfondire, leggi anche:


note

[1] Cass. sent. n.32695/19 del 12 dicembre 2019.

[2] Art. 4 della Legge 22 febbraio 2001, n.36 “Legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici” e Decreto Presidente del Consiglio dei Ministri del 8 luglio 2003.


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