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Malattia e licenziamento: ultime sentenze

8 Gennaio 2020
Malattia e licenziamento: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: periodo di assenza per malattia; licenziamento ritorsivo; licenziamento per superamento del periodo di comporto; cause di impossibilità della prestazione lavorativa; malattia del lavoratore e inidoneità al lavoro; reintegra e risarcimento del danno.

La malattia del lavoratore

La malattia del lavoratore e la sua inidoneità al lavoro sono cause di impossibilità della prestazione lavorativa che hanno natura e disciplina giuridica diverse: la prima ha carattere temporaneo, implica la totale impossibilità della prestazione e determina, ai sensi dell’art. 2110 c.c., la legittimità del licenziamento quando ha causato l’astensione dal lavoro per un tempo superiore al periodo di comporto; la seconda ha carattere permanente o, quanto meno, durata indeterminata o indeterminabile, non implica necessariamente l’impossibilità totale della prestazione e consente la risoluzione del contratto ai sensi degli artt. 1256 e 1463 c.c.

Corte appello Milano sez. lav., 11/07/2019, n.854

Licenziamento intimato al lavoratore al ritorno da una lunga malattia

È “ritorsivo” il licenziamento intimato al lavoratore al ritorno da una lunga malattia, se il “giustificato motivo oggettivo” addotto dal datore di lavoro si rivela infondato. A precisarlo è la Cassazione bocciando il ricorso di una Srl, attiva nel settore dell’oreficeria, contro la decisione della Corte di merito, che aveva disposto la reintegra ed il risarcimento del danno per un operaio specializzato, assunto con mansioni di incisore pantografista, al rientro in servizio dopo una assenza di oltre sette mesi, il quale aveva ricevuto una lettera di licenziamento motivata con la “scelta organizzativa” di chiudere il settore bigiotteria, argenteria e ottone per il calo di commesse, circostanze rivelatesi però non vere e smentite altresì dalla successiva assunzione di un altro dipendente.

Cassazione civile sez. lav., 23/09/2019, n.23583

Licenziamento per superamento del periodo di comporto

In tema di licenziamento per superamento del periodo di comporto, devono essere inclusi nel calcolo del periodo, oltre ai giorni festivi, anche quelli di fatto non lavorati, che cadano durante il periodo di malattia indicato dal certificato medico, operando, in difetto di prova contraria (che è onere del lavoratore fornire), una presunzione di continuità, in quei giorni, dell’episodio morboso addotto dal lavoratore quale causa dell’assenza dal lavoro e del mancato adempimento della prestazione dovuta, con la precisazione che la prova idonea a smentire tale presunzione di continuità può essere costituita solo dalla dimostrazione dell’avvenuta ripresa dell’attività lavorativa.

Cassazione civile sez. lav., 13/09/2019, n.22928

Interessi del lavoratore e del datore di lavoro

Qualora nel licenziamento per superamento del periodo di comporto per malattia l’interesse del lavoratore alla certezza della vicenda contrattuale va contemperato con un ragionevole spatium deliberandi che va riconosciuto al datore di lavoro perché egli possa valutare convenientemente nel complesso la sequenza di episodi morbosi del lavoratore, ai fini di una prognosi di compatibilità della sua presenza in rapporto agli interessi aziendali.

Corte appello Genova sez. lav., 06/05/2019, n.221

Carattere ritorsivo del licenziamento

Insussistenza di calo del fatturato e delle commesse nel periodo anteriore al licenziamento; assunzioni di altri lavoratori in coincidenza con l’assenza per malattia del lavoratore licenziato, possibilità di repechage sulla base delle mansioni svolte dal lavoratore e violazione comunque dei criteri di scelta tra i dipendenti con mansioni fungibili sono elementi che il giudice deve valutare ai fini dell’affermazione della natura ritorsiva del licenziamento.

Corte appello Bologna sez. lav., 30/04/2019, n.406

Sospensione del periodo di preavviso del licenziamento

La sospensione del termine di preavviso del licenziamento durante il decorso della malattia del lavoratore, con conseguente inefficacia del licenziamento fino alla cessazione della malattia o dell’esaurimento del periodo di comporto, costituisce un effetto che deriva direttamente dalla legge e, quindi, si produce per il solo fatto della sussistenza dello stato morboso, indipendentemente dalla comunicazione della malattia che, di regola, a seconda della disciplina collettiva, può essere effettuata entro tre giorni dall’insorgenza.

Ne consegue che lo stato di gravidanza, insorto durante il periodo di preavviso, se pure non è causa di nullità del licenziamento ai sensi dell’articolo 54 del decreto legislativo 151/2001 costituisce evento idoneo, ai sensi dell’articolo 2110 del codice civile, a determinare la sospensione del periodo di preavviso.

Cassazione civile sez. lav., 03/04/2019, n.9268

Natura della patologia e delle mansioni svolte

Lo svolgimento di altra attività lavorativa da parte del dipendente, durante lo stato di malattia, configura la violazione degli specifici obblighi contrattuali di diligenza e fedeltà nonché dei doveri generali di correttezza e buona fede, oltre che nell’ipotesi in cui tale attività esterna sia, di per sé, sufficiente a far presumere l’inesistenza della malattia, anche nel caso in cui la medesima attività, valutata con giudizio ex ante in relazione alla natura della patologia e delle mansioni svolte, possa pregiudicare o ritardare la guarigione o il rientro in servizio (confermato il licenziamento per il lavoratore in periodo di assenza per infortunio sorpreso a svolgere attività lavorativa particolarmente gravosa quale la guida di automezzi e il carico/scarico di materiale, tale da comprometterne o ritardarne la guarigione).

Cassazione civile sez. lav., 19/03/2019, n.7641

Licenziamento individuale per giusta causa: tutela reintegratoria

In tema di licenziamento individuale per giusta causa, l’insussistenza del fatto contestato, che rende applicabile la tutela reintegratoria ai sensi dell’art. 18, comma 4, st. lav., come modificato dall’art. 1, comma 42, lett. b), della l. n. 92 del 2012, comprende anche l’ipotesi del fatto sussistente ma privo del carattere di illiceità, come nell’ipotesi del dipendente che, durante il periodo di assenza per malattia, svolga un’altra attività lavorativa, senza che ciò determini, per le sue concrete modalità di svolgimento, alcun rischio di aggravamento della patologia né alcun ritardo nella ripresa del lavoro, e dunque senza violazione degli obblighi di buona fede e correttezza nell’esecuzione del rapporto.

Cassazione civile sez. lav., 07/02/2019, n.3655

L’onere della prova

In tema di licenziamento per superamento del periodo di comporto, le assenze del lavoratore per malattia non giustificano il recesso del datore di lavoro ove l’infermità dipenda dalla nocività delle mansioni o dell’ambiente di lavoro che lo stesso datore di lavoro abbia omesso di prevenire o eliminare in violazione dell’obbligo di sicurezza (art. 2087, c.c.) o di specifiche norme.

Peraltro, incombe sul lavoratore l’onere di provare il collegamento causale tra la malattia che ha determinato l’assenza e le mansioni espletate in mancanza del quale deve ritenersi legittimo il licenziamento.

Tribunale Trieste sez. lav., 01/02/2019, n.20

Malattia per infortunio

La malattia per infortunio non esclude la possibilità di svolgere un’altra attività lavorativa a condizione che ciò non determini un ritardo nella guarigione o aggravamento (legittimo, nella specie, il licenziamento del lavoratore assente per malattia dovuta a lombalgia, ma operativo, e con grosso impegno fisico, in una pizzeria di cui era anche comproprietario).

Cassazione civile sez. lav., 17/12/2018, n.32600

Assenze del lavoratore per malattia

Le regole dettate dall’art. 2110 c.c. per le ipotesi di assenze da malattia del lavoratore prevalgono, in quanto speciali, sulla disciplina dei licenziamenti individuali e si sostanziano nell’impedire al datore di lavoro di porre fine unilateralmente al rapporto sino al superamento del limite di tollerabilità dell’assenza (cd. comporto) predeterminato dalla legge, dalle parti o, in via equitativa, dal giudice, nonché nel considerare quel superamento unica condizione di legittimità del recesso, nell’ottica di un contemperamento tra gli interessi confliggenti del datore di lavoro (a mantenere alle proprie dipendenze solo chi lavora e produce) e del lavoratore (a disporre di un congruo periodo di tempo per curarsi, senza perdere i mezzi di sostentamento); ne deriva che lo scarso rendimento e l’eventuale disservizio aziendale determinato dalle assenze per malattia del lavoratore non possono legittimare, prima del superamento del periodo massimo di comporto, il licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

Cassazione civile sez. lav., 07/12/2018, n.31763

La giusta causa legittima il licenziamento

Lo stato di malattia del lavoratore preclude al datore di lavoro l’esercizio del potere di recesso solo quando si tratta di licenziamento per giustificato motivo; esso non impedisce, invece, l’intimazione del licenziamento per giusta causa, non avendo ragion d’essere la conservazione del posto di lavoro in periodo di malattia di fronte alla riscontrata esistenza di una causa che non consente la prosecuzione neppure in via temporanea del rapporto.

Tribunale Foggia sez. lav., 02/11/2018, n.6027

Illegittimità del licenziamento

Il licenziamento discriminatorio è quello fondato su motivo odioso: sulla volontà di escludere dalla compagine sociale un soggetto per il solo fatto di una sua caratteristica personale che lo contraddistingue, per un puro pregiudizio di non identità e omologazione che guarda alla condizione psico-fisica ovvero alla personalità complessivamente intesa del lavoratore.

Di conseguenza, il solo fatto che il lavoratore sia stato assente per malattia e che ciò sia durato per un certo lasso temporale, non può, pur di fronte all’insussistenza del fatto materiale, portare alla conclusione che il licenziamento sia discriminatorio.

A tal fine è necessario dimostrare un quid pluris, ovvero che proprio la malattia è stata la ragione unica, ma per tale conclusione non basta il solo fatto che il lavoratore fosse stato malato, né può giungersi a tale conclusione sulla sola base della accertata illegittimità del licenziamento.

Tribunale Milano sez. lav., 23/10/2018, n.2696

Licenziamento del lavoratore assente per gastroenterite

Non sempre lo svolgimento di un’altra attività lavorativa durante il periodo di assenza per malattia, giustifica la reazione del datore di lavoro che abbia licenziato il dipendente (illegittimo, nella specie, il licenziamento contestato ad un lavoratore per aver svolto attività di tinteggiatura di esterni durante l’ultimo giorno di un periodo di assenza per malattia per asserita gastroenterite).

Cassazione civile sez. VI, 04/07/2018, n.17424

Licenziamento del lavoratore in malattia che svolge attività extralavorativa

È legittimo il licenziamento del lavoratore assente per malattia che svolga un’attività extralavorativa che, in relazione alla natura della patologia e delle mansioni svolte, possa pregiudicare o ritardare la guarigione ed il rientro in servizio (nella specie, il lavoratore, assente per malattia lombosciatalgia -, si era esibito in pubblico come concertista nell’ambito di una serata organizzata per una festa patronale).

Cassazione civile sez. lav., 13/03/2018, n.6047


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