Riforma pensioni 2020: cosa cambia

28 Dicembre 2019 | Autore:
Riforma pensioni 2020: cosa cambia

Aperti due tavoli di confronto con le parti sociali per programmare la riforma del sistema pensionistico: più flessibilità e maggior ricorso al requisito contributivo.

Quando si tratta di pensioni, non è mai troppo presto per pensarci in anticipo. Questa regola vale non solo per i pensionati o per chi è prossimo ad andarci, ma anche per chi le pensioni le eroga. Così anche lo Stato italiano in materia di previdenza guarda lontano ed inizia già adesso a preoccuparsi di andare “oltre Quota 100” per stabilire cosa succederà quando termineranno i tre anni di una sperimentazione che sinora non ha riscosso un gran successo. E magari ritoccare i requisiti anche prima della scadenza nel 2022 , riformulando i termini per accedere alla pensione anticipata, rispetto agli attuali 62 anni di età più 38 di contributi.

Del resto, si sa fin dalle scuole elementari che cambiando le cifre interne di un’addizione il risultato non cambia: fin qui è matematica e non politica. Quota 100 si chiama così perché richiede il requisito anagrafico dei 62 anni di età e quello contributivo di 38 anni utili: totale 100. Ma lo stesso risultato potrebbe ottenersi con 58 + 42 oppure con 64 + 36. Quest’ultima sembra la strada preferita dal Governo. Secondo quanto anticipa il Sole 24 Ore di oggi, l’ipotesi di lavoro sul campo è quella di modificare Quota 100 alzando di due anni il requisito dell’età e diminuendo di due anni quello dei contributi.

Fermo restando che l’attuale Quota 100 non è stata toccata, non appena terminate le feste natalizie a gennaio ripartirà il confronto tra il Governo e le parti sociali e si riaprirà il confronto su questo tema per creare altre soluzioni. In agenda ci sarà proprio l’ipotesi della nuova Quota 100, che però dovrà essere preliminarmente discussa in un tavolo tecnico al Cnel e in un altro al ministero del Lavoro, che sono già programmati.

Il motivo di questa fretta è evitare problemi in vista all’avvicinarsi dello “scalone” che si creerà alla fine del 2021 quando termineranno i tre anni di sperimentazione dell’attuale Quota 100: si cerca una soluzione morbida per evitare crisi improvvise del sistema pensionistico. L’impatto riguarda anche la finanza pubblica in generale, come dimostra il fatto che la legge di Bilancio 2020 varata pochi giorni fa ha attinto a piene mani proprio dal “tesoretto” dei risparmi ottenuti grazie a Quota 100 durante il 2019, ed ha potuto utilizzare risorse che un anno fa erano state destinate a tali fini ma poi non erano state spese perché il numero degli aderenti a questo tipo di pensione anticipata è risultato inferiore a quello delle stime iniziali.

Si tratta di cifre che superano il miliardo di euro, al netto di quelle già utilizzate nella manovra per altre esigenze di finanza pubblica e dunque ora disponibili per gestire il flusso dei pensionati in arrivo con le prossime riforme, in maniera da evitare di incidere su altri capitoli del bilancio statale. E proprio qui sta il punto: l’obiettivo del Governo sembra essere quello di arrivare il più possibile ad un sistema pensionistico autofinanziato, il che significa, dal lato dei cittadini, un maggior ricorso al sistema contributivo anziché a quello retributivo (che, con il trascorrere degli anni, avrà sempre meno incidenza fino a diventare un residuo del passato). Oggi per chi accede all’attuale Quota 100 la parte contributiva incide per poco meno di due terzi del totale e questo pesa parecchio sulla convenienza a lasciare il lavoro prima della scadenza naturale.

Dunque avranno sempre più peso gli anni di contribuzione versati ed il loro ammontare: si potrà arrivare ad un ricalcolo complessivo dell’intero montante, sul modello di quanto già accade ora per Opzione Donna. Tra pochi giorni, non appena ripartirà il confronto sui due tavoli aperti con le parti sociali, si capirà meglio cosa l’esecutivo intende fare. Intanto il presidente dell’Inps ha già anticipato – nella stessa ottica di andare verso pensioni oltre Quota 100 – che occorre superare il tabù dell’età pensionistica uguale per tutti ed arrivare a soluzioni flessibili per le vie d’uscita più veloci, che dovranno tener conto del tipo di lavori svolti nel corso della vita, privilegiando i lavori più faticosi e usuranti rispetto a quelli più “tranquilli”.


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