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Si può usare il bancomat di un’altra persona?

29 Dicembre 2019
Si può usare il bancomat di un’altra persona?

Si può prestare il bancomat? Che succede se il marito usa il bancomat della moglie o viceversa? Puoi usare il bancomat di uno dei tuoi genitori e quali sono le conseguenze sulle detrazioni fiscali?

Ormai, tutti gli intestatari di un conto corrente possiedono anche una tessera bancomat che, il più delle volte, viene fornita gratuitamente dalla banca. Ma non tutti hanno un conto. All’interno di una famiglia, potrebbe succedere, ad esempio, che la moglie usi il conto del marito o che il figlio sfrutti quello della madre. In questi casi, si può usare il bancomat di un’altra persona?

La questione va affrontata sotto tre aspetti differenti: i rapporti con la banca (esistono divieti nel contratto firmato con l’istituto di credito alla possibilità di prestare il bancomat a un familiare o a un amico?); i rapporti tra le parti (che succede se il titolare della carta non ha autorizzato il prelievo o ne ha autorizzato uno inferiore?); i rapporti con il fisco (si possono detrarre le spese sostenute pagando con la carta bancomat del coniuge?).

Cerchiamo di analizzare qui di seguito tutte le suddette problematiche.

Il bancomat è cedibile?

In generale, la tessera bancomat può essere ceduta. Non è necessario che, al momento del pagamento al Pos o del prelievo alla macchinetta Atm, vi sia coincidenza tra il titolare della carta e il suo possessore. Quindi, il commesso di un negozio non ti potrà chiedere spiegazioni del perché stai fornendo alla cassa un bancomat non tuo, né la banca potrà, con le proprie telecamere, verificare se i prelievi di contanti sono eseguiti esclusivamente dai propri clienti.

Si può prestare il bancomat?

Nelle condizioni generali di contratto stilate dalle principali banche italiane, non è presente alcun divieto di prestare il bancomat. Chiaramente, chi lo fa, dovrà sostenere anche i rischi che da ciò derivano nel caso di un uso inappropriato. Non potrà cioè rivalersi contro la banca se il detentore della tessera bancomat ha prelevato più di quanto gli era stato concesso dal titolare. I rapporti, quindi, tra le parti sono regolati separatamente da quelli con la banca. 

Luigi ottiene dal padre il suo bancomat per acquistare dei libri di scuola. Ma Luigi decide di comprare anche un nuovo computer. Il padre lo viene a sapere e chiede alla banca lo storno delle somme non autorizzate. La banca può legittimamente rifiutare tale richiesta. Tutt’al più, se il figlio è minorenne, il padre potrà agire contro il venditore e chiedere l’annullamento del contratto per incapacità d’agire del figlio. Tale azione va intrapresa entro 5 anni dalla conoscenza dell’atto.

La Cassazione [1] ha di recente detto che il prelievo non autorizzato con il bancomat altrui, evidentemente sottratto senza il consenso del titolare, costituisce reato punito con la reclusione da 1 a 5 anni e con la multa da 310 a 1.550 euro [2]. Se il colpevole del reato rimborsa la somma prelevata senza permesso prima della denuncia o anche prima della condanna penale, ossia a processo già iniziato, ottiene uno sconto di un terzo sulla pena. 

Anche in questo caso, però, la banca non è responsabile e i rapporti di dare-avere, con le conseguenti azioni restitutorie, vanno gestiti solo tra le parti.

Si possono scaricare le spese sostenute col bancomat di un’altra persona?

Immaginiamo ora che il soggetto che utilizza il bancomat di un familiare voglia detrarre dalle tasse le spese sostenute tramite pagamento al Pos. Questa possibilità gli è preclusa. Come noto, infatti, il bancomat è collegato solo al conto corrente del relativo titolare e, per legge, può usufruire delle detrazioni non chi materialmente paga (cioè chi si presenta alla cassa), ma chi sostiene la spesa in quanto titolare dei soldi utilizzati. 

Posso usare il bancomat di mio marito o di mia moglie?

Sempre per rimanere sotto un profilo fiscale, se nulla osta che il marito possa utilizzare il bancomat della moglie o la moglie quello del marito, i problemi potrebbero sorgere in caso di intestazione fittizia del conto corrente.

Luigi ha un’attività di lavoro autonomo nell’ambito della quale spesso fa del “nero”. Non sapendo dove tenere i soldi contanti ricevuti dai clienti, decide di aprire un conto corrente intestandolo alla moglie, formalmente disoccupata, e facendosi rilasciare da questa una delega alle operazioni. Senonché, Luigi utilizza disinvoltamente il conto della moglie per fare acquisti per sé, oltre che per la famiglia. Impiega così il bancomat per tutti i pagamenti. Addirittura, esegue bonifici dal conto della prestanome al proprio. Tutta questa movimentazione genera un sospetto nell’Agenzia delle Entrate che presume sussistere un collegamento tra il conto della donna e quello del marito. L’ufficio delle imposte arriva così a imputare al reddito di quest’ultimo le somme accreditate sul conto intestato fittiziamente. 

Di recente, la Corte di Cassazione ha ritenuto legittime le indagini sul conto del coniuge in presenza di movimentazione sospetta. Così il fisco può imputare il denaro in esso depositato al reddito del coniuge lavoratore. 

Leggi sul punto: il fisco può controllare il conto di mia moglie?.


note

[1] Cass. sent. n. 50395/19 del 12.12.2019.

[2] Ai sensi del d.lgs. n. 231/2007 (art. 55 n. 9).


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