Prescrizione spazzatura

17 Gennaio 2020 | Autore:
Prescrizione spazzatura

Entro quando il Fisco può agire con il recupero della tassa sui rifiuti non pagata dal contribuente? Come puoi difenderti?

Nel corso del tempo, ha cambiato vari nomi: Tarsu (tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani), Tia (tariffa igiene ambientale), Tares (tributo comunale sui rifiuti e sui servizi) e, da ultimo, Tari (tassa rifiuti). In qualunque modo la si chiami, l’unica cosa certa è l’obbligo di pagamento dei relativi di importi ad opera del contribuente.

Non si è mai contenti di pagare le tasse, soprattutto quando il cittadino dà per scontata la presenza dei servizi comunali, a prescindere dal proprio contributo economico. Il pagamento di questa tassa, molto spesso, viene richiesto in un’unica soluzione, con la possibilità di spalmare l’importo in massimo tre rate. Questi importi, nel corso dell’anno, si vanno a sommare ad altre scadenze, che rendono le proprie tasche incapaci di far fronte a tutte le spese.

Ma cosa succede se decidi di non pagare questa tassa? Entro quale termine l’ente preposto a ricevere il pagamento può pretendere gli importi? In questo articolo, vedrai i termini di prescrizione spazzatura, non prima di aver analizzato la tassa rifiuti e le sue caratteristiche.

La natura della tassa sui rifiuti

Possiamo considerarla come un tributo finalizzato a sostenere i costi di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Questa tassa, chiamata in svariati altri modi, è stata introdotta nel 2014, sostituendo la Tares.

Essa è dovuta da ogni cittadino sia in possesso, a qualsiasi titolo, di locali suscettibili di produrre dei rifiuti urbani, ad esclusione delle pertinenze e delle aree condominiali.

Le somme sono destinate ai comuni che, in tal modo, possono gestire il servizio di raccolta e smaltimento, tramite gare d’appalto indette tra le aziende partecipanti.

Gli importi

Ai Comuni sono dati ampi poteri di determinazione degli importi, con possibilità sia di prevedere aumenti rispetto a quanto stabilito dai metodi di calcolo della normativa, sia di esenzioni e agevolazioni in base al reddito del singolo contribuente.

Il metodo di calcolo si basa:

  • sulla determinazione dei costi di servizio, anche alla luce dell’aggiudicazione dell’appalto;
  • sulla scissione tra costi fissi e variabili, anche alla luce della tipologia dei locali (domestici, o non domestici);
  • sulle varie categorie di utenze, alle quali andrà applicata una specifica aliquota.

In linea generale, gli avvisi di pagamento vengono inviati nel corso dell’anno e prevedono la possibilità di pagare gli importi in un’unica rata, o con un piano rateale di poche rate (due, o tre al massimo) spalmate nei mesi a seguire.

Come pagare?

Il pagamento della tassa sui rifiuti viene effettuato tramite il modello F24, che arriva già a casa precompilato, sia nella versione “rata unica”, che nella versione rateizzata.

Basterà, quindi, recarsi presso un ufficio postale, l’Agenzia delle Entrate, o un istituto di credito per procedere al pagamento. Potrai, anche, effettuare il pagamento online, comodamente da casa, grazie ai servizi offerti dalla tua banca.

Ovviamente, dovrai premurarti di conservare la quietanza di pagamento, poiché, nel caso in cui il comune dovesse richiederti il pagamento di un importo già versato, l’unico tuo modo per dimostrare il versamento sarebbe produrre l’F24 quietanzato (col timbro dell’ufficio che ha incassato le somme).

Termine di prescrizione

Per stabilire entro che termine il Comune può esigere il pagamento delle tasse non pagate, occorre fare riferimento a quanto stabilisce il Codice civile.

Ebbene, secondo la legge [1], la Tari si prescrive in cinque anni, essendo una tassa che deve essere pagata periodicamente, di anno in anno. Infatti, i tributi locali che riguardano la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti sono caratterizzati da una erogazione periodica del servizio, che ne fa scaturire il termine breve per il maturarsi della prescrizione, e non quello ordinario di dieci anni [2].

Una volta decorso questo termine, potrai contestare la richiesta e, se il Fisco dovesse pretendere quelle somme, avresti a disposizione i mezzi impugnatori previsti dalla legge.

Viceversa, se la richiesta di pagamento della Tari dovesse arrivare prima dello spirare del termine prescrizionale, allora tutto il tempo trascorso andrà perduto, e i cinque anni inizieranno a decorrere nuovamente.

Da che termine decorre la prescrizione?

I cinque anni di prescrizione iniziano a decorrere dall’anno successivo a quello di imposta, inteso come l’anno in cui avrebbe dovuto pagarsi la tassa sulla spazzatura.

Se, ad esempio, ti arriva una richiesta di pagamento relativa alla Tari del 2015, sappi che potranno pretendere il pagamento fino al 31 gennaio 2020.

Mentre, se la tassa sui rifiuti si riferisce all’annualità 2010, l’agenzia delle entrate riscossione avrebbe potuto rivendicare il diritto al pagamento delle somme entro il 31 dicembre 2015 e, quindi, avrà perso il diritto a riscuotere.

Tuttavia, se nell’arco di tempo intercorso tra il 2010 e il 2015, ti è stata notificata un’intimazione di pagamento, allora l’inizio del termine prescrizionale non dovrà più rifarsi all’annualità, ma al giorno in cui è pervenuta la notifica.

Ad esempio, se per l’annualità del 2010, il Comune ti ha inviato una richiesta di pagamento il 15 marzo 2013, il termine prescrizionale non scadrà il 31 dicembre 2015, ma il 15 marzo 2018.

Come impugnare la tassa prescritta?

Se, dai calcoli effettuati, ti sei reso conto che le annualità non pagate risultano prescritte, occorrerà impugnare, tramite avvocato, davanti alla commissione tributaria competente, l’atto ricevuto. Per farlo, avrai a disposizione sessanta giorni, decorrenti da quando hai ricevuto l’atto da impugnare. In questo modo, potrai ottenere la sentenza di un giudice, con la quale interrompere future pretese economiche da parte dell’ente.

In alternativa, se le richieste di pagamento sono già state trasmesse all’ente riscossore, che ha provveduto all’iscrizione a ruolo e all’emissione della cartella esattoriale, potrai inviare un’istanza per ottenere la cancellazione dell’iscrizione, motivando la prescrizione maturata.

Nel caso in cui l’ente riscossore non dovesse riscontrare la tua richiesta entro duecentoventi giorni dalla notifica effettuata, le cartelle di riferimento potranno considerarsi cancellate di diritto [3].

note

[1] Art.2948 cod. civ.

[2] Cass. civ., sez. trib., n.4283/2010 del 23.02.2010

[3] Art.1 legge 228/2012


1 Commento

  1. Nel caso di arrivo dell’atto oltre i tempi previsti e il deposito alle poste è avvenuto entro il termine, va pagata la tassa?

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