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Legge Madia

18 Gennaio 2020 | Autore:
Legge Madia

Riforma Madia pubblico impiego: cos’è e quali sono le novità più importanti? Come sono stati modificati i concorsi pubblici? Incarichi esterni: come funzionano?

Ogni legge è identificata da un numero e da una data, oltre che dall’indicazione del giorno preciso in cui è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale affinché ne sia noto a tutti il contenuto. A volte, vuoi per brevità, vuoi per individuarne meglio il contenuto, si attribuisce al provvedimento legislativo un nome preciso: pensa ad esempio ai tanti decreti sicurezza, alla legge spazza-corrotti oppure alle leggi che prendono il nome dai politici che l’hanno proposta, come la Fornero, la Bossi-Fini e tante altre ancora. In quest’ultima categoria di leggi che assumono, in via informale, il nome di chi l’ha proposta v’è anche la legge Madia, che prende in prestito il nome dall’allora ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione Marianna Madia.

Cosa dice questa legge? Perché la riforma Madia è così importante? Quali sono stati gli effetti principali di questo provvedimento? Se pensi che l’argomento possa essere di tuo interesse e hai dieci minuti di tempo, allora mettiti comodo e prosegui nella lettura: vedremo insieme quali sono gli aspetti principali della legge Madia.

Riforma Madia: cos’è?

La riforma Madia ha riguardato principalmente il pubblico impiego (cioè il lavoro alle dipendenze dello Stato e degli enti locali) e i rapporti tra cittadini e Pubblica Amministrazione. Ma non solo: la riforma ha altresì riguardato la riorganizzazione dell’amministrazione statale centrale e periferica, la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, la semplificazione del procedimenti amministrativi, la razionalizzazione e controllo delle società partecipate, l’introduzione di misure anticorruzione volte a favorire la trasparenza. Insomma, si è trattato di una riforma generale della Pubblica Amministrazione.

Per realizzare questo ambizioso obiettivo, la legge Madia [1] ha delegato al Governo l’attuazione delle norme in essa contenute: pertanto, alla legge Madia sono seguiti alcuni decreti legislativi di attuazione [2]. Non è sbagliato, dunque, affermare che la legge Madia è una legge di delega a favore del Governo.

Nei paragrafi che seguono, vedremo come ha inciso la legge Madia sul pubblico impiego, analizzando gli aspetti maggiormente significativi della riforma.

Come cambia il pubblico impiego con la legge Madia?

Abbiamo detto che la riforma Madia ha riguardato la pubblica amministrazione in generale, tanto nei rapporti con i suoi dipendenti quanto con quelli con i privati cittadini; per fare ciò, sono stati necessari diversi provvedimenti legislativi, essendo la legge Madia una legge di delega a favore del Governo.

Come ha inciso la riforma Madia sul pubblico impiego? Vediamo quali sono le principali novità introdotte dalla legge Madia (e decreti attuativi):

  • l’introduzione del Piano Triennale dei fabbisogni, diretto a programmare le assunzioni in base alla situazione di effettiva necessità della pubblica amministrazione. In pratica, con la legge Madia (soprattutto, con uno sei suoi decreti attuativi), si è inciso sulla disciplina dell’organizzazione del personale, passando dal concetto di dotazione organica a quello del fabbisogno di personale come criterio guida nell’organizzazione degli uffici pubblici;
  • l’accelerazione all’azione disciplinare, attraverso la previsione di una tempistica certa;
  • la previsione di nuove infrazioni disciplinari che comportano il licenziamento (ad esempio, la reiterata e grave violazione alle regole deontologiche, la valutazione negativa della performance per tre anni consecutivi; per i dirigenti, la mancata attivazione o definizione di procedimenti disciplinari, commessa con dolo o colpa grave);
  • la valorizzazione dell’esperienza professionale acquisita da coloro che hanno avuto rapporti di lavoro flessibile con le amministrazioni, ai fini dell’accesso al lavoro pubblico, e della conoscenza delle lingue straniere come requisito per accedere ai concorsi o comunque titolo di merito valutabile dalle commissioni giudicatrici;
  • la valutazione positiva della performance, che diviene strumentale all’erogazione di premi e per il riconoscimento delle progressioni economiche, per l’attribuzione di incarichi di responsabilità al personale ed il conferimento degli incarichi dirigenziali; la valutazione negativa, invece, è elemento di valutazione per la responsabilità dirigenziale e rileva a fini disciplinari;
  • la previsione che in caso di licenziamento illegittimo, l’indennizzo contestuale al reintegro nel posto di lavoro non potrà oltrepassare le ventiquattro mensilità;
  • una maggiore attenzione al tema dell’integrazione dei soggetti disabili nel mondo del lavoro.

Legge Madia e riforma dei concorsi pubblici

La legge Madia e i successivi decreti attuativi hanno rivisto anche la disciplina riguardante l’accesso al pubblico impiego, cioè la disciplina dei concorsi pubblici. Di seguito, le principali novità:

  • la previsione di concorsi pubblici svolti in maniera centralizzata ed aggregata, nell’ottica del perseguimento sia di criteri di economicità nella procedura sia di garanzia della partecipazione degli aspiranti;
  • la previsione dell’accertamento non più solo della lingua inglese ma anche di altre lingue straniere, come requisito di partecipazione al concorso nonché quale titolo di merito valutabile dalla commissione giudicatrice;
  • la valorizzazione del titolo di dottore di ricerca nei concorsi pubblici;
  • una maggiore sensibilità verso l’integrazione delle persone con disabilità nel mondo del lavoro.

Gli incarichi esterni dopo la legge Madia

La legge Madia ha inciso anche sulla possibilità, per la Pubblica Amministrazione, di dare incarichi esterni a persone che non sono dipendenti pubblici, cioè a individui che non sono già contrattualizzati.

Come sicuramente saprai, la Pubblica Amministrazione deve prediligere l’assunzione a tempo indeterminato, al fine di garantire stabilità ai propri dipendenti. Tuttavia, essa può eccezionalmente avvalersi di lavoratori esterni, cioè di persone che, pur non avendo superato un concorso e non essendo, dunque, dipendenti pubblici, possono essere d’aiuto alla Pubblica Amministrazione grazie alle loro comprovate capacità.

Secondo la legge, la Pubblica Amministrazione, per rispondere a esigenze di carattere esclusivamente temporaneo o eccezionale, può stipulare contratti di lavoro a tempo determinato, contratti di formazione e lavoro e contratti di somministrazione di lavoro a tempo determinato, nonché avvalersi delle forme contrattuali flessibili previste dal codice civile e dalle altre leggi sui rapporti di lavoro nell’impresa.

È fondamentale ricordare che la violazione di disposizioni imperative riguardanti l’assunzione o l’impiego di lavoratori, da parte delle pubbliche amministrazioni, non può comportare la costituzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato con le medesime pubbliche amministrazioni. Il lavoratore interessato ha diritto al risarcimento del danno derivante dalla prestazione di lavoro in violazione di disposizioni imperative.

Nel pubblico impiego possono aversi anche impieghi part-time e in regime di telelavoro, nonché l’apprendistato.

La Pubblica Amministrazione può poi ricorrere ad incarichi individuali esterni, affidati a soggetti non facenti parte del personale in servizio. Tali contratti possono essere stipulati per fare fronte a specifiche esigenze non fronteggiabili con il personale in servizio, mediante l’utilizzo di soggetti esperti aventi particolare e comprovata specializzazione, anche universitaria.

A seguito della riforma Madia, la Pubblica Amministrazione può ricorrere a incarichi esterni alle seguenti condizioni:

  • l’oggetto della prestazione deve corrispondere alle competenze attribuite dall’ordinamento all’amministrazione conferente, ad obiettivi e progetti specifici e determinati e risultare coerente con le esigenze di funzionalità dell’amministrazione stessa;
  • l’amministrazione deve avere preliminarmente accertato l’impossibilità oggettiva di utilizzare le risorse umane disponibili al suo interno;
  • la prestazione deve avere natura temporanea ed essere altamente qualificata; non è ammesso il rinnovo e l’eventuale proroga dell’incarico è consentita in via eccezionale, solo per completare il progetto e per ritardi non imputabili al collaboratore, e senza variazioni del compenso già pattuito;
  • devono essere preventivamente determinati durata, oggetto e compenso della collaborazione.

Il licenziamento dopo la legge Madia

Come anticipato, la legge Madia e i successivi decreti attuativi hanno inciso anche sulla disciplina del licenziamento dei dipendenti pubblici, con un occhio di riguardo ai cosiddetti “furbetti del cartellino”, cioè ai dipendenti pubblici che, dopo aver attestato la presenza, vanno via dal lavoro. In pratica, la riforma ha inciso profondamente in materia di lotta all’assenteismo.

Con i decreti attuativi della riforma Madia il legislatore ha impostato una disciplina più rigorosa in tema di responsabilità disciplinare e relative tempistiche procedimentali.

La legge Madia ha predisposto un percorso disciplinare più celere in caso di falsa attestazione della presenza in servizio: questa, se accertata in flagranza ovvero mediante strumenti di sorveglianza o di registrazione, determina l’immediata sospensione cautelare senza stipendio del dipendente, senza obbligo di ascoltarlo preventivamente.

La sospensione del “furbetto” è disposta dal responsabile della struttura in cui il dipendente lavora o, ove ne venga a conoscenza per primo, dall’ufficio per i procedimenti disciplinari, con provvedimento motivato, in via immediata e comunque entro 48 ore dal momento in cui i suddetti soggetti ne sono venuti a conoscenza.

Con il medesimo provvedimento di sospensione cautelare si procede anche alla contestuale contestazione per iscritto dell’addebito e alla convocazione del dipendente dinanzi all’ufficio per i procedimenti disciplinari, tenuto a concludere il procedimento entro trenta giorni dalla ricezione, da parte del dipendente, della contestazione dell’addebito.

Danno all’immagine subito dalla pubblica amministrazione

Nel caso appena visto di falsa attestazione della presenza in servizio, se ne ricorrono i presupposti, al dipendente potrà essere addebitata anche la responsabilità per il danno all’immagine subito dall’Amministrazione: in tali ipotesi, l’ammontare del danno risarcibile è rimesso alla valutazione equitativa del giudice, anche in relazione alla rilevanza del fatto per i mezzi di informazione.

I furbetti del weekend

La legge Madia intensifica la lotta contro l’assenteismo prevedendo specifiche misure per i cosiddetti “furbetti del weekend”, cioè per coloro che si assentano puntualmente in vista del fine settimana.

La legge demanda alla contrattazione collettiva il compito di fissare le condotte e le relative sanzioni in caso di ripetute e ingiustificate assenze dal servizio in continuità con le giornate festive e di riposo settimanale, nonché con riferimento ai casi di ingiustificate assenze collettive in determinati periodi nei quali è necessario assicurare continuità nell’erogazione dei servizi all’utenza.


note

[1] Legge n. 124/2015.

[2] DD.Lgs. 25 maggio 2017, nn. 74 e 75.

Autore immagine: Wikimedia Commons (Marianna Madia – Bologna – 4 settembre 2014).


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