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Ricorso in Cassazione: non è nullo l’atto che cita la norma sbagliata

28 Agosto 2013
Ricorso in Cassazione: non è nullo l’atto che cita la norma sbagliata

Nullità esclusa per il vizio di forma (errata indicazione di una delle ipotesi previste dall’art. 360 del codice di procedura civile) se l’oggetto della censura risulta in modo inequivocabile dal contenuto dell’atto.

 

L’errata indicazione di una norma nell’intestazione del motivo di ricorso per Cassazione non è causa di inammissibilità dell’impugnazione a condizione che, nel contesto dell’atto, il vizio da denunciare emerga in modo inequivocabile. Lo hanno affermato le Sezioni Unite della Suprema Corte in una recente sentenza [1] che pone fine a un annoso contrasto giurisprudenziale, tra posizioni formalistiche e posizioni meno rigorose.

Le Sezioni Unite hanno scelto quest’ultima linea, ancorandosi a un orientamento della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, secondo la quale la giustizia deve offrire ai cittadini delle risposte effettive, evitando eccessi di formalismi che spesso portano a ritenere nulli o inammissibili gli atti (principio della “effettività” della tutela giurisdizionale). Anche il concetto di “giusto processo” spinge verso questa soluzione.

Sebbene il giudizio di Cassazione è a “critica vincolata” ed è quindi necessario indicare con precisione, nel proprio atto, il tipo di vizio da denunciare (specificando a quale delle cinque ipotesi previste dall’articolo 360 del Codice di procedura civile intende riferirsi), dall’altro lato, però, l’indicazione di un numero non può da sola far diventare inammissibile un’impugnazione, se la posizione del ricorrente è chiara.

Nel caso di specie, un ricorrente aveva denunciato, come vizio della sentenza impugnata, l’art. 360 comma 1 n. 5 e non invece il n. 4 (ipotesi relativa alla “nullità della sentenza o del procedimento”).

Per salvare l’atto dalla nullità, è necessario che nel motivo di ricorso la parte faccia una chiara esposizione delle ragioni per le quali la censura è stata formulata e del tipo di pronuncia richiesta; in questo modo la Cassazione potrà individuare la volontà del ricorrente e stabilire se l’impugnazione ha dedotto un vizio di legittimità inequivocabilmente riconducibile a una delle cinque ipotesi tassative previste dall’articolo 360 del Codice di procedura civile.


note

[1] Cass. sent. n. 17931/2013.


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