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Prescrizione contributi previdenziali avvocati

18 Gennaio 2020 | Autore:
Prescrizione contributi previdenziali avvocati

I contributi previdenziali dovuti dagli avvocati si prescrivono in cinque anni; stesso termine si applica alle sanzioni applicate dalla Cassa forense.

Il termine di prescrizione quinquennale previsto per i contributi di previdenza e assistenza sociale obbligatoria si applica anche alle gestioni previdenziali dei liberi professionisti, compresa la Cassa Forense.

Più precisamente, i contributi previdenziali dovuti dagli avvocati iscritti alla Cassa, e le relative sanzioni per omesso o ritardato versamento, si prescrivono in 5 anni decorrenti dal giorno in cui è commessa la violazione.

La prescrizione, come noto, costituisce fatto estintivo del debito, con la conseguenza che, una volta decorsi 5 anni senza che siano stati notificati atti interruttivi, non solo la Cassa Forense non può pretendere il pagamento dei contributi, ma questi ultimi, pur se versati, non potranno comunque essere utilizzati a fini previdenziali. Difatti, sono invalidi e inefficaci gli anni di iscrizione a cui i contributi prescritti si riferiscono.

Si pone, dunque, anche un problema di eventuale restituzione dei contributi versati dall’avvocato nonostante la prescrizione.

Contributi Cassa forense: dopo quanto tempo si prescrivono?

L’orientamento, ormai unanime, della giurisprudenza di legittimità [1] ritiene applicabile la disciplina della prescrizione quinquennale propria dei contributi Inps anche ai contributi dovuti alle casse di previdenza privatizzate dei liberi professionisti.

Una recentissima sentenza della Cassazione [2] ha chiarito che il regolamento della Cassa privata, pur contenendo disposizioni speciali, non può derogare alla regola generale della prescrizione quinquennale prevista dalla legge per tutto il sistema previdenziale.

In altri termini, poiché il legislatore [3] ha regolato l’intera materia della prescrizione dei crediti contributivi degli enti previdenziali, con conseguente abrogazione “per assorbimento” di tutte le discipline differenziate, è venuta meno, a partire dal 1996, la “specialità” dei vari ordinamenti previdenziali, tra cui quello forense che stabiliva il termine di prescrizione di dieci anni.

Dunque, anche se i singoli regolamenti previdenziali prevedevano la prescrizione decennale, tale disposizione speciale è stata abrogata da una successiva disposizione a carattere generale che prevede la prescrizione quinquennale dei contributi [4].

Prescrizione sanzioni Cassa forense

La sanzione applicata dalla Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense nel caso di omessa comunicazione del reddito da parte dei professionisti ha natura di sanzione amministrativa pecuniaria [5]. Tale natura amministrativa non è venuta meno per effetto della privatizzazione della Cassa forense, essendo rimasto comunque in capo alla Cassa un potere, previsto dalla legge, di irrogazione di sanzioni per comportamenti degli iscritti in violazione di legge.

Ne deriva che la sanzione per inottemperanza all’obbligo di comunicazione alla Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense dell’ammontare del reddito professionale entro trenta giorni dalla data prescritta per la presentazione della dichiarazione annuale dei redditi, è soggetta alla prescrizione quinquennale [6]. Il termine di prescrizione decorre dal giorno in cui è stata commessa la violazione.

Sul punto, la Cassazione [7] ha escluso l’eventualità di una questione di costituzionalità, dato che la disciplina delle sanzioni irrogate dalla Cassa, risulta conformata, quanto alla durata del termine prescrizionale (quinquennale), a quella dei contributi ed è la stessa di quella delle sanzioni amministrative in genere.

Restituzione contributi prescritti

La Cassa Forense prevede il divieto, ritenuto legittimo dalla Cassazione, del rimborso dei contributi già versati. È però prevista un’eccezione: l’iscritto alla Cassa ha diritto alla restituzione dei contributi versati se riferiti ad anni di iscrizione dichiarati inefficaci ai fini del trattamento previdenziale.

Ebbene, i contributi relativi ad annualità prescritte sono certamente inefficaci ai fini della pensione poiché non concorrono alla formazione del montante contributivo [8]. Ne consegue che, se l’avvocato ha comunque versato i contributi nonostante fossero prescritti, ha diritto alla restituzione.

Cosa dice la Cassa Forense

Secondo la Cassa Forense, tuttavia, i contributi previdenziali sarebbero soggetti a prescrizione decennale. L’interpretazione che la Cassa offre in merito alla recente giurisprudenza è la seguente. La recentissima sentenza della Corte di Cassazione n. 13639/2019, si riferirebbe a contributi previdenziali riguardanti le annualità dal 1989 al 2000, alle quali era effettivamente applicabile il termine di prescrizione quinquennale previsto dall’art. 3 della legge n. 335/1995. Allo stato, invece, opererebbe l’art. 66 della L. n. 247/2012 (Ordinamento forense), che dispone che “la disciplina in materia di prescrizione dei contributi previdenziali di cui all’art. 3 della legge 8 agosto 1995, n. 335, non si applica alle contribuzioni dovute alla Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense”.

Secondo la Cassa, dunque, è nuovamente vigente in materia il primo comma dell’art. 19 della legge n. 576/1980 che stabilisce in dieci anni il termine prescrizionale per i contributi e ogni relativo accessorio dovuti dagli iscritti.

La tesi non è affatto unanime, anzi. La posizione da noi commentata trova riscontro anche in autorevoli quotidiani che si occupano di diritto.


note

[1] Cass. sent. n. 17258/2018; Cass. sent. n. 11140/2001; Cass. sent n. 23643/2006; Cass. sent. n. 5622/2006.

[2] Cass. sent. n. 13639/2019

[3] Art. 3, c. 9, L. n. 335/1995.

[4] Cass. sent. n. 5522/2003.

[5] Cass. sent. n. 17258/2018.

[6] Art. 28, L. 24 novembre 1981, n. 689.

[7] Cass. sent. n. 13545/2008.

[8] Art. 8 del Regolamento per le Prestazioni Previdenziali (Pensione di vecchiaia contributiva).


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