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Stalking: si va in carcere?

31 Dicembre 2019 | Autore:
Stalking: si va in carcere?

Reato di atti persecutori: cos’è, quando si integra e chi può sporgere querela? La persona condannata per stalking rischia davvero di andare in prigione?

In televisione, in internet e sui giornali si fa un gran parlare di stalking: uomini che perseguitano moglie o ex fidanzate; donne che tormentano il partner; ragazzi che approfittano dei social e degli smartphone per tartassare illecitamente compagni di scuola. Quasi sempre la risposta a queste condotte illecite è la denuncia per stalking. Ti sei mai chiesto, però, se si va in carcere per stalking?

È ovvio che, trattandosi di reato, la pena non può essere che quella della reclusione; tuttavia, una cosa è prevedere astrattamente che il condannato debba andare in prigione, altra invece è eseguire concretamente la pena stabilita in sentenza: in Italia, infatti, esistono degli istituti giuridici che permettono di sfuggire al carcere, soprattutto se si è incensurati. Vediamo, dunque, se si va in carcere per stalking.

Reato di atti persecutori: cos’è?

Il Codice penale italiano non parla mai di stalking, bensì di atti persecutori (nome italiano del delitto). Secondo la legge, salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da un anno a sei anni e sei mesi chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita [1].

Dunque, lo stalking si concretizza sostanzialmente nel porre in essere almeno due condotte che siano in grado di provocare nella vittima una delle conseguenze sopra viste, e cioè:

  • un perdurante e grave stato di ansia o di paura;
  • un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva;
  • l’alterazione delle proprie abitudini di vita.

Querela per stalking

La vittima di stalking può sporgere querela presso le autorità competenti: se non lo fa, nessun altro potrà procedere in sua sostituzione. Ad esempio, i genitori della vittima di stalking non possono sostituirsi alla figlia perseguitata dallo stalker, nel senso che non possono sporgere denuncia in sua vece.

Il delitto di stalking è procedibile a querela di parte, nel senso che solamente la persona offesa (o suo procuratore speciale o persona che ne ha la rappresentanza legale) può recarsi presso le autorità per sporgere querela.

Il termine per querelare lo stalking è di sei mesi dall’ultimo atto persecutorio posto in essere nei confronti della vittima. La querela può essere rimessa, ma solo giudizialmente, nel senso che la dichiarazione di remissione può essere fatta solamente innanzi all’autorità giudiziaria.

Lo stalking è procedibile d’ufficio, nel senso che chiunque può denunciare il reato, solamente nel caso in cui se il fatto sia commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità accertata secondo i criteri della Legge 104, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio.

Si va in prigione per stalking?

Come anticipato nel primo paragrafo, per lo stalking sono previste pene abbastanza severe: nella fattispecie, la reclusione da uno a sei anni e mezzo. Ciò farebbe pensare al carcere inevitabile per la persona condannata per tale crimine. In realtà, non è così.

L’ordinamento giuridico italiano prevede diversi modi che consentono di evitare di finire dietro le sbarre, soprattutto se si è incensurati, cioè se non si hanno precedenti penali alle spalle.

Ad esempio, per le pene inferiori ai due anni, la legge prevede il beneficio della sospensione condizionale della pena, mentre per pene fino a quattro anni di reclusione è possibile accedere alle misure alternative alla detenzione (nello specifico, all’affidamento in prova ai servizi sociali), evitando così di finire dietro le sbarre.

Inoltre, se non ci sono particolari aggravanti o altre circostanze che lasciano presupporre la particolare serietà del reato, il giudice può concedere le attenuanti generiche, con conseguente sconto della pena pari a un terzo rispetto a quella che sarebbe stata normalmente inflitta.

Un altro sconto di pena, sempre pari a un terzo, può derivare dalla scelta di un rito premiale, come ad esempio il patteggiamento oppure il giudizio abbreviato.

Considera, infine, che la pena massima prevista dal codice penale per il crimine di stalking (sei anni e mezzo) non viene quasi mai applicata: i giudici tendono sempre a essere miti nello scegliere la pena base di partenza, preferendo in genere una sanzione che si avvicino piuttosto vero il minimo edittale previsto dalla legge (nel caso di specie, un anno).

Stalking: quando si va in carcere?

In conclusione, possiamo dire per stalking si va in carcere solamente se:

  • la condotta dello stalker è gravissima;
  • lo stalker ha precedenti penali, per cui non può più chiedere la sospensione condizionale della pena, né l’affidamento ai servizi sociali;
  • il giudice, tenuto conto della gravità della condotta, non accorda alcuna attenuante;
  • il pm non accetta il patteggiamento.

note

[1] Art. 612-bis cod. pen.

Autore immagine: 123rf.com


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