I fatti di cronaca nera del 2019: processi e sentenze

29 Dicembre 2019
I fatti di cronaca nera del 2019: processi e sentenze

Dall’omicidio del carabiniere Cerciello Rega al caso Cucchi, un anno di processi e sentenze sulle principali vicende giudiziarie di cronaca nera in Italia.

Il 2019 è stato un anno segnato da gravi fatti di cronaca, a partire dall’omicidio del vicebrigadiere dei Carabinieri Mario Cerciello Rega, colpito a morte con undici coltellate a Roma, per finire con quello di Luca Sacchi, ucciso sempre nella Capitale con un colpo di pistola alla testa davanti a un pub nella zona di Colli Albani mentre era in compagnia della fidanzata Anastasiya, che finisce indagata per un tentativo di comprare droga finito in tragedia.

Ma ci sono state anche sentenze importanti nell’anno che si sta per chiudere, dal ‘ribaltamento’ in Cassazione sul processo al ‘Mondo di mezzo’, dove viene escluso il 416 bis, facendo cadere l’accusa di mafia, a quella sulla morte di Stefano Cucchi, per la quale due carabinieri vengono condannati a 12 anni di carcere per omicidio preterintenzionale. Ecco in sintesi il resoconto dei principali fatti di cronaca avvenuti in Italia nel 2019, raccolto dai giornalisti dell’agenzia stampa Adnkronos, Assunta Cassiano e Daniele Dell’Aglio.

L’omicidio di Ladispoli: condannato Ciontoli

È il 29 gennaio quando i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Roma condannano Antonio Ciontoli per omicidio colposo a 5 anni di reclusione contro i 14 che gli erano stati inflitti in primo grado per la morte di Marco Vannini, il ragazzo ucciso da un colpo di pistola il 18 maggio 2015 mentre era a casa della fidanzata a Ladispoli.

Confermate, invece, le condanne a tre anni per i due figli di Ciontoli, Martina e Federico e per la moglie Maria Pezzillo. Alla lettura della sentenza nell’aula esplode la protesta dei familiari e degli amici di Marco: ”La vita di Marco non può valere cinque anni”. L’udienza in Cassazione è prevista per il prossimo 7 febbraio.

Il senegalese che dirotta lo scuolabus

Ousseynou Sy, 46enne di origini senegalesi ma cittadino italiano dal 2004, il 20 marzo ‘dirotta’ lo scuolabus che stava guidando, con due classi di 51 studenti di una scuola media di Crema a bordo, tenendoli per 40 minuti sotto sequestro con la minaccia di uccidere tutti. A evitare quella che poteva diventare una strage, sono alcuni dei ragazzini che riescono ad avvertire genitori e carabinieri.
Vistosi bloccato, l’uomo dà fuoco a una tanica di benzina che aveva portato con sé. La scolaresca viene però liberata e messa in salvo dai carabinieri di San Donato, che riescono a intervenire e a far uscire i bambini in tempo.

Pamela Mastropietro, stuprata, uccisa e fatta a pezzi

Colpevole di aver ucciso Pamela Mastropietro, di averla stuprata e averla fatta a pezzi, il 29 maggio viene condannato all’ergastolo con 18 mesi di isolamento diurno dai giudici della Corte di Assise di Macerata Innocent Osegale. Un lungo applauso ha accolto la sentenza che ha riconosciuto tutti i reati contestati: l’omicidio volontario aggravato dalla violenza sessuale, il vilipendio, la distruzione del cadavere e l’occultamento dei resti di Pamela in due valigie abbandonate sulla strada a Pollenza. Il 2 ottobre è stata poi confermata in appello la condanna a 12 anni per Luca Traini, autore della sparatoria a Macerata contro diversi migranti che rimasero feriti con l’intenzione proprio di vendicare Pamela.

Roberta Ragusa: condannato per omicidio il marito

Si aprono le porte del carcere per Antonio Logli, dopo la sentenza della prima sezione penale della Cassazione che il 10 luglio conferma la condanna a 20 anni per l’accusa di omicidio volontario e distruzione del cadavere della moglie Roberta Ragusa. La donna era scomparsa dalla sua abitazione di Gello di San Giuliano Terme in provincia di Pisa nella notte tra il 13 e il 14 gennaio del 2012 e non è stata più ritrovata.

L’accoltellamento del carabiniere Mario Cerciello Rega

È la notte del 26 luglio quando il vicebrigadiere dei Carabinieri Mario Cerciello Rega viene ucciso con undici coltellate nel quartiere Prati a Roma. Le indagini portano all’arresto di due giovani californiani, Finnegan Lee Elder e Christian Gabriel Natale Hjorth con l’accusa di concorso in omicidio, lesioni, tentata estorsione e resistenza a pubblico ufficiale.

Il vicebrigadiere, quella notte, insieme al collega Andrea Varriale, si trovava in via Pietro Cossa, dove poi è stato ucciso, per recuperare una borsa che i due avevano sottratto a Sergio Brugiatelli. Elder e Hjorth avevano organizzato infatti un ‘cavallo di ritorno‘ e dissero a Brugiatelli di riportare soldi e droga. All’appuntamento si presentarono però i due Carabinieri e Cerciello morì sotto le coltellate inferte da Elder.

A novembre la Procura di Roma ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato per i due americani. Il processo inizierà il 26 febbraio prossimo. Intanto i magistrati, sia della procura ordinaria che di quella militare, hanno anche chiuso le indagini sul filone riguardante la diffusione della foto di Hjorth bendato poco dopo il fermo in caserma.

Diabolik, il capo ultrà

È il tardo pomeriggio del 7 agosto quando Fabrizio Piscitelli, ‘Diabolik‘, storico capo ultras degli Irriducibili della Lazio, viene ucciso con un colpo di pistola alla nuca nel parco degli Acquedotti a Roma. Alla morte segue una lunga trattativa, preceduta da un’ordinanza che vietava le esequie in forma pubblica impugnata poi davanti al Tar, per i funerali, che alla fine vengono celebrati, a ‘numero chiuso’, il 21 agosto al santuario del Divino Amore.

Mentre proseguono le indagini per individuare il killer, emerge che Piscitelli era tra gli indagati nell’indagine della Dda che ha portato all’operazione ‘Grande Raccordo Criminale’ culminata con 51 arresti. Il sodalizio smantellato era capeggiato proprio da Diabolik e Fabrizio Fabietti.

I due poliziotti uccisi a Trieste

È il pomeriggio del 4 ottobre quando a Trieste due poliziotti, Pierluigi Rotta di 34 anni e Matteo Demenego di 31 anni vengono uccisi in una sparatoria in questura. Ad aprire il fuoco Alejandro Augusto Stephan Meran, di origini domenicane, che si trovava negli uffici insieme al fratello dopo un furto avvenuto in mattinata. Meran, dopo aver chiesto di andare in bagno riesce a sottrarre la pistola di ordinanza a uno dei due agenti colpendolo con due spari e uccide poco dopo anche l’altro agente intervenuto.

Mafia Capitale e Mondo di mezzo

”Non fu Mafia Capitale”. Arriva la sera del 22 ottobre il verdetto della Cassazione sul processo al ‘Mondo di mezzo’. I giudici della sesta sezione dopo tre giorni di udienze fiume riconoscono la presenza di due associazioni a delinquere distinte ma non la loro mafiosità escludendo il 416 bis. Reato che era stato escluso dal primo grado e riconosciuto dalla sentenza d’Appello.

Per i principali imputati Salvatore Buzzi, l’ex Nar Massimo Carminati e l’ex consigliere regionale Luca Gramazio, che si erano visti contestare l’associazione di stampo mafioso, ci sarà un processo bis per il ricalcolo delle pene. Alla luce del verdetto viene revocato a Massimo Carminati il 41 bis e Salvatore Buzzi ottiene, dopo cinque anni trascorsi in carcere, gli arresti domiciliari.

Luca Sacchi: un caso ancora aperto

Ancora un fatto di sangue scuote la Capitale: nella notte tra il 23 e il 24 ottobre il 24enne Luca Sacchi viene ucciso con un colpo di pistola alla testa davanti a un pub nella zona di Colli Albani mentre è in compagnia della fidanzata Anastasiya e di alcuni amici. A sparare è Valerio Del Grosso, che insieme con l’amico Paolo Pirino, aveva deciso di rapinare la ragazza di Sacchi prendendole i soldi che aveva nello zaino e che secondo le indagini sarebbero serviti per acquistare una partita di droga.

Oltre a Pirino e Del Grosso, finisce in carcere per concorso in omicidio anche Marcello De Propris, il giovane che ha dato la pistola a Del Grosso. Nell’ambito poi del tentato acquisto della droga, viene indagata Anastasiya, per la quale viene disposto l’obbligo di firma, mentre l’amico di Luca, Giovanni Princi, viene arrestato e portato in carcere.

Stefano Cucchi: condannati i carabinieri

A dieci anni di distanza dalla morte di Stefano Cucchi il 14 novembre la prima Corte d’Assise di Roma condanna nel processo bis a dodici anni di carcere i due carabinieri accusati del pestaggio, Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro riconoscendo che fu omicidio preterintenzionale, come sostenuto dal pm Giovanni Musarò.

Assolto invece ”per non aver commesso il fatto” Francesco Tedesco, il militare che con le sue dichiarazioni ha fatto luce sul pestaggio avvenuto nella caserma Casilina la notte dell’arresto. Per lui resta la condanna a due anni e mezzo per falso. Per la stessa accusa viene condannato a tre anni e otto mesi il maresciallo Roberto Mandolini, all’epoca dei fatti comandante della stazione Appia.

Nella stessa giornata, un’ora prima, i giudici della Corte d’Assise d’Appello pronunciano un altro verdetto sulla morte di Cucchi, che vedeva imputati cinque medici dell’ospedale Sandro Pertini, dove Stefano è deceduto.

Il processo d’appello ter si è concluso con una sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione per quattro medici, il primario Aldo Fierro, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis Preite e Silvia Di Carlo e l’assoluzione per non aver commesso il fatto per Stefania Corbi. A dicembre, intanto, ha preso il via il processo sui presunti depistaggi che sarebbero seguiti alla morte di Cucchi con otto carabinieri imputati.

Veronica Panarello: condanna definitiva

Il 21 novembre diventa definitiva la condanna a 30 anni di carcere per Veronica Panarello, accusata dell’omicidio del figlio Loris Stival, ucciso cinque anni prima, il 29 novembre 2014, a Santa Croce Camerina, in provincia di Ragusa. Il corpo del bambino, strangolato con delle fascette di plastica, venne ritrovato in un canalone. I giudici della prima sezione penale della Cassazione hanno giudicato inammissibile il ricorso presentato dai legali della donna.

”È il momento finale di una vicenda durata cinque anni: una liberazione da un peso, la certezza che a commettere questo orrendo delitto è stata la madre di Loris”, ha commentato il legale riportando le parole di Davide Stival, padre del bambino.

Gaia e Camilla, le due ragazze investite a Roma

Il 2019 si chiude con una tragedia nella Capitale. Nella notte tra il 21 e il 22 dicembre Gaia e Camilla, due 16enni, vengono travolte e uccise da un’auto mentre stavano attraversando la strada a Corso Francia. Al volante c’è Pietro Genovese, figlio del regista Paolo, indagato a piede libero con l’accusa di omicidio stradale. Il ragazzo, 20enne, si è fermato a prestare soccorso ma dai test esce fuori un tasso alcolemico dell’1,4 (quasi tre volte oltre i limiti di legge) ed esito ‘non negativo’ per altre varie sostanze stupefacenti.


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