Diritto e Fisco | Articoli

La sentenza di rigetto dell’opposizione a decreto ingiuntivo non è titolo esecutivo

28 Agosto 2013
La sentenza di rigetto dell’opposizione a decreto ingiuntivo non è titolo esecutivo

L’esecuzione forzata deve fondarsi non sulla sentenza di rigetto dell’opposizione a decreto ingiuntivo, ma sul decreto ingiuntivo emesso a monte, salvo per le eventuali ulteriori voci di condanna contenute nella sentenza medesima.

Dopo aver vinto il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, il creditore non può agire, in esecuzione forzata, contro il debitore, utilizzando, quale titolo esecutivo, la sentenza stessa di rigetto dell’opposizione al provvedimento monitorio. Tale provvedimento, infatti, non può essere considerato un titolo esecutivo, salvo che per quelle ulteriori ed eventuali voci di condanna. Solo per queste ultime la sentenza di rigetto vale quale titolo.

Lo ha messo, nero su bianco, la Cassazione [1].

Non si può ritenere – secondo la Suprema Corte – che la sentenza di rigetto di un’opposizione a decreto ingiuntivo, in quanto confermativa di questo, abbia un contenuto di condanna e quindi natura di titolo esecutivo. Al contrario, non potendo considerarsi titolo, essa non legittima un’esecuzione forzata contro il debitore.

E allora, come fare in queste situazioni? Il titolo sulla base del quale agire in esecuzione non potrà che essere lo stesso decreto ingiuntivo emesso a monte di tutto il procedimento. È su di esso che il creditore deve fondare la propria azione esecutiva.

Ha argomentato infatti la Cassazione che, nell’ipotesi in cui sia stata integralmente respinta l’opposizione a decreto ingiuntivo non esecutivo, con sentenza che non pronunci sulla sua esecutività, il titolo sul quale si fonda l’esecuzione non è la menzionata sentenza, bensì quanto a sorte capitale, accessori e spese da quello recati, il decreto ingiuntivo stesso, la cui esecutorietà è collegata, appunto, alla sentenza. È quest’ultima, infatti, che sancisce indirettamente, con attitudine al giudicato successivo, la piena sussistenza del diritto azionato, nell’esatta misura e negli specifici modi in cui esso è stato posto in azione nel titolo.

A tutto voler concedere, la sentenza può costituire titolo esecutivo soltanto per quelle eventuali voci di condanna in essa contenute che hanno formato oggetto di ulteriore accertamento nel corso del giudizio di merito.

note

[1] Cass. sent. n. 19595/2013.


1 Commento

  1. cosa consigliate per una sentenza di 1° grado ( 07/2011) al momento pendente in corte d’appello, che ha aderito alla sentenza di sezioni unite che aveva dimezzato i tempi di costituzione? In pratica il giudice ha emesso sentenza , senza rinvio dei termini, giudicando il l’opposizione improcedibile per tardiva ( mancata) costituzione che invece era avvenuta l’ottavo giorno….la causa è stata iscritta il 03/2009 e la sentenza appunto il 07/2011….intanto il creditore ha promosso la vendita esecutiva che doveva tenersi a febbraio 2013 ( la corte d’appello nel dicembre 2012 ha rigettato l’istanza di sospensione con la motivazione della carenza del fumus senza guardare ad una sentenza che era già abbondantemente superata dalla legge sull’ art 645 cc!!!!!!!!!) , la vendita sono riuscito ad evitarla grazie all’annullamento della procedura per mancato deposito dei documenti ipocatastali nel giugno 2013…..ora aspetto l’appello….ma è capitato solo a me???? E i danni , morali innanzitutto, chi mi li pagherà mai??? Tutto il discorso sul giusto processo, il diritto alla difesa etc etc quando ed in che modo potrò farlo valere??? E stiamo parlando di un D.I. emesso su un preliminare di compravendita immobiliare che, è certo, riuscirò a dimostrare che la controparte non aveva alcun diritto per chiedere il recesso

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA