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Naspi licenziamento giusta causa

12 Febbraio 2020
Naspi licenziamento giusta causa

Lo Stato tutela le persone che perdono il lavoro per evitare che il licenziamento si traduca nell’assenza di qualsiasi reddito a disposizione.

Ti è stato contestato un illecito disciplinare? Sei stato licenziato per giusta causa all’esito del procedimento disciplinare? Ti chiedi se ti spetta la Naspi? Perdere il lavoro è un evento difficile da accettare e da superare. In particolare, se il lavoratore viene licenziato per giusta causa, non ha nemmeno la tutela del periodo di preavviso e si ritrova, quindi, dall’oggi al domani, senza lavoro e senza stipendio.

Lo Stato, in generale, tutela i lavoratori che perdono il lavoro con una apposita forma di protezione economica detta naspi. Ma la Naspi spetta in caso di licenziamento per giusta causa nel 2019. Subito dopo l’entrata in vigore della Naspi, le opinioni erano contrastanti. Secondo alcuni, infatti, se ti licenziano per giusta causa è colpa tua e dunque non hai diritto alla tutela offerta dalla Naspi. Come vedremo, tuttavia, il ministero del Lavoro ha dato una interpretazione diversa.

Che cos’è la Naspi?

Perdere il lavoro significa far venire meno a sè ed alla propria famiglia quel reddito mensile fondamentale per mandare avanti la famiglia e tutte le sue esigenze. Proprio per questo, in caso di perdita del lavoro, lo Stato, attraverso l’Inps, interviene a tutelare il lavoratore disoccupato.

Il nome dei sussidi di disoccupazione, nel corso degli anni, è cambiato spesso. Oggi, l’indennità di disoccupazione si chiama Naspi, nuova assicurazione per l’impiego [1].

La Naspi consiste in una somma di denaro che viene accreditata dall’Inps ogni mese sul conto corrente del lavoratore disoccupato ed il cui ammontare è calcolato in percentuale sul reddito da ultimo percepito dal lavoratore.

Per poter accedere alla Naspi, tuttavia, occorre che siano rispettati, in particolare, tre requisiti fondamentali:

  1. requisito contributivo: nel quadriennio che precede la cessazione del rapporto di lavoro il lavoratore deve avere accumulato almeno quattro settimane di contribuzione all’Inps;
  2. requisito lavorativo: nei dodici mesi che precedono la cessazione del rapporto di lavoro il lavoratore deve avere accumulato almeno trenta giornate effettive di lavoro;
  3. la cessazione del lavoro deve essere involontaria.

Naspi: la perdita involontaria del lavoro

Con riferimento al requisito della perdita involontaria del lavoro, ci si è chiesti in quali ipotesi di cessazione del rapporto di lavoro la Naspi spetta ed in quali casi sia esclusa.

Il criterio di riferimento non è formale, ma sostanziale. Non serve, dunque, che ci sia stato per forza un licenziamento: ciò che conta è che la fine del rapporto di lavoro sia, di fatto, contro la volontà del lavoratore e non sia il frutto di una sua libera scelta volontaria.

La Naspi, dunque, spetta in caso di:

  • licenziamento;
  • dimissioni per giusta causa;
  • dimissioni presentate dal lavoratore durante il periodo tutelato di maternità, e cioè, a partire da 300 giorni prima della data presunta del parto e fino al compimento del primo anno di vita del bambino;
  • risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, intervenuta nell’ambito della procedura di conciliazione presso l’Ispettorato territoriale del lavoro prevista in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo [2];
  • risoluzione consensuale determinata dal rifiuto del lavoratore di trasferirsi presso un’altra sede aziendale ubicata a più di 50 chilometri dalla residenza del lavoratore e/o mediamente raggiungibile con i mezzi pubblici in 80 minuti o più.

In tutti i casi sopra menzionati, la fine del rapporto di lavoro va oltre la volontà del lavoratore.

Viceversa, la Naspi non spetta in caso di dimissioni volontarie del lavoratore o di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro (al di fuori delle ipotesi viste sopra).

Naspi: spetta in caso di licenziamento per giusta causa?

I licenziamenti non sono tutti uguali. In alcuni casi, infatti, la decisione del datore di lavoro di licenziare il dipendente deriva dal fatto che il lavoratore ha posto in essere delle condotte che rappresentano una violazione dei suoi doversi professionali che gli derivano dal contratto di lavoro, dalla legge e dal Ccnl applicato al rapporto di lavoro.

Pensiamo all’ipotesi di un lavoratore colto dal datore di lavoro a rubare merce aziendale. In questo caso, l’azienda può licenziare il dipendente in tronco, senza preavviso, in quanto la condotta realizzata dal lavoratore è gravissima e costituisce una giusta causa di licenziamento [3].

In questa ipotesi, ci si è chiesti se al lavoratore licenziato spetta la Naspi. Infatti, se da un lato il rapporto di lavoro cessa per il licenziamento e, dunque, per decisione aziendale, è anche vero che l’atto di recesso è adottato a causa di una grave scorrettezza del lavoratore. In un certo senso, il lavoratore, commettendo un’infrazione disciplinare, si è “cercato” il licenziamento e, dunque, la perdita del lavoro potrebbe non essere considerata involontaria.

Il ministero del Lavoro tuttavia, ha chiarito [4] che la Naspi spetta in caso di licenziamento per giusta causa in quanto tale indennità spetta in ogni ipotesi di disoccupazione involontaria conseguente ad atto unilaterale di licenziamento del datore di lavoro.


note

[1] D. Lgs. 22/2015.

[2] Art. 7, L. n. 604 del 15.07.1966, come sostituito dall’art. 1, co. 40, L. 92/2012.

[3] Art. 2119 cod. civ.

[4] MLPS, Interpello n. 13 del 24.04.2015.


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