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Licenziamento superamento comporto Naspi

18 Gennaio 2020
Licenziamento superamento comporto Naspi

I lavoratori dipendenti sono tutelati dal rischio di ritrovarsi senza alcun sostegno economico a seguito della perdita del lavoro.

Nel nostro sistema di sicurezza sociale rientra anche una speciale tutela dei lavoratori in caso di perdita dell’occupazione. In particolare, la legge ha introdotto negli anni diversi strumenti volti ad offrire una tutela economica ai lavoratori disoccupati. Infatti, con la perdita del lavoro, il dipendente perde anche la propria fonte di reddito e di sostentamento. Tuttavia, questa forma di tutela, detta Naspi, non spetta in tutte le ipotesi di cessazione del rapporto di lavoro.

È, dunque, legittimo chiedersi se in caso di licenziamento superamento comporto spetta la Naspi. La risposta è affermativa ma occorre, comunque, prestare attenzione agli altri requisiti richiesti dalla legge per riconoscere il diritto alla Naspi. Il lavoratore licenziato dopo un lungo periodo di malattia, infatti, potrebbe non rispettare gli altri requisiti previsti dalla legge per l’erogazione della Naspi.

Cos’è la Naspi?

La riforma del mercato del lavoro conosciuta come Jobs Act ha messo mano anche al sistema di protezione sociale, riformando gli ammortizzatori sociali.

Inoltre, il Jobs Act è intervenuto anche sull’indennità di disoccupazione che ha preso il nome di nuova assicurazione per l’impiego, meglio conosciuta come Naspi [1].

La Naspi ha la funzione di assicurare alla persona che perde il lavoro di mantenere comunque un’entrata dopo la cessazione del rapporto di lavoro. La Naspi viene erogata dall’Inps al ricorrere di determinati requisiti.

Nella sostanza, si tratta di un assegno mensile accreditato dall’Inps sul conto corrente del disoccupato per un periodo massimo di 24 mesi a partire dalla cessazione del rapporto di lavoro.

L’ammontare della Naspi dipende dal reddito del lavoratore prima della cessazione del rapporto di lavoro. Nel corso dei mesi l’importo va diminuendo gradualmente.

Naspi: quando spetta?

Non basta che cessi il rapporto di lavoro per avere diritto alla Naspi. Infatti, per potere avere accesso alla Naspi, la cessazione del rapporto di lavoro deve essere involontaria, ossia, non deve essere il frutto di una decisione volontaria del lavoratore. Ne consegue che, senza dubbio, il licenziamento dà diritto alla Naspi. Ma non solo. Ci sono, infatti, delle ipotesi in cui la cessazione del rapporto di lavoro non è determinata dal licenziamento ma è, parimenti, involontaria.

Ciò avviene, tra gli altri casi, quando il rapporto cessa per:

  • dimissioni per giusta causa, ossia, dimissioni non volontarie, ma indotte da comportamenti datoriali che rendono improseguibile il rapporto di lavoro [2];
  • dimissioni presentate durante il periodo tutelato di maternità, ovvero da 300 giorni prima della data presunta del parto fino al compimento del primo anno di vita del bambino;
  • risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, intervenuta nell’ambito della procedura di conciliazione in caso di licenziamento per motivi economici presso l’Ispettorato territoriale del lavoro;
  • risoluzione consensuale scaturita dal rifiuto del lavoratore di essere trasferito presso altra sede aziendale ubicata ad oltre 50 chilometri dalla residenza del lavoratore e/o raggiungibile con i mezzi pubblici mediamente in 80 minuti o più.

Oltre alla perdita involontaria del lavoro, l’accesso alla Naspi è subordinato al possesso di altri due requisiti:

  1. requisito contributivo: il dipendente deve aver maturato almeno 13 settimane di contribuzione Inps nei 4 anni che precedono la cessazione del rapporto di lavoro;
  2. requisito lavorativo: il lavoratore deve aver svolto almeno 30 giornate di lavoro effettivo nei 12 mesi che precedono la cessazione del rapporto di lavoro.

Per quanto concerne questo secondo requisito, è bene precisare che alcuni eventi, se si verificano o sono in corso nei 12 mesi che precedono la cessazione del rapporto di lavoro, comportano l’ampliamento del periodo di “osservazione” di 12 mesi all’interno del quale ricercare il requisito delle 30 giornate di effettivo lavoro. In particolare, questi eventi sono:

  • malattia e infortunio sul lavoro;
  • cassa integrazione straordinaria e ordinaria a zero ore;
  • periodi interessati da contratti di solidarietà a zero ore;
  • assenze per congedi e permessi per assistere familiari disabili;
  • periodi di assenza dal lavoro per congedo obbligatorio di maternità o per congedo parentale, purché regolarmente indennizzati e intervenuti in costanza di rapporto di lavoro.

Se un dipendente è malato per molto tempo, occorre distinguere i vari casi. Finché è in malattia (con pagamento a carico dell’Inps a prescindere dall’integrazione del datore di lavoro), la malattia produce l’estensione del periodo in cui calcolare i 30 giorni di effettivo lavoro. Viceversa, i periodi di malattia non indennizzata da Inps o di aspettativa non retribuita per malattia, non comportano l’estensione del periodo in cui calcolare i 30 giorni di effettivo lavoro.

Licenziamento superamento comporto: spetta la Naspi?

La Naspi spetta anche in caso di licenziamento per superamento del periodo di comporto. Infatti, la disoccupazione spetta in tutte le ipotesi di perdita involontaria del lavoro.

Occorrerà, tuttavia, verificare con attenzione il possesso degli altri requisiti per l’accesso alla Naspi e, in particolare, del requisito lavorativo.


note

[1] D. Lgs. 22/2015.

[2] Inps, circolare  n. 163 del 20.10.2003.


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3 Commenti

  1. La malattia del lavoratore e la sua inidoneità al lavoro sono cause di impossibilità della prestazione lavorativa che hanno natura e disciplina giuridica diverse: la prima ha carattere temporaneo, implica la totale impossibilità della prestazione e determina, ai sensi dell’art. 2110 c.c., la legittimità del licenziamento quando ha causato l’astensione dal lavoro per un tempo superiore al periodo di comporto; la seconda ha carattere permanente o, quanto meno, durata indeterminata o indeterminabile, non implica necessariamente l’impossibilità totale della prestazione e consente la risoluzione del contratto

  2. Per poter avere accesso alla Naspi deve verificarsi un evento che porta alla cessazione del rapporto di lavoro per causa non imputabile al lavoratore. La legge, infatti, esige che lo stato di disoccupazione sia involontario, ossia, non sia determinato dalla volontà del dipendente.Ne consegue che è senza dubbio escluso il diritto alla Naspi quando la cessazione del rapporto di lavoro deriva dalle dimissioni volontarie del lavoratore.

  3. Oltre alla perdita involontaria del posto di lavoro per poter accedere alla Naspi occorrono anche altri due importanti requisiti:requisito contributivo: il lavoratore deve avere alle spalle almeno 13 settimane di contribuzione contro la disoccupazione nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione; requisito lavorativo: il lavoratore deve avere alle spalle almeno 30 giornate di lavoro effettivo nei 12 mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione. Per giornate di lavoro effettivo si devono intendere quelle di effettiva presenza al lavoro, indipendentemente dalla loro durata oraria.

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