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Prestito su carta semplice: ha valore legale?

30 Dicembre 2019
Prestito su carta semplice: ha valore legale?

Scrittura privata non registrata: può servire come prova per farsi restituire dei soldi offerti in un mutuo tra privati?

Due anni fa, hai prestato dei soldi ad un parente. Trattandosi di una persona di fiducia non hai adottato particolari formalità. Così avete consacrato il tutto su di un foglio di carta che hai custodito, durante tutto questo tempo, in un cassetto e di cui una fotocopia è in mano al beneficiario. Ora, però, nonostante gli accordi, quest’ultimo non intende restituirti il denaro: dice di avere difficoltà economiche e, pur a fronte di numerose promesse fatte a voce, sta tentando di svicolarsi dalle tue legittime richieste. Ti chiedi pertanto se, in assenza di altre prove, quell’accordo, redatto su una scrittura privata, possa essere un documento sufficiente per rivendicare una eventuale tutela dinanzi al giudice del tribunale. Il prestito su carta semplice ha valore legale? Cerchiamo di fare il punto della situazione. Il problema è, infatti, abbastanza comune e merita di essere analizzato con attenzione. 

Prestito tra privati: è legale?

Fare un prestito tra privati è certamente legale. A meno che non si eserciti tale attività in forma imprenditoriale, ossia nei confronti della generalità delle persone – nel qual caso bisogna per forza essere un istituto di credito – chiunque può concedere un prestito ad altri e, quindi, concludere un contratto di mutuo. 

Il mutuo è appunto quell’accordo in virtù del quale un soggetto presta ad un altro una somma di denaro. Il prestito può poi essere «a titolo oneroso» se, a fronte della disponibilità del capitale, il beneficiario si impegna a restituire anche gli interessi; oppure «a titolo gratuito» se la restituzione riguarda solo la somma originariamente ricevuta, senza interessi. In assenza di indicazioni specifiche nel contratto, il mutuo si considera oneroso.

Mutuo tra privati: deve essere scritto?

La legge non impone la forma scritta per il contratto di mutuo tra privati. Pertanto, ben è possibile concludere l’accordo anche con la semplice consegna del contante o con un bonifico bancario. Attenzione, però, a due importanti precauzioni:

  • nel caso della consegna a mano dei contanti, bisogna star attenti a non superare le soglie imposte dalla legge ai fini dell’antiriciclaggio (che, dal 1° gennaio 2020, sono pari a 2.000 euro);
  • nel caso di bonifico sul conto corrente, sarà opportuno documentare per iscritto tale scambio di denaro affinché l’Agenzia delle Entrate non scambi il prestito per una retribuzione e possa poi pretendere il pagamento delle tasse con le sanzioni. Difatti, per legge, ogni versamento sul conto non documentato si presume essere reddito “evaso” al Fisco.

Mutuo tra privati: si può fare con scrittura privata?

Vediamo cos’è la scrittura privata. Come dice la parola stessa, la scrittura privata è un documento redatto tra soggetti privati, senza l’assistenza di un pubblico ufficiale (ad esempio, un notaio, un funzionario del Comune o di altra pubblica amministrazione, ecc.). È il classico foglio di carta semplice che viene redatto – con o senza l’assistenza di un avvocato – per regolare degli interessi economici, e non, tra le parti. Non c’è bisogno di munirlo di bolli per dargli valore legale. 

Anzi, a ben vedere, la scrittura privata è proprio la regola con cui i rapporti tra cittadini vengono regolati. L’ordinamento, infatti, fatte salve alcune eccezioni (si pensi agli atti di compravendita immobiliari che richiedono il rogito notarile), lascia libere le parti di regolare come meglio credono i propri rapporti. Il che significa che un contratto può essere stipulato oralmente, con una stretta di mano, con un semplice comportamento concludente (l’afferrare un oggetto sullo scaffale di un supermercato per portarlo alla cassa) o con un foglio di carta semplice. 

Affinché al foglio di carta semplice – ossia alla scrittura privata – sia però attribuito valore legale è necessario che sia munito delle firme delle parti. Solo, infatti, con le suddette sottoscrizioni si può risalire alla volontà dei soggetti che lo hanno redatto. Senza anche una sola delle firme, il documento non ha valore legale.

Quanto alla data, seppur è consigliabile inserirla, in assenza di questa nulla toglie che possa essere dimostrata attraverso altri elementi o anche tramite prova testimoniale.

Tuttavia, quando il documento di carta deve essere opposto a terzi, per contrastare eventuali pretese di questi ultimi, la data deve essere “certa”, ossia attestata da un pubblico ufficiale. Si ricorre così alla registrazione dell’atto all’Agenzia delle Entrate o all’apposizione di un timbro postale (spedendo l’atto con raccomandata agli stessi firmatari) o, in ultimo, con una firma digitale e invio tramite Pec. 

Prestito su carta semplice (scrittura privata): ha valore legale?

Alla luce di quanto detto, possiamo così concludere: il prestito, o meglio il mutuo, stipulato tra soggetti privati ha valore legale sia che avvenga verbalmente sia tramite un foglio di carta semplice (scrittura privata). Chiaramente, in questo secondo caso, i termini dell’accordo (cifra prestata, data di restituzione, eventuali interessi) risulteranno certi e più difficilmente contestabili rispetto, invece, a un’intesa siglata oralmente e, magari, senza testimoni.

Insomma, per avere la restituzione dei soldi, non c’è bisogno, nella redazione del contratto, di utilizzare né la carta bollata né il notaio. 

Come ottenere la restituzione dei soldi prestati con carta semplice

Il fatto di aver formalizzato il mutuo su un foglio di carta semplice (scrittura privata) consente addirittura di evitare, in caso di recupero crediti, la tradizionale causa. Il Codice di procedura civile prevede, infatti, in tali ipotesi, la possibilità di avvalersi del cosiddetto decreto ingiuntivo, uno strumento più celere ed economico.

In pratica, l’avvocato del creditore dovrà semplicemente depositare in tribunale la prova scritta del suddetto credito (ossia la scrittura privata) e chiedere che il giudice condanni il debitore a restituire l’importo. Il tutto senza la presenza di quest’ultimo a cui, però, il decreto va notificato nei successivi 60 giorni. Dalla notifica, il debitore ha 40 giorni di tempo per decidere se pagare o fare opposizione. In assenza di una delle due scelte, il decreto diventa definitivo e il creditore, in assenza di spontaneo adempimento, può passare alla fase di espropriazione forzata, ossia al pignoramento. 



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