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Affidamento esclusivo dei figli

31 Dicembre 2019 | Autore:
Affidamento esclusivo dei figli

Quali presupposti ha e come funziona il regime di affido esclusivo dei figli ad un solo genitore; i casi e i motivi per cui viene disposto e le conseguenze.

Al momento della separazione dei coniugi, uno dei punti più difficili è quello dell’affidamento dei figli minorenni. Il tema diventa uno dei principali punti di lotta della coppia. Subentrano contrasti, egoismi ed anche vendette e ricatti: i bambini vengono, talvolta, utilizzati come arma contro l’ex partner, verso il quale l’altro, o l’altra, nutre rancore addebitandogli la responsabilità della crisi coniugale e della rottura e fine del rapporto.

Molto spesso, le parti non riescono a raggiungere un accordo tra loro e così si rivolgono al giudice. Egli però si regola non in base agli interessi dei genitori, ma compie una scelta che sia idonea a tutelare l’interesse del minore stesso ad una crescita sana ed equilibrata. In quest’ottica, il rapporto tra genitori e figli viene considerato nella prospettiva del diritto dei figli a mantenere un rapporto con ciascuno di loro, un’esigenza che si rafforza proprio a seguito della separazione e del mutamento del regime di vita familiare, per evitare che i bambini subiscano ripercussioni e contraccolpi emotivi.

Prima di vedere come funziona il meccanismo, innanzitutto devi sapere che l’affidamento riguarda l’esercizio della potestà genitoriale, ed è diverso dal collocamento, con il quale si stabilisce dove i figli andranno ad abitare e dunque con quale dei due genitori vivranno prevalentemente. Per evitare che l’ex coniuge che lascia la casa, o che comunque rimane privo dei figli se l’altro li porta con sé, venga considerato il “genitore del tempo libero”, la legge da alcuni anni ha stabilito la regola generale dell’affidamento condiviso, cioè congiunto.

Così ora l’affidamento esclusivo dei figli ad uno solo dei genitori costituisce l’eccezione e viene adottato solo in casi particolari e per specifici motivi. Tuttavia, questo metodo viene scelto in svariate situazioni, quando la conflittualità tra i genitori è talmente elevata da non consentire altre soluzioni, oppure ci sono problematiche particolari che non consentono di fare altrimenti, per l’inadeguatezza constatata di uno dei genitori a prendersi cura dei figli. Ora, esamineremo tutti questi casi e potrai vedere quando si adotta l’affidamento esclusivo dei figli ad un solo genitore e com’è regolamentato il rapporto che ne consegue, a seconda delle situazioni che possono presentarsi.

L’affidamento condiviso

L’affidamento condiviso si basa sul principio di bigenitorialità: il bambino (o ragazzo, perché l’affidamento vale per tutti i minorenni, fino al compimento della maggore età), anche dopo la separazione dei genitori, deve mantenere un rapporto con entrambi, senza che uno “sparisca” dalla sua vita, privandolo dell’assistenza affettiva, del supporto morale e del contributo materiale che sono indispensabili alla sua corretta crescita.

Con l’affidamento i genitori – a prescindere da chi dei due si è allontanato dal nucleo familiare e dalla casa coniugale, ed anche dall’addebitabilità della separazione – esercitano la responsabilità genitoriale, si prendono cura dei figli e della loro educazione e, quando sono minori, adottano le decisioni più importanti, come quelle relative alla scelta del percorso scolastico ed alla salute. I doveri e le correlative potestà di nessuno dei due genitori vengono meno, entrambi saranno tenuti a contribuire e fornire il loro apporto alla crescita dei loro figli, a prescindere da quale dei due è quello con cui saranno andati a vivere.

Se i genitori sono in disaccordo sulle questioni di maggiore interesse, dovranno rivolgersi al giudice per dirimere il contrasto e compiere una scelta; invece le faccende di ordinaria amministrazione, quelle che riguardano la vita quotidiana (come vestirsi, cosa mangiare ogni giorno, ecc.), potranno anche essere decise dai genitori separatamente e di fatto se ne occuperà prevalentemente il genitore con cui il minore vive la maggior parte del tempo, e l’altro nei più limitati periodi che trascorre con lui.

Nel caso di affido condiviso, ci sarà un luogo ove i figli andranno ad abitare stabilmente, così il minore sarà collocato presso la residenza di uno solo dei due genitori. Nella pratica, prevale in questo ruolo la madre; ma il padre – al di là degli incontri periodici che saranno stabiliti con i figli – manterrà la potestà genitoriale e potrà, anzi dovrà, intervenire in tutte le fasi e le scelte che riguardano la cura, la crescita e l’educazione della prole.

L’affidamento esclusivo

Da quanto abbiamo detto sinora, avrai compreso che l’affidamento dei figli è una fonte di responsabilità per il genitore che se ne fa carico. Abbiamo anche visto che l’affidamento condiviso è la regola. Tutto questo significa che, quando vi sono casi in cui risulta che uno dei genitori è totalmente inadeguato al ruolo di esercitare la potestà genitoriale, è possibile chiedere ed ottenere dal giudice l’affidamento esclusivo.

Pensiamo a casi conclamati di abbandono, dove un genitore di fatto scompare dalla vita del figlio, disinteressandosene totalmente; oppure a situazioni in cui, per il suo comportamento (aggressivo, violento, instabile) può mettere in serio pericolo l’equilibrio e lo sviluppo psicofisico dei bambini o ragazzi.

I motivi per cui viene disposto

In questi casi, il giudice deciderà l’affidamento esclusivo non come “punizione” o sanzione, bensì basandosi essenzialmente sull’interesse del minore, che ha diritto ad una crescita sana. La legge, infatti, prevede espressamente [1] che «il giudice può disporre l’affidamento dei figli ad uno solo dei genitori qualora ritenga con provvedimento motivato che l’affidamento all’altro sia contrario all’interesse del minore».

Solo questo e non altro: il giudice non deve valutare altri profili e tantomeno stabilire la “meritevolezza” di uno dei due rispetto all’altro, ma soltanto l’adeguatezza del genitore a garantire o meno il possesso dei requisiti necessari per esercitare bene la potestà genitoriale. Esiste dunque – e deve esserci in ogni caso in cui lo si dispone – uno specifico perché dell’affidamento esclusivo ad un solo genitore e dovrà basarsi su specifici presupposti.

I casi che lo legittimano

Dunque, si può derogare alla regola generale dell’affidamento condiviso in due soli casi: quando è impossibile da praticare oppure quando applicarla significherebbe pregiudicare lo sviluppo psico-fisico del minore. Ecco perché la legge stabilisce che il giudice è tenuto a motivare tale scelta, spiegando le ragioni per le quali ha disposto l’affidamento esclusivo facendo un’eccezione alla regola generale che favorisce, in tutti i casi ove è possibile, quello condiviso.

Il giudice, in particolare, dovrà valutare e accertare l’inidoneità educativa di un genitore a svolgere il suo ruolo. Ci sono casi infatti in cui un genitore risulta manifestamente incapace ad assumere i compiti di cura e di educazione dei figli. Come abbiamo detto prima, anche le condotte di vita anomala e pericolosa vanno contro l’interesse del minore perché mettono a rischio la sua crescita sia fisica sia psicologica. Si dispone, quindi, per l’affido esclusivo se uno dei genitori si mostra manifestamente incapace o inidoneo alla loro educazione oppure se la sua condotta di vita o i suoi comportamenti recano grave pregiudizio ai figli.

La casistica concreta può essere la più disparata: un genitore che abbia commesso violenza sui figli, sia tossicodipendente cronico o alcolista abituale, abbia problemi psichiatrici oppure si trovi in carcere per reati gravi o anche semplicemente sia assente per un periodo protratto e continuato e senza alcun giustificato motivo: così anche il totale disinteresse affettivo può giustificare la scelta di questo tipo di affido [2].

Il semplice contrasto tra i due ex coniugi e anche la presenza di accesi litigi tra loro, invece, non costituiscono motivo sufficiente a legittimare di per sé l’affidamento esclusivo, ma possono diventarlo quando questi dissidi si trasfondono in un disagio intollerabile e pericoloso per l’equilibrio psico-fisico dei figli [3].

Nella pratica, si stanno diffondendo i casi in cui l’affido esclusivo viene richiesto sulla base di Pas, la sindrome di alienazione parentale. Essa, infatti, pregiudica le relazioni tra figli e genitori, ma la giurisprudenza, a causa delle difficoltà di diagnosi e di accertamento scientifico di questa patologia, non ha ancora assunto una posizione univoca ai fini di ritenerla come condizione valida su cui basare l’affido condiviso [4].

Dunque, devi sapere che la legge, per evitare intenti vendicativi o ricattatori, punisce il genitore che chiede al giudice l’affidamento esclusivo senza valide motivazioni. In questi casi, se il giudice riterrà la richiesta manifestamente infondata, potrà addirittura estromettere proprio quel genitore dall’affidamento e, se c’è anche malafede o colpa grave, condannarlo al risarcimento dei danni. Per chiedere l’affidamento esclusivo occorre, quindi, una motivazione adeguata e solida e si dovranno fornire al giudice le prove concrete della sussistenza di una condotta dell’altro genitore valutabile come pericolosa o dannosa per i figli.

Il regime di funzionamento

Se il giudice accoglie la richiesta, da quel momento il genitore al quale vengono affidati i figli avrà l’esercizio esclusivo della potestà e, dunque, della responsabilità genitoriale su di essi; non dovrà più rivolgersi all’altro per le questioni di ordinaria amministrazione e si comporterà quasi come se fosse rimasto l’unico genitore. “Quasi”, perché in primo luogo l’altro genitore, se il giudice non avrà diversamente stabilito, conserverà il potere di intervenire nelle decisioni più rilevanti per i minori, cioè quelle relative a educazione, istruzione, salute, scelta della residenza abituale; in secondo luogo perché il genitore affidatario esclusivo dovrà comunque rispettare anche le eventuali condizioni ulteriori stabilite dal giudice, che potrà disporre una regolamentazione più analitica a seconda della complessità del caso.

Così, salvo che non sia diversamente stabilito, le decisioni di maggiore interesse per i figli continueranno ad essere adottate da entrambi i genitori. Il genitore cui i figli non sono affidati conserverà anche il diritto, ed il dovere, di vigilare sulla loro istruzione ed educazione e potrà ricorrere al giudice quando ritenga che siano state assunte dall’altro genitore decisioni pregiudizievoli al loro interesse.

Inoltre, il genitore non affidatario conserverà anche – se il giudice così stabilisce – il diritto di visita, nei tempi e modi regolamentati dal provvedimento giudiziale; escluderà tale diritto, invece, se riterrà che la frequentazione tra genitore non affidatario ed i figli possa pregiudicare o compromettere il loro benessere psico-fisico.

L’affidamento super esclusivo

Abbiamo visto che con l’affidamento esclusivo permangono, di solito, una serie di poteri, diritti e doveri in capo al genitore non affidatario. Essi possono però essere del tutto esclusi in casi estremi, dove si attribuisce ad un unico genitore il potere di assumere da solo le decisioni di maggiore importanza, senza interpellare e coinvolgere l’altro e senza dover accettare il suo eventuale contributo. Si parla allora di affidamento super esclusivo.

In tali casi, il giudice ritiene che la condotta dell’altro genitore sia talmente grave da doverlo escludere totalmente da ogni ruolo nella vita e nella crescita dei suoi figli: l’inadeguatezza a svolgere i compiti di genitori dovrà essere conclamata e dimostrare con assoluta evidenza l’assoluta incapacità o la completa inadeguatezza di questo padre, o madre, ad esercitare le attribuzioni ed i compiti tipici di un genitore.

note

[1] Art. 337 quater Cod. civ.

[2] Cass. ord. n. 28244/19 del 4 novembre 2019.

[3] Cass. sent. n. 6535/19 del 6 marzo 2019.

[4] Cass. sent. n.13274/19 del 16 maggio 2019.


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