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Precari: lavoro flessibile nell’amministrazione solo in casi eccezionali

29 Agosto 2013
Precari: lavoro flessibile nell’amministrazione solo in casi eccezionali

Contratti a termine e altre forme flessibili esclusivamente per rispondere a esigenze temporanee ed eccezionali: responsabilità erariale per il dirigente che firma contratti di lavoro violando la nuova normativa.

Cambiano le regole sul pubblico impiego per evitare l’utilizzo indiscriminato del lavoro flessibile (precariato) all’interno della P.A.

Con la nuova norma appena approvata [1] dal consiglio dei Ministri, la pubblica amministrazione potrà far ricorso a contratti di lavoro flessibili – ossia diversi da quelli di “lavoro subordinato a tempo indeterminato” – solo  ed “esclusivamente per rispondere ad esigenze temporanee ed eccezionali.

Rispetto alla precedente formulazione della norma è stata aggiunta solo la parola “esclusivamente”: un avverbio in più che dovrebbe rafforzare l’eccezionalità del precariato. Ma, di fatto, tra la vecchia e la nuova versione non ci sono differenze sostanziali.

Contratto a termine

Cambiano anche le condizioni per l’utilizzo, da parte della P.A., del principale strumento di lavoro flessibile: il contratto a termine.

Si applicherà anche alle amministrazioni pubbliche disciplina comune del contratto a tempo determinato (compreso il settore sanitario). La novità più importante della riforma è proprio questa: nei confronti delle pubbliche amministrazioni non si applica il regime della cosiddetta acausalità del contratto a termine. Ciò significa che il datore di lavoro pubblico non può avvalersi della facoltà di non indicare la causale [2].

  

Anche il contratto a termine, come gli altri rapporti flessibili, potrà essere utilizzato solo per esigenze temporanee ed eccezionali, un richiamo, questo, che manca invece nella disciplina comune, con la conseguenza che i casi di utilizzo del contratto dovrebbero, per la Pa, essere molto ridotti rispetto a quelli previsti per i datori di lavoro privati.

Viene infine confermata una regola generale valida per il lavoro pubblico: il divieto di trasformazione del contratto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato.

I contratti a termine che non rispetteranno le nuove regole comporteranno, per il lavoratore, il diritto a ottenere un risarcimento del danno (senza però l’assunzione), oltre alla responsabilità erariale per il dirigente che ha stipulato il contratto.

Infine, il decreto include i contratti a termine stipulati con il personale educativo e scolastico che lavora alle dipendenze degli asili nidi, delle scuole dell’infanzia e degli enti gestiti dai Comuni, tra le fattispecie alle quali non si applicano i limiti di durata massima (36 mesi) previsti dalla legge [3]. In questa categoria già rientravano i contatti stipulati con il personale docente e ausiliario della scuola.


note

[1] Art. 36 T.U. sul pubblico impiego, decreto legislativo 165/2001.

[2] Introdotta dalla legge Fornero dello scorso anno (legge n 92/2012) e rafforzata dal decreto legge n. 76/2013.

[3] D.lgs n. 368/2001.


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