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Peculato: si va in carcere?

11 Gennaio 2020 | Autore:
Peculato: si va in carcere?

In cosa consiste il reato di peculato? C’è il rischio di andare in prigione? Come accedere al patteggiamento e alla sospensione condizionale?

La giustizia italiana ha perso molto credibilità agli occhi dei cittadini; le ragioni sono diverse: la lentezza dei procedimenti, l’iniquità di alcune sentenze e, soprattutto, la difficoltà mostrata dai giudici a mandare in carcere i criminali. In merito a quest’ultimo punto, spesso accade che una persona imputata di un reato, anche se condannata con sentenza definitiva, non vada in prigione per il delitto che ha commesso, anche se grave. Queste ipotesi destano ancor più scalpore quando coinvolgono la Pubblica Amministrazione, cioè quando a rubare è un dipendente pubblico, mettendosi così in tasca i soldi dei contribuenti. Con questo articolo vedremo se per una condanna per peculato si va in carcere.

Sembra un tema piuttosto banale, ma in realtà non è così: come spiegheremo nel corso dell’articolo, l’ordinamento italiano contempla alcuni istituti giuridici che consentono, soprattutto se si è incensurati, di evitare la prigione. Ciò vale anche per il peculato? Cosa prevede la legge per i pubblici ufficiali e gli incaricati di un pubblico servizio che rubano all’amministrazione? Se hai cinque minuti di tempo, prosegui nella lettura: vedremo insieme se si va in carcere per peculato.

Peculato: cos’è?

Il peculato fa parte dei reati contro la Pubblica Amministrazione. Secondo la legge [1], il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di danaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria, è punito con la reclusione da quattro a dieci anni e sei mesi.

Il peculato, dunque, non è altro che l’appropriazione indebita del pubblico funzionario: pensa al tesoriere di un ente pubblico che, maneggiando quotidianamente il denaro della pubblica amministrazione per cui lavora, si appropri di una parte di esso.

Si applica la pena più mite della reclusione da sei mesi a tre anni quando il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa, e questa, dopo l’uso momentaneo, è stata immediatamente restituita. Si parla in questa circostanza di peculato d’uso.

Conseguenze della condanna per peculato

Oltre che con la reclusione, la condanna per peculato è punita con l’interdizione dai pubblici uffici e l’incapacità di contrattare con la Pubblica Amministrazione (salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio), condanna che può addirittura essere perpetua se il peculato non è di lieve entità oppure se la persona condannata non abbia collaborato con la giustizia.

Inoltre, con la sentenza di condanna per peculato è sempre ordinato il pagamento di una somma equivalente al prezzo o al profitto del reato a titolo di riparazione pecuniaria in favore dell’amministrazione lesa dalla condotta dell’autore dell’illecito, restando impregiudicato il diritto al risarcimento del danno.

Peculato: chi può commetterlo?

Prima di vedere se per peculato si va in carcere, occorre necessariamente spiegare chi può commettere questo reato. Secondo la legge, può macchiarsi del delitto di peculato solamente il pubblico ufficiale oppure l’incaricato di un pubblico servizio.

Per pubblico ufficiale deve intendersi colui che esercita una funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa. Mentre non ci sono dubbi sulle prime due funzioni, riferibili a parlamentari, consiglieri regionali e giudici, la terza presenta sicuramente un raggio d’azione più esteso. Svolgono una funzione amministrativa tutti coloro che dipendono da una Pubblica Amministrazione ed esercitano funzioni fondamentali per essa: si pensi ai cancellieri nei tribunali, agli insegnanti nelle scuole, ai medici negli ospedali, ai carabinieri, ecc.

L’incaricato di un pubblico servizio svolge, al contrario, funzioni residuali, ma non mansioni meramente manuali: ad esempio, l’infermiere è, di norma, un incaricato di un pubblico servizio. Sono incaricati di pubblico servizio anche coloro che sono investiti di una concessione pubblica: si pensi al settore della concessione radiotelevisiva.

Il peculato, dunque, è un reato proprio: vuol dire che può essere commesso solamente da chi riveste una determinata qualità, che, come appena visto, è quella di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio.

Peculato: si rischia la prigione?

Si rischia la prigione per peculato? Ovviamente sì: come visto nel primo paragrafo, le pene previste per questo delitto sono molto alte: si va da un minimo di quattro anni a un massimo di dieci anni e mezzo. Cosa significa ciò?

Vuol dire che il giudice, nel determinare la pena, in base a tutte le prove raccolte nel giudizio e alla gravità della condotta illecita, dovrà scegliere quanti anni di reclusione comminare all’imputato riconosciuto colpevole.

Ad esempio, se la condotta di peculato è stata lieve, il giudice potrà determinarsi per il minimo della pena prevista dalla legge (quattro anni); al contrario, nel caso di peculato molto grave (pensa al dipendente che ha sottratto milioni di euro alle casse pubbliche), potrà scegliere, come base di partenza, anche la pena massima di dieci anni e mezzo (ipotesi molto rara, invero).

A questo punto penserai: chi viene condannato per peculato va in carcere, visto che il giudice deve scegliere tra pene che prevedono in ogni caso diversi anni di reclusione da scontare. Non è proprio così. In virtù di alcuni istituti giuridici che permettono di ottenere uno sconto di pena, la persona condannata per peculato potrebbe evitare la prigione. Vediamo come.

Perché non si va sempre in carcere per peculato?

Non si va sempre in carcere per peculato perché all’imputato è data la possibilità di accedere ad alcuni benefici. Vediamo quali sono i principali e, soprattutto, vediamo quando la legge permette di concederli anche nel caso di reato di peculato.

Peculato e sospensione condizionale della pena

Per le pene inferiori ai due anni la legge prevede il beneficio della sospensione condizionale [2]. Tuttavia, nel caso di peculato, la sospensione condizionale è subordinata al pagamento della somma determinata a titolo di riparazione pecuniaria per il delitto commesso, fermo restando il diritto all’ulteriore eventuale risarcimento del danno.

Nello specifico, se l’imputato per peculato vuole ottenere la sospensione condizionale della pena, evitando così il carcere, deve pagare una somma equivalente al prezzo o al profitto del reato a titolo di riparazione pecuniaria in favore dell’amministrazione lesa dalla condotta commessa.

Peculato e affidamento in prova

Per pene fino a quattro anni di reclusione la legge prevede che l’ordine di esecuzione della detenzione resti sospeso per consentire al condannato di accedere alle misure alternative alla detenzione e, nello specifico, all’affidamento in prova ai servizi sociali, evitando così di finire in gattabuia.

L’ultima riforma legislativa (cosiddetta spazza-corrotti) [3] ha però inserito il peculato (ordinario, non quello d’uso) all’interno dei delitti per i quali la legge esclude la concessione di determinati benefici (quali l’assegnazione al lavoro all’esterno, i permessi premio e le misure alternative alla detenzione, esclusa la liberazione anticipata), a meno che tali soggetti non decidano di collaborare con la giustizia [4].

Nello specifico, l’autore del peculato che voglia collaborare con la giustizia e ottenere, così, l’accesso a misura alternativa alla detenzione deve efficacemente adoperarsi per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, per assicurare le prove dei reati per l’individuazione degli altri responsabili ovvero per il sequestro delle somme o altre utilità trasferite. Così facendo, si avrà altresì diritto a uno sconto di pena che va da un terzo a due terzi [5].

Peculato e patteggiamento

In tema di peculato, la legge prevede limitazioni anche nel caso in cui si voglia accedere al patteggiamento: l’ammissibilità della richiesta, infatti, è subordinata alla restituzione integrale del prezzo o del profitto del reato [6].

In pratica, se si vuole patteggiare, occorre restituire tutto quanto è stato indebitamente sottratto alle casse dello Stato.

Peculato e attenuanti generiche

In caso di peculato, nulla vieta al giudice di concedere le attenuanti generiche, con conseguente sconto della pena pari a un terzo rispetto a quella che sarebbe stata normalmente inflitta. Ovviamente, occorrerà valutare in concreto la gravità della condotta posta in essere.

Il giudizio abbreviato nel caso di peculato

A differenza del patteggiamento, la legge non prevede nessuna limitazione per l’imputato di peculato di poter richiedere il giudizio abbreviato, beneficiando così, in caso di condanna, di un altro sconto di pena, sempre pari a un terzo.

Peculato: quando si va in carcere?

In conclusione, possiamo dire per peculato si va in carcere quando:

  • la condotta del reo è grave;
  • non si può ottenere la sospensione condizionale della pena perché non vi è stata riparazione pecuniaria;
  • non è possibile chiedere l’affidamento ai servizi sociali perché l’imputato non ha collaborato con la giustizia;
  • il giudice, tenuto conto della gravità della condotta, non ha accordato alcuna attenuante;
  • non è possibile il patteggiamento perché l’autore del fatto non ha restituito quanto sottratto.

note

[1] Art. 314 cod. pen.

[2] Art. 163 cod. pen.

[3] Legge n. 3/2019.

[4] Art. 4-bis, legge ord. pen.

[5] Art. 323-bis cod. pen.

[6] Art. 444 cod. proc. pen.

Autore immagine: 123rf.com


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