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Lavoratori esposti al sole: le linee guida Inail

24 Gennaio 2020 | Autore:
Lavoratori esposti al sole: le linee guida Inail

Ondate di calore: quali sono gli effetti sulla salute dei lavoratori? Com’è possibile prevenire lo stress termico?

Se svolgi un’attività lavorativa all’aperto (ad esempio, sei un agricoltore, un operaio dell’edilizia stradale, un lavoratore edile, un giardiniere, ecc.), è importante che tu sappia che bisogna evitare i rischi di disidratazione e quelli da esposizione intensa alle radiazioni solari, alternando momenti di lavoro con pause prolungate in luoghi rinfrescati. Dovrai indossare abiti leggeri che consentono la traspirazione, copricapo e occhiali da sole. In più, dovrai dotarti di creme protettive con filtro solare.

Ricorda di bere regolarmente almeno 2 litri di acqua al giorno per compensare le perdite di liquidi causate dalla traspirazione. Evita di bere alcolici e limita l’assunzione di bevande gassate o eccessivamente fredde. Consuma pasti leggeri e con alto contenuto di acqua (in particolare frutta e verdura). Fai molta attenzione alla conservazione degli alimenti, poiché le temperature elevate possono favorire la proliferazione di germi, che sono potenziali cause di patologie gastroenteriche. In questo articolo, ti illustrerò le linee guida dell’Inail rivolte ai lavoratori esposti al sole e ai datori di lavoro.

Ondate di calore: quali sono gli effetti sulla salute?

Durante le ondate di calore, gli effetti sulla salute possono essere deleteri. Sono numerosi i casi di mortalità, ricovero ospedaliero, accesso al pronto soccorso. In particolare, si tratta di situazioni che coinvolgono i soggetti più velunerabili come gli anziani, i bambini, le donne in gravidanza, i lavoratori all’aperto, coloro che soffrono di patologie croniche.

L’eccesso di calore può rivelarsi fatale in presenza di condizioni patologiche croniche che ostacolano i meccanismi compensativi della termoregolazione.

Ecco quali sono le patologie associate alle alte temperature:

  • crampi da calore che causano spasmi dolorosi alle gambe e all’addome, sudorazione;
  • esaurimento da calore che si manifesta con abbondante sudorazione, polso debole, astenia, cute pallida e fredda, temperatura normale;
  • colpo di sole che provoca rossore e dolore cutaneo, edema, vescicole, febbre, cefalea, surriscaldamento e disidratazione;
  • colpo di calore in cui il soggetto presenta una temperatura corporea superiore a 40 °C, stato confusionale, deliri o convulsioni, possibile perdita di coscienza, pelle secca e calda, polso rapido e respiro frequente.

Spesso, gli infortuni sul lavoro possono essere strettamente connessi alle ondate di calore. Elevate temperature possono provocare malori o ridurre la capacità di attenzione del lavoratore ed aumentare il rischio di infortuni.

In occasione delle ondate di calore, i tipi di infortunio e le modalità attraverso cui questi si realizzano con maggiore frequenza sono i seguenti:

  • scivolamenti e cadute;
  • ferite, lacerazioni e amputazioni;
  • incidenti di trasporto.

Cosa bisogna fare in queste circostanze? Come occorre intervenire se il lavoratore è colpito da un colpo di calore? Bisogna chiamare subito l’addetto al primo soccorso e il 118. E’ importante assistere il lavoratore fino all’arrivo dei soccorsi.

Ecco come occorre procedere in una situazione del genere: in caso di vertigini, fai sdraiare il lavoratore all’ombra e al fresco, altrimenti, in caso di nausea, dovrai posizionarlo sul fianco, mantenendolo in assoluto riposo. Slaccia o togli i suoi abiti; misura la sua temperatura corporea; cerca di raffreddare rapidamente il corpo, possibilmente avvolgendolo in un lenzuolo bagnato e ventilandolo; in alternativa, cerca di far raffreddare la cute con spugnature di acqua fresca (non fredda), specialmente su fronte e nuca, e poi spruzza dell’acqua sul corpo.

Stress termico

Quando si verifica lo stress termico? Qualora il sistema di termoregolazione dell’organismo fallisce. I fattori che possono contribuire allo stress termico sono: il ritmo di lavoro intenso; gli indumenti da lavoro; la ventilazione; l’umidità; la temperatura dell’aria. A potenziare gli effetti delle alte temperature è l’esposizione simultanea agli inquinanti atmosferici urbani, soprattutto  l’ozono.

Il rischio di stress termico sul posto di lavoro non sempre è evidente. Come reagisce il corpo umano al caldo? Con l’aumento del flusso sanguigno cutaneo e la sudorazione. L’aumento del flusso sanguigno e l’evaporazione cutanea consentono al corpo di raffreddarsi.

Stress termico nei luoghi di lavoro

Il lavoratore che indossa indumenti da lavoro protettivi ed esegue lavori particolarmente pesanti e faticosi in condizioni di caldo e umidità è a rischio di stress termico, perché:

  • il tipo di indumenti e l’umidità dell’ambiente ostacolano l’evaporazione del sudore;
  • il ritmo di lavoro provoca l’aumento della temperatura corporea che continuerà a salire qualora la dispersione di calore dovesse essere insufficiente;
  • all’aumentare della temperatura corporea aumenta anche la sudorazione, con l’inevitabile rischio di disidratazione;
  • l’aumento della frequenza cardiaca sottopone il fisico a ulteriore stress;
  • se il corpo assorbe più calore rispetto a quanto non è in grado di espellerne, la temperatura corporea continuerà ad aumentare fin quando il meccanismo di termoregolazione corporea diventerà meno efficace;
  • da ciò possono conseguire una diminuzione della capacità di rispondere agli stimoli e ai pericoli imprevisti e una maggiore distrazione.

Quali sono i fattori di rischio che aumentano i rischi sulla salute?

Tra i fattori individuali troviamo:

  • un’età (˃ 65 anni) e sesso (˃ per le donne);
  • l’obesità o l’eccessiva magrezza;
  • la presenza di patologie croniche (diabete, cardiopatie, malattie neurologiche);
  • lo stato di gravidanza;
  • lo scarso riposo notturno;
  • l’alterazione dei meccanismi fisiologici di termoregolazione;
  • l’assunzione di alcolici o di alcuni farmaci.

Tra i fattori collegati al luogo di lavoro che aumentano il rischio di eventi avversi vi sono:

  • il lavoro con esposizione diretta al sole;
  • il lavoro fisico pesante e ritmi di lavoro intensi;
  • pause di recupero insufficienti
  • un abbigliamento protettivo pesante;
  • un equipaggiamento ingombrante;
  • lo scarso consumo di liquidi o l’impossibilità di procurarsi da bere.

Stress termico: quali sono i lavoratori a rischio?

Numerose sono le attività lavorative che si svolgono all’aperto. Molte lavorazioni complesse e pesanti sono programmate durante il periodo estivo. In genere, gli orari di lavoro comprendono le ore più calde della giornata con elevato rischio di stress termico (specialmente tra le 14:00 e le 17:00). Molti lavoratori svolgono le loro mansioni all’aperto, pertanto, non possono contare su sistemi di condizionamento dell’aria per lo svolgimento della loro attività lavorativa.

I settori più esposti al rischio di stress termico sono:

  • l’agricoltura, la pesca e la silvicoltura;
  • le industrie all’aperto;
  • le costruzioni;
  • i trasporti;
  • l’elettricità, il gas e l’acqua.

Le categorie di lavoratori più a rischio sono: i manovratori, gli installatori, gli asfaltatori, i cantonieri stradali, gli edili, gli agricoltori, i pescatori, gli operai addetti al trasporto e alla produzione di materiali, gli addetti a macchinari e utensili.

I lavoratori all’aperto ricevono circa tre volte la dose di radiazioni UV dei lavoratori indoor e anche quando il cielo è nuvoloso sono esposti alla radiazione solare UV, in quanto le nuvole non bloccano il passaggio dei raggi ultravioletti. Le protezioni individuali sono necessarie per ridurre l’esposizione, soprattutto qualora non sia possibile lavorare sotto ripari.

Gli agricoltori che indossano il cappello possono avere sulla fronte una dose di radiazioni 6 volte minore, sul naso 3 volte minore e sulle guance 2 volte minore.

Come proteggere i lavoratori?

Per prevenire la disidratazione, il lavoratore deve:

  • avere acqua fresca a disposizione e bere regolarmente, indipendente dallo stimolo della sete. Dovrebbe bere circa un bicchiere ogni 15 – 20 minuti;
  • indossare abiti comodi e leggeri di cotone, che siano traspiranti e di colore chiaro; deve indossare un copricapo;
  • se possibile, lavorare nelle zone meno esposte al sole;
  • rinfrescarsi bagnandosi con acqua fresca.
  • essere informato sui sintomi a cui prestare attenzione e sulle procedure di emergenza;
  • fare delle pause e riposarsi all’ombra o in posti freschi;
  • evitare di lavorare da solo.

Per proteggere il lavoratore dal rischio di stress termico, il datore di lavoro deve:

  • formare i lavoratori sui rischi correlati al caldo. La radiazione solare ultravioletta deve essere considerata un rischio di natura professionale che bisogna trattare alla stregua di tutti gli altri rischi presenti nell’ambiente lavorativo;
  • ridurre l’attività lavorativa nelle ore più calde in cui gli UV sono più intensi (ore 11,00 – 15,00 oppure 12,00 – 17,00 con l’ora legale);
  • programmare le attività più faticose nelle ore più fresche della giornata;
  • assicurare la disponibilità di acqua sul posto di lavoro;
  • prevedere un programma di turnazione per limitare l’esposizione dei lavoratori.
  • promuovere un reciproco controllo tra lavoratori;
  • aumentare la frequenza delle pause di recupero e invitare i lavoratori a rispettarle;
  • mettere a disposizione dei lavoratori dei luoghi climatizzati o freschi in cui trascorrere le pause;
  • mettere a disposizione indumenti protettivi idonei.

I datori di lavoro ed i lavoratori devono impegnarsi insieme per cercare di ridurre l’esposizione al sole durante l’attività lavorativa. È necessario proteggersi anche nel periodo invernale, non soltanto d’estate.

Lavoratori esposti al sole: giurisprudenza

Sono numerosi i casi giurisprudenziali che coinvolgono i lavoratori esposti al sole. In particolare, ricordiamo una pronuncia della Cassazione [1] relativa ad un guardiano antincendio deceduto per infarto in un ambiente particolarmente esposto al sole. La Suprema Corte ha evidenziato che «lo sforzo del lavoratore assicurato fatto in condizioni tipiche e abituali di lavoro, che sia diretto a vincere una resistenza specifica delle condizioni di lavoro del suo ambiente, diventa causa violenta quando, con azione rapida ed intensa, arreca una lesione all’organismo del lavoratore».


note

[1] Cass. civ. sez. lav. n.4736 del 14.05.1994.

Autore immagine: 123rf com.


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