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Dare del tu a un pubblico ufficiale è reato?

31 Dicembre 2019
Dare del tu a un pubblico ufficiale è reato?

Esistono norme di legge che obbligano a dare del “Lei” al poliziotto o ad altro pubblico ufficiale? Si può dire “Ciao” al posto di “Buongiorno”? Ecco che tono usare. 

Un poliziotto ti ha fermato mentre eri alla guida della tua auto per un normale controllo. Nel corso delle operazioni sono emerse alcune irregolarità. Nel tentativo di fornire le tue giustificazioni ed evitare la multa, ti sei trovato a rivolgerti all’agente con il “tu” e non il “lei”. Lo hai fatto sperando che questo tono, più colloquiale, generasse in lui maggiore accondiscendenza e, con l’intimità di due vecchi amici (quali però non siete), provasse a chiudere un occhio. Senonché proprio questo tuo atteggiamento ha ingenerato in lui maggiore risentimento. Così ti ha intimato a gran voce: «Come si permette? Mi dia del lei! Io non la conosco». Insomma, il vigile ha subodorato il tuo tentativo di circuirlo con la carta della confidenzialità e ti ha subito ripreso. Anzi, hai poi aggiunto che, se non avessi usato un linguaggio più confacente alle circostanze, ti avrebbe denunciato per oltraggio a pubblico ufficiale. Ma può farlo davvero? Dare del tu a un pubblico ufficiale è reato? Cerchiamo di capire cosa dice la legge a riguardo.

Quando c’è oltraggio a pubblico ufficiale

Affinché si possa essere incriminati per il reato di oltraggio a un pubblico ufficiale è necessario, innanzitutto, trovarsi in un luogo pubblico o aperto al pubblico; devono, inoltre, essere presenti almeno altre due persone che possano, anche solo potenzialmente, ascoltare l’espressione incriminata. 

L’offesa poi deve essere proferita mentre il pubblico ufficiale sta compiendo le proprie funzioni. E proprio a causa dell’esercizio di tali funzioni – e non per altre ragioni – deve essere proferita l’offesa (ad esempio, non è reato di oltraggio a pubblico ufficiale dire una parolaccia alla volante della polizia che ti taglia la strada con l’auto, mentre lo è mandarlo a quel paese perché ti sta facendo una multa).

In ultimo, l’elemento essenziale del reato di oltraggio a pubblico ufficiale è l’offesa: la frase, secondo il comune percepire dell’uomo medio, deve essere ingiuriosa, deve cioè ledere l’onore della divisa [1]. Ad esempio, in tema di offesa dell’onore e del prestigio di un agente di polizia penitenziaria, le frasi ad esso rivolte nell’ambito del carcere, quale luogo che si trova nella piena disponibilità dell’amministrazione penitenziaria, non devono costituire una semplice espressione critica o “inurbana”, ma devono assumere una obiettiva valenza denigratoria e, dunque, lesiva dell’onore e del prestigio del pubblico ufficiale [2]. In tema di oltraggio a pubblico ufficiale – ha scritto la giurisprudenza – l’offesa deve congiuntamente e non alternativamente ledere l’onore e il prestigio del pubblico ufficiale [3].

Se manca uno qualsiasi di questi elementi, non si configura l’oltraggio a pubblico ufficiale, ma al massimo – sussistendo l’offesa – scatta l’ingiuria che, come noto, non costituisce più reato, ma un illecito civile, passibile – a seguito di una causa per il risarcimento del danno – di una sanzione amministrativa. 

Si può dare del tu a un pubblico ufficiale?

Passiamo ora all’aspetto nodale della questione: si può dare del tu a un pubblico ufficiale oppure è obbligatorio – almeno per le persone dotate di un livello culturale medio – utilizzare una forma più consona quale il lei o (specie nelle zone del meridione) il voi? Insomma, dare del tu al pubblico ufficiale può essere considerato reato?

A ben vedere, non esiste alcuna norma di legge che imponga di usare un lessico formale con poliziotti, carabinieri, agenti della polizia penitenziaria, finanzieri, medici, insegnanti e altri pubblici ufficiali. Se anche, nel linguaggio comune, il “lei” è usato per i rapporti più formali e indicato tra persone che non si conoscono o che, comunque, vogliono mantenere le distanze, non si può accordare al “tu” una valenza offensiva. Allo stesso modo, dire «Ciao» al pubblico ufficiale al posto del più consono «Buongiorno», oppure «Ti saluto», al posto di «La saluto» non è di per sé una lesione del decoro, non è una umiliazione, né può considerarsi una provocazione o un maltrattamento.

Esiste nel diritto penale una regola secondo cui non si può essere puniti per comportamenti non espressamente indicati da una legge, senza che si possano fare interpretazioni estensive o analogiche a norme dettate per altre circostanze. Dunque, stante l’assenza di disposizioni di legge che vincolino il lessico da usare con il pubblico ufficiale, quest’ultimo non può esigere il “lei” né non ha armi di costrizione: non può, quindi, denunciare o sanzionare il cittadino che perseveri a dargli del “tu” nonostante l’invito contrario. Né, proprio in ragione di ciò, potrà trattarlo peggio o negargli l’esercizio dei diritti riconosciutigli dalla legge.

Insomma, anche se le convenzioni sociali consigliano, in determinate circostanze, l’utilizzo di alcune forme lessicali, come appunto il “lei”, nulla vieta invece di usare il “tu”. L’importante è piuttosto fare molta attenzione alle parole successive che non possono avere alcuna valenza offensiva o diffamatoria. 

Oltraggio a pubblico ufficiale: sentenze e chiarimenti della giurisprudenza

Per integrare l’ipotesi di oltraggio a pubblico ufficiale è sufficiente la mera possibilità della percezione dell’offesa da parte dei presenti

Ai fini della configurabilità del reato di oltraggio previsto dall’art. 341-bis cod. pen. è necessario che l’azione si svolga in presenza di almeno due persone, tale essendo il requisito numerico minimo perché possano ravvisarsi “più persone”. Una volta che sia provata la presenza di più persone, ai fini della configurabilità del reato di oltraggio di cui all’art. 341-bis cod. pen. è però sufficiente la mera possibilità della percezione dell’offesa da parte dei presenti, atteso che già questa potenzialità costituisce un aggravio psicologico che può compromettere la sua prestazione, disturbandolo mentre compie un atto del suo ufficio, facendogli avvertire condizioni avverse, per lui e per la pubblica amministrazione di cui fa parte, e ulteriori rispetto a quelle ordinarie.

Cassazione penale sez. VI, 25/09/2019, n.47879

Per il reato di oltraggio a pubblico ufficiale occorre la presenza di più persone

Il reato di oltraggio a pubblico ufficiale previsto dall’art. 341-bis cod. pen. richiede per la sua integrazione che l’offesa all’onore e al prestigio del pubblico ufficiale mentre egli compie un atto d’ufficio ed a causa o nell’esercizio delle sue funzioni avvenga in luogo pubblico o aperto al pubblico ed in presenza di più persone, estremo quest’ultimo che deve essere provato non potendo essere affidato, quanto alla sua sussistenza, a valutazioni presuntive.

Cassazione penale sez. VI, 23/10/2018, n.52895

Oltraggio a pubblico ufficiale: l’elemento materiale si verifica solo se l’offesa avvenga alla presenza di più persone e sia effettivamente percepita da queste

Con la fattispecie di cui all’art. 341 bis c.p. si vuole salvaguardare l’onore ed il prestigio dei P.U. nel momento in cui l’offesa è arrecata durante il compimento di un atto d’ufficio e, dunque, a causa o nell’esercizio delle loro funzioni, in un luogo pubblico o aperto al pubblico e in presenza di più̀ persone, ed è proprio quest’ultima circostanza, ovvero il carattere pubblico dell’offesa, che, quindi, travalica la persona del singolo, elemento costitutivo del reato. Per tali ragioni, la condotta ingiuriosa tenuta dall’imputato, se pur avvenuta in luoghi aperti al pubblico in entrambe le circostanze riportate dall’accusa (per strada e in Caserma), non essendo stata avvertita da altre persone rispetto all’imputato stesso ed alle due persone offese, manca del requisito della pubblicità e, conseguentemente, non integra il reato de quo. Tale requisito, infatti, va inteso non nel senso prettamente materialistico, ovverosia integrato ogni qualvolta essa avvenga alla presenza di più persone genericamente intese (purché ulteriori rispetto a colui verso il quale tale condotta è rivolta), ma quando l’offesa venga effettivamente percepita da queste.

Tribunale Napoli sez. I, 11/10/2018, n.9835

Reato di oltraggio al pubblico ufficiale: presupposti

La pronuncia di frasi ingiuriose e la realizzazione di comportamenti aggressivi e oltraggiosi nei confronti di appartenenti alle forze dell’ordine intervenuti al fine di far cessare la condotta molesta dell’agente all’interno della carrozza del treno, alla presenza di una pluralità di persone, integra il reato di oltraggio al pubblico ufficiale di cui all’articolo 341-bis del Cp. In tali ipotesi, infatti, sussistono i presupposti del delitto commesso in luogo pubblico e alla presenza di più persone, nonché della realizzazione dell’offesa nei confronti di pubblici ufficiali nel compimento di un atto del proprio ufficio e del nesso tra il comportamento offensivo e l’esercizio delle funzioni del pubblico ufficiale. L’offesa, poi, deve essere alternativamente arrecata a causa o nell’esercizio delle funzioni pubbliche: nel primo caso è richiesto un rapporto di causalità psicologica, posto che l’offensore deve essere spinto nella sua condotta da una ragione che abbia il suo fondamento nelle funzioni esercitate dal pubblico ufficiale; nel secondo caso la norma postula una relazione di contestualità nel senso che, nel momento in cui è arrecata l’offesa, il pubblico ufficiale deve svolgere un’attività inerente ai suoi doveri di ufficio. Nel caso di specie, il Tribunale ha condannato per il reato de quo un uomo che si era violentemente opposto, con insulti e minacce, ai controllori di un treno che lo invitavano a scendere dal convoglio, benché fosse sprovvisto di biglietto e privo di documenti di identità.

Tribunale Firenze sez. I, 06/09/2017, n.3393

Per la configurabilità del reato di oltraggio a pubblico ufficiale è necessario che l’offesa sia percepita da almeno due persone

Anche se vi sono le espressioni altamente offensive (la persona offesa è stata chiamata “ladra”), il fatto si è svolto in un luogo pubblico (nella specie in carcere) non sussiste il reato di oltraggio a pubblico ufficiale quando manca l’ulteriore requisito di punibilità richiesto dall’art. 341 bis c.p. e cioè la diretta percezione delle offese da parte di più persone (nella specie: le offese sono state sentite solo dalla persona offesa).

Tribunale Napoli sez. XI, 07/07/2016, n.10724

note

[1] Cass. sent. n. 47879/2019.

[2] Trib. Napoli, sent. n. 10910/2018.

[3] Trib. Torre Annunziata, sent. n. 1132/2016.


1 Commento

  1. Di fronte a una situazione sociale come quella italiana, una questione del genere fa sorridere o piangere secondo il caso.

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