Crisi delle banche: quali scenari si aprono

31 Dicembre 2019
Crisi delle banche: quali scenari si aprono

Prospettive del sistema bancario a seguito dei recenti crac, ultimo quello della Popolare di Bari. Il presidente dell’Abi spiega le possibili vie d’uscita. 

Le crisi delle banche preoccupano gli italiani specialmente dopo l’ultimo caso della Popolare di Bari. Sulla questione e le prospettive interviene oggi il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, che in un’intervista a Il Sole 24 Ore diffusa anche dall’agenzia stampa Adnkronos spiega quali scenari si aprono per i risparmiatori e per i cittadini italiani in genere, che potrebbero essere costretti a pagare i costi del salvataggio degli istituti di credito in difficoltà.

“Quando norme e condizioni costringono le banche a investimenti di salvataggio, lo sforzo subito è gravoso” esordisce il presidente dell’Abi commentando lo stato di salute del settore bancario. Poi, con riferimento alla Banca Popolare di Bari, dice: “Ma ora speriamo davvero che sia l’ultima. Di più non possiamo fare”, e prosegue senza sbilanciarsi su un pronostico di responsabilità.

“Dal 4 novembre 2014 sussiste la vigilanza unica sul settore bancario in capo alla Bce, che la esercita direttamente sugli istituti maggiori e indirettamente su tutti gli altri. Infatti può anche avocare a sé il
controllo su qualsiasi banca. Avrà un significato il fatto che in questi anni Francoforte non abbia avocato a sé la vigilanza su Bari, è un segnale di fiducia verso la Banca d’Italia di cui bisogna tenere conto prima di arrivare a improvvisate conclusioni”, annota rinviando comunque alla “serie molto ampia e diversificata di inchieste giudiziarie già aperte su Bari” che saranno dunque “determinanti nel capire che cosa sia successo”.

Non sembra, invece, destare preoccupazione, in Patuelli, l’avvio della futura commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche: siete preoccupati? “Non ce n’è motivo. Il mondo delle banche è da sempre il più normato e vigilato, deve essere assolutamente trasparente, una casa di vetro pur con le riservatezze che le attività finanziarie impongono”, risponde.

E tornando alla Popolare di Bari e al suo possibile rilancio Patuelli sottolinea come “gli ultimi anni ci hanno dimostrato che il rilancio di un’azienda bancaria è possibile al pari di quelle industriali”. Ma il timore è che le risorse stanziate per Bari siano a fondo perduto? “Lo erano quelle destinate alle quattro banche del centro Italia andate in risoluzione quattro anni fa. Oggi su Carige e domani su Bari, il Fondo avrà in mano delle quote azionarie: non è una differenza da poco”, risponde.

E guardando alla Bce e alle norme sul bail in (il salvataggio interno, pagato da chi è dentro la banca, dunque soci e azionisti) che oggi compiono quattro anni aggiunge: “vale la pena di fare uno sforzo e abolirlo: è uno spauracchio inefficace. Che tra l’altro contrasta anche con la Costituzione anche della Repubblica italiana, che prevede la tutela del risparmio anche sopra i 100mila euro”. E sul futuro della  Banca europea conclude: “la Bce di oggi è un’aquila bicipite, dove l’unione monetaria è disgiunta da quella bancaria. Sulle politiche monetarie il presidente Draghi ha sempre fatto il possibile e l’immaginabile, quindi la sua assenza da Francoforte non impedirà che le sue linee vengano proseguite, come sta già avvenendo”.



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