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Conto, libretto di risparmio o buoni postali: cosa conviene?

1 Gennaio 2020
Conto, libretto di risparmio o buoni postali: cosa conviene?

Qual è il posto più sicuro dove tenere i soldi e avere rendimenti superiori all’inflazione?

Hai dei contanti in casa e hai deciso di depositarli sul conto o aprire un libretto di risparmio. Ti chiedi cosa convenga di più. Qualcuno ha anche parlato di buoni postali, come una forma di investimento che potrebbe garantirti maggiormente dall’inflazione. Sei disorientato perché non conosci questo mercato e quali siano le soluzioni più consone alle tue esigenze. Avresti bisogno di qualche che ti spieghi quali sono le differenze e cosa conviene di più tra conto corrente, libretto di risparmio o buoni postali. 

Ecco allora alcuni chiarimenti che faranno al caso tuo. 

Conto corrente e libretto di risparmio: cosa conviene?

Iniziamo dai costi. Il conto corrente è più costoso, anche se di poco. A meno che tu non rientri nei requisiti Isee per accedere al cosiddetto “conto zero spese”, devi pagare l’imposta di bollo di 34,20 euro che diventano 100 per le aziende. Poi ci sono le commissioni dovute alla banca che variano a seconda del tipo di conto e delle operazioni che esegui (alcune di queste però sono ricoperse nel “pacchetto base”). Infine ci sono le spese postali per l’invio degli estratti conto che, tuttavia, puoi azzerare chiedendo le comunicazioni via email.

Al contrario, i libretti postali sono gratuiti. C’è solo da versare l’imposta di bollo, identica a quella per il conto corrente. La spesa è dunque molto inferiore. 

Sul fronte della rendita, l’ago della bilancia è di nuovo a favore dei libretti postali. Difatti il conto corrente aggiunge il grosso svantaggio di non presentare quasi più interessi attivi. Con un’inflazione che rasenta ormai lo cifre sotto l’1%, solo pochissime banche sono ancora disposte a garantire rendimenti per i correntisti. Il che significa che il denaro depositato in banca è soggetto all’inflazione al pari di quello conservato sotto il materasso.

Invece per i libretti postali nominativi è prestito un rendimento pari al 0,10% (0,75% per i minorenni) mentre per i libretti al portatore l’interesse è pari allo 0,01%. Probabilmente ridicolo, ma sempre meglio del rendimento pari a 0 dei conti o addirittura negativo come si sta profilando in quest’ultimo periodo. 

Peggio va per chi, invece, ha un conto corrente con più di 100mila euro o più conti correnti presso la stessa banca che superano tale soglia. Le nuove regole del cosiddetto bail-in infatti prevedono che, in caso di fallimento della banca, la perdita può ricadere anche sui clienti. In particolare, i primi a risponderne sono i soci, poi gli azionisti-investitori e infine i risparmiatori con più di 100mila euro. 

Questi rischi non sono presenti nei libretti di risparmio, siano essi nominativi o al portatore. Mentre i conti correnti bancari sono garantiti attraverso il fondo interbancario di tutela dei depositi fino ad un massimo di 100mila euro, i libretti di risparmio sono direttamente ed esplicitamente garantiti dalla Cassa Depositi e Prestiti e dallo Stato italiano senza alcuna limitazione di importo (a differenza dei conti BancoPosta che non godono della stessa garanzia esplicita). Nel caso quindi, assai improbabile, di default di Cassa Depositi e Prestiti, interverrebbe quindi lo Stato a rimborsare i risparmiatori a prescindere dalla giacenza. 

I buoni postali convengono?

I buoni fruttiferi postali attualmente offrono rendimenti che vanno dallo 0,40% al 1,50% (2% per i minori). Anche i buoni fruttiferi possono essere sottoscritti senza costi ne commissioni e godono di una tassazione agevolata (in linea con i titoli di Stato). 

Come i libretti postali, i buoni fruttiferi sono direttamente ed esplicitamente garantiti dalla Cassa Depositi e Prestiti e dallo Stato italiano senza alcuna limitazione di importo. 

Il conto corrente e i libretti postali sono pignorabili. Ora però lo sono anche i buoni postali. Come correttamente riportato dal lettore, l’articolo 175 del Dpr 29 marzo 1973, n. 156, che prevede l’impignorabilità dei buoni postali fruttiferi, è stato dichiarato illegittimo con sentenza della Corte costituzionale n. 508 del 1995.La Corte ha argomentato la propria decisione sull’assunto che: «Il privilegio accordato dalla disposizione impugnata appare lesivo del principio di eguaglianza in relazione alla norma generale dell’articolo 56, primo comma, del Dpr 14 febbraio 1963, n. 1343 (Testo unico delle leggi in materia di debito pubblico), che ammette l’esperimento di pignoramenti e sequestri sui titoli al portatore e nominativi, ovunque essi si trovino».

Considerazioni finali

L’eventualità di un default di Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) è molto improbabile ma comunque strettamente legato alle sorti dello Stato italiano. Lo scenario estremo in cui Cdp andasse in crisi conclamata, sarebbe probabilmente associato ad uno stato di crisi generale dell’Italia. In questo senso la doppia garanzia (di Cdp e dello Stato) è sicuramente un elemento positivo, ma nella sostanza la “salute” di Cdp è strettamente legata a quella dell’Italia (cioè del garante di ultima istanza).


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