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Incompatibilità consigliere comunale dipendente pubblico

4 Gennaio 2020
Incompatibilità consigliere comunale dipendente pubblico

Nel 2017, ho partecipato ad un concorso pubblico del mio comune di residenza per il ruolo di Istruttore amministrativo cat C a tempo indeterminato e parziale. Sono risultato idoneo e al quinto posto della graduatoria i posti a concorso erano due. Nel maggio del 2019, sono stato eletto consigliere comunale di opposizione dello stesso comune.

Nel frattempo, dalla graduatoria, i comuni (anche vicini) hanno attinto ed ora risulto essere il primo dei non assunti. Prossimamente il comune del quale sono consigliere, a causa di prepensionamenti, attingerà di nuovo dalla graduatoria.

Il quesito è: nel momento in cui mi chiamano per essere assunto devo dimettermi da consigliere comunale prima di firmare il contratto o posso firmare il contratto e poi chiedere aspettativa per conservare la carica elettiva di consigliere comunale ed il posto di lavoro (anche non retribuito)?

Ai sensi dell’art. 60, comma 1, nr. 7 del Testo unico enti locali (d. lgs. N. 267/2000), non sono eleggibili a sindaco, presidente della provincia, consigliere comunale, consigliere metropolitano, provinciale e circoscrizionale, tra gli altri, i dipendenti del comune e della provincia per i rispettivi consigli.

Tuttavia, la causa di ineleggibilità non ha effetto se l’interessato cessa dalle funzioni per dimissioni, trasferimento, revoca dell’incarico o del comando, collocamento in aspettativa non retribuita non oltre il giorno fissato per la presentazione delle candidature.

Tale normativa trova applicazione anche nel caso di rimozione delle cause di ineleggibilità (o di incompatibilità) sopravvenuta in corso di mandato: secondo l’art. 68 T.u.e.l., infatti, ai fini della rimozione delle cause di ineleggibilità sopravvenute alle elezioni, ovvero delle cause di incompatibilità, sono applicabili le disposizioni di cui ai commi 2, 3, 5, 6 e 7 dell’articolo 60, le quali fanno riferimento, tra le altre cose, anche alla possibilità di rimuovere l’ineleggibilità mediante collocamento in aspettativa non retribuita.

Dunque, nel caso esposto, per poter conservare la carica politica e il lavoro occorrerà mettersi in aspettativa non retribuita. Tra l’altro, ai sensi del comma sette del medesimo articolo, l’aspettativa è concessa anche in deroga ai rispettivi ordinamenti per tutta la durata del mandato.

Nello specifico, secondo l’art. 81 T.u.e.l., i sindaci, i presidenti delle province, i presidenti dei consigli comunali e provinciali, i presidenti delle comunità montane e delle unioni di comuni, nonché i membri delle giunte di comuni e province, che siano lavoratori dipendenti possono essere collocati a richiesta in aspettativa non retribuita per tutto il periodo di espletamento del mandato.

Il periodo di aspettativa è considerato come servizio effettivamente prestato, nonché come legittimo impedimento per il compimento del periodo di prova. I consiglieri, se a domanda collocati in aspettativa non retribuita per il periodo di espletamento del mandato, assumono a proprio carico l’intero pagamento degli oneri previdenziali, assistenziali e di ogni altra natura.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Mariano Acquaviva


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