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Muro di confine dislivello fondi: chi è responsabile del crollo?

4 Gennaio 2020
Muro di confine dislivello fondi: chi è responsabile del crollo?

Il muro di confine tra due fondi a livelli differenti è crollato danneggiando la palazzina a valle. Di chi è la responsabilità? Il muro è stato eretto dal fondo a valle mentre il proprietario del fondo superiore ci ha costruito sopra un altro pezzo di muro e una recinzione.

Inoltre, il terreno della fondo superiore è stato adibito a frutteto ed è stato fatto un parcheggio. Questo può avere implicato il crollo del muro viste le forti piogge?

Innanzitutto, va precisato che solamente una perizia tecnica può accertare con (approssimativa) certezza se le modifiche del fondo superiore possano avere inciso sulla consistenza del terreno causando, nello specifico, la frana lamentata. Solo approssimativamente è possibile pensare che tali operazioni abbiano avuto un qualche effetto, ma una maggiore sicurezza può derivare solamente dall’elaborato peritale di un tecnico (ingegnere o agronomo).

Detto ciò, bisogna distinguere a seconda che il dislivello sia naturale oppure artificiale, cioè creato da uno dei proprietari confinanti:

  • se il dislivello è naturale (nel senso che non è stato causato dall’opera dell’uomo), allora si applica la regola dell’art. 887 cod. civ., secondo cui se di due fondi uno è superiore e l’altro inferiore, il proprietario del fondo superiore deve sopportare per intero le spese di costruzione e conservazione del muro dalle fondamenta all’altezza del proprio suolo, ed entrambi i proprietari devono contribuire per tutta la restante altezza. Il muro deve altresì essere costruito per metà sul terreno del fondo inferiore e per metà sul terreno del fondo superiore.
  • se il dislivello è artificiale, l´onere della manutenzione del muro, al pari di quello relativo alla sua realizzazione, deve gravare, anziché sul proprietario del fondo divenuto superiore, come disposto dall´art. 887, co. 1°, cod. civ. per l´ipotesi di dislivello naturale, sul proprietario autore del dislivello.

Secondo la Corte di Cassazione (sent. del 9.10.2017, n. 23525), inoltre, la disciplina prevista dall’art. 887 cod. civ., con riguardo al regime delle spese relative al muro di confine tra due fondi a dislivello, non trova applicazione qualora il muro sia stato costruito esclusivamente sul suolo di uno dei due fondi, superiore od inferiore, perché in tale ipotesi sussiste la proprietà  esclusiva del muro in capo al proprietario del fondo sul quale è costruito il muro. Nel caso esposto, tuttavia, si parla di muro comune di confine.

Dunque, nel caso di specie, se il dislivello è artificiale, nel senso che è stato creato dal proprietario del fondo inferiore, allora non v’è dubbio che su quest’ultimo grava l’onere di manutenere il muro, poiché lo stesso avrebbe dovuto provvedere a prevenire i rischi derivanti dall’aver scavato il terreno per creare un dislivello (tra tante, Cass., sent. n. 8522/2016), salvo che i lavori effettuati dal proprietario del fondo superiore non siano stati la causa diretta del crollo.

Se, invece, il dislivello è naturale, l’obbligo maggiore di manutenzione sarebbe gravato sul proprietario del fondo superiore: e infatti, come sancito dall’art. 887 del codice civile, il titolare del fondo superiore deve farsi integralmente carico dei costi relativi alla manutenzione, costruzione, e conservazione della porzione di muro compresa tra le fondamenta e l’altezza del proprio suolo, dal momento che tale parte ha la funzione di sostenere il suo fondo sì da evitare frane e smottamenti. A differenza dell’ordinario muro di cinta (art. 886 cod. civ.) il diverso criterio di contribuzione è giustificato dalla funzione di sostegno, oltre quella di recinzione, che il muro esercita rispetto al fondo superiore.

Superfluo ricordare che, se il proprietario del fondo superiore ha contribuito al crollo a causa di lavori che hanno reso instabile il terreno, la sua responsabilità diventa ancora più evidente.

Riassume bene tutto quanto appena detto una sentenza della Corte di Cassazione (Cass., sent. n. 9156/1991) secondo cui il proprietario del fondo superiore è tenuto a costruire a proprie spese il muro di sostegno sul confine, quando tale costruzione si renda necessaria per contenere il franamento del terreno che arrechi pregiudizio al fondo inferiore, con la conseguenza che egli deve rispondere dei danni derivati a tale fondo per non avere provveduto tempestivamente ed efficacemente alla anzidetta costruzione, o per avere trascurato di mantenere in efficienza il muro preesistente.

L’onere della costruzione del muro di sostegno ricade invece sul proprietario del fondo inferiore quando lo stesso abbia modificato lo stato del terreno con scavi e sbancamenti i quali abbiano reso indispensabile il muro di sostegno che, senza quelle opere, non sarebbe stato necessario.

L’anzidetto principio trova applicazione anche nel caso che il crollo del muro si sia verificato quando i due fondi finitimi appartenevano allo stesso proprietario, giacché l’obbligo della costruzione a carico del proprietario del fondo superiore sorge per il solo fatto che ciò si renda necessario per contenere il franamento del terreno, quale sia la condizione dei luoghi precedente all’acquisto.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Mariano Acquaviva


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