Quante tasse pagheranno nel 2020 imprese e professionisti

1 Gennaio 2020
Quante tasse pagheranno nel 2020 imprese e professionisti

Quasi due terzi dei ricavi se ne vanno in tasse, contributi e altri oneri: nonostante la legge di Bilancio anche nel 2020 sarà così, secondo i calcoli di Unimpresa.

Il total tax rate, cioè il carico fiscale totale delle piccole e medie imprese e dei professionisti supera il 64% del fatturato: quasi due terzi dei ricavi o dei compensi conseguiti nell’intero anno. A questa percentuale si arriva sommando tutte le voci dei versamenti che confluiscono nelle casse pubbliche: tasse, contributi previdenziali, pagamenti alle camere di commercio e altri oneri obbligatori.

Questo significa che una piccola impresa, o un professionista con partita Iva, che fattura 50.000 euro l’anno, subisce un prelievo fiscale complessivo di circa 33.200 euro; rimane così un guadagno netto di appena 17.800. Nei 12 mesi di attività, il profitto mensile, al netto delle tasse, è di circa 1.483 euro, mentre nelle casse dello Stato si versano, ogni 30 giorni, circa 2.766 euro.

Sono i risultati dei calcoli di stima realizzati dal Centro studi di Unimpresa e diffusi oggi dall’agenzia stampa Adnkronos. Il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara, li commenta così: “È una situazione che vale la pena riproporre al centro dell’attenzione e al centro dell’agenda politica, a pochi giorni dall’approvazione dell’ennesima legge di bilancio che si proponeva di essere come la svolta, proprio sul fronte della riduzione della pressione fiscale, e invece non ha cambiato alcunché”.

Perché, aggiunge, “sarà pur vero che è stata evitata la stangata da oltre 20 miliardi di euro con l’aumento delle aliquote Iva (e comunqueè solo un rinvio, quindi fra 12 mesi ci risiamo), ma il peso delle tasse sui contribuenti, sia famiglie sia imprese, non è cambiato affatto. Certo, ci sono micro-misure e agevolazioni di qua e di là, che tuttavia non sono in grado di modificare il quadro generale, ma riescono (forse) a garantire un po’ di consenso nei collegi elettorali”, rileva il presidente di Unimpresa.

Secondo i calcoli dell’associazione, su 50.000 euro di fatturato, si pagano: 13.625 euro di saldo Irpef, 5.241 di acconto Irpef, 956 euro di addizionale regionale Irpef, 236 euro di addizionale comunale Irpef, 71 euro di acconto addizionale comunale Irpef, 53 euro come diritti alla Camera di commercio, 1.689 euro di Irap, 797 euro di acconto Irap, 7.191 euro di contributi previdenziali, 3.779 di acconto contributi previdenziali. Il totale dei versamenti è quindi pari a 33.248 euro, cifra che porta il total tax rate sopra quota 64,5%.

“La zavorra delle tasse frena la corsa del prodotto interno lordo che continua a crescere con ritmi da prefisso telefonico. Chi fa impresa in Italia, oggi, ha molto coraggio: una prova di tenacia e resistenza che durano da decenni, assai difficile da decrittare”, aggiunge Ferrara.

“Passione per il proprio lavoro e determinazione sono i pilastri dell’imprenditoria italiana e del made in Italy. Ma è una sorta di credito di cui tutti i governi si approfittano – continuando a premere sull’acceleratore del fisco – e che, adesso, però, sta andando in sofferenza. Se si ferma la piccola impresa, si ferma tutto”, conclude il presidente di Unimpresa.



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