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Si al risarcimento del danno alla vita di relazione per chi subisce una invalidità grave

2 settembre 2013


Si al risarcimento del danno alla vita di relazione per chi subisce una invalidità grave

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 settembre 2013



La Cassazione fa marcia indietro in tema di danno esistenziale: tale voce esiste come componente del pregiudizio psico-fisico e va autonomamente risarcita.

Si riaprono i cancelli per il risarcimento del danno esistenziale: la Cassazione è appena ritornata sulle proprie posizioni, stabilendo che ha diritto a vedersi indennizzato anche il danno esistenziale chi, a seguito di un incidente, riporta un handicap grave e la sua vita di relazione viene così compromessa [1].

Per comprendere la portata innovativa della sentenza dobbiamo fare un passo indietro e chiarire la distinzione tra “danno esistenziale” e “danno patrimoniale”.

Danno esistenziale e danno biologico

Si intende per danno esistenziale lo sconvolgimento della vita di un soggetto, del modo di rapportarsi con gli altri nell’ambito della vita di relazione, sia all’interno che all’esterno del nucleo familiare, che, pur senza degenerare in patologie medicalmente accertabili ( danno biologico), si rifletta in un’alterazione della sua personalità tale da comportare o indurlo a scelte di vita diverse ad assumere essenziale rilievo ai fini della configurabilità e ristorabilità di siffatto profilo del danno non patrimoniale.

Si intende invece per danno biologico una menomazione psico-fisica della persona in sé e per sé considerata, collegata alla somma delle funzioni naturali nell’ambiente in cui la vita si esplica, ed aventi rilevanza non solo economica, ma anche biologica, sociale, culturale ed estetica.

A partire dal 2003, la liquidazione di tutti i danni non patrimoniali è svincolata dal compimento di un reato nel senso che il danneggiato ne ha diritto anche se il danneggiante non ha commesso un fatto penalmente rilevante, ma semplicemente un illecito civile.

Per molto tempo, “danno esistenziale” e “danno biologico” sono stati al centro di un acceso dibattito in giurisprudenza.

In particolare, la Cassazione, tempo fa, aveva stabilito l’inesistenza del danno esistenziale come voce di danno autonomo, ricomprendendola nel danno non patrimoniale.

La sentenza

Invece, con la sentenza in commento, la Suprema Corte ha precisato meglio il proprio pensiero, chiarendo che il danno esistenziale è sì una componente del danno biologico, ma necessita comunque di essere autonomamente indennizzato.

Nel caso di specie, la Corte ha accordato il risarcimento a un uomo che, in un grave incidente stradale, aveva riportato un’invalidità totale e permanente tale da compromettere, in modo irreparabile, la sua vita di relazione. Lo stesso, infatti, era rimasto cranioleso, emiplegico, con paresi facciale sinistra e non più autosufficiente.

Bisogna sempre garantire – ha detto, in tale occasione, la Cassazione – il diritto al risarcimento integrale del danno da perdita della vita di relazione: quest’ultimo è una componente del danno biologico, ma che appartiene anche alla esplicazione della vita attiva e sociale, che viene a essere totalmente disintegrata.

È già la seconda volta che la Cassazione, nel corso di questa estate, conferma questo nuovo orientamento (leggi l’articolo nel box “Precedenti favorevoli”).

note

[1] Cass. sent. n. 19963 del 30.08.2013.

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