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Conviene il riscatto della laurea?

27 Gennaio 2020 | Autore:
Conviene il riscatto della laurea?

Riscatto ordinario ed agevolato del corso di studi universitario: recuperare gli anni ai fini della pensione è conveniente?

Il periodo del corso di studi universitari, non essendo un periodo di lavoro, non dà diritto di per sé all’accredito dei contributi previdenziali per la pensione, a meno che lo studente non sia contemporaneamente anche lavoratore.

È comunque possibile riscattare l’arco di tempo corrispondente alla durata legale del corso di studi ai fini della pensione, se risulta conseguito il relativo titolo. L’onere può essere sostenuto sia dall’interessato che dai familiari che lo hanno a carico.

Ma conviene il riscatto della laurea? In altre parole, recuperare il periodo del corso di studi è un’operazione che consente all’interessato di guadagnare più di ciò che spende, oppure si rischia di buttare il denaro corrispondente all’onere di riscatto?

In realtà, la valutazione di convenienza deve essere effettuata caso per caso: in primo luogo, in quanto il calcolo dell’onere è differente a seconda della gestione previdenziale alla quale l’interessato risulta iscritto e dell’anzianità contributiva. Inoltre, gli appartenenti alle gestioni amministrate dall’Inps dal 2019 possono optare per un onere di riscatto agevolato, con un costo più leggero ma anche con minori benefici pensionistici.

In ogni caso, la convenienza dell’operazione di riscatto risiede soprattutto nella possibilità di anticipare la pensione, quindi riguarda coloro che hanno parecchi anni di contributi alle spalle e possono accedere alla pensione anticipata senza limiti di età. Il riscatto della laurea non consente invece di anticipare la pensione di vecchiaia, in quanto il trattamento richiede il compimento di un’età minima di 67 anni presso la generalità delle gestioni Inps (requisito valido sino al 31 dicembre 2022). Ma procediamo con ordine

Quali corsi di studio è possibile riscattare?

Il cosiddetto riscatto degli anni di laurea consente di recuperare il corso di studi universitari al termine del quale è stata conseguita una laurea del vecchio ordinamento, triennale, magistrale o specialistica. È possibile riscattare anche il diploma universitario di durata pari a tre anni ed il diploma di specializzazione post laurea di durata non inferiore a due anni, nonché il dottorato di ricerca.

Attenzione: è possibile riscattare soltanto gli anni di durata legale del corso di studi, escludendo i periodi fuori corso.

È inoltre prevista la possibilità di riscattare solo in parte il corso di studi universitario. Se il periodo risulta già coperto da contribuzione (ad esempio, perché l’interessato ha lavorato negli anni dell’università) non è possibile richiedere il riscatto. Se, invece, il periodo è coperto da contribuzione volontaria, è possibile scegliere la tipologia di copertura delle annualità in questione, con diritto alla restituzione dell’onere già pagato.

Chi può richiedere il riscatto degli anni di laurea?

La possibilità di riscattare gli anni di laurea è prevista per la generalità degli iscritti presso le gestioni di previdenza obbligatoria, compresi gli iscritti alle casse professionali. Ogni cassa, però, utilizza un sistema di calcolo dell’onere differente, a seconda di quanto prevede il regolamento di previdenza, della categoria di appartenenza dell’interessato della sua anzianità contributiva.

Come si calcola il riscatto degli anni di laurea presso l’Inps?

Presso la generalità delle gestioni amministrate dall’Inps, il costo di riscatto degli anni di laurea è calcolato con un sistema differente, a seconda dell’anzianità contributiva dell’interessato e della collocazione delle annualità del corso di studi.

In particolare, se l’interessato possiede almeno 18 anni di contributi alla data del 31 dicembre 1995, ed il periodo del corso di studi si colloca entro il 31 dicembre 2011, il calcolo dell’onere di riscatto avviene con il sistema retributivo, o della riserva matematica.

In sostanza, si deve eseguire la differenza tra l’ammontare della pensione considerando i periodi del corso di studi e l’ammontare della pensione senza considerare i periodi stessi. Questa differenza va moltiplicata per un coefficiente, detto di riserva matematica, stabilito da un apposito decreto ministeriale, che varia in relazione della categoria dell’appartenenza dell’interessato, dell’anzianità contributiva, del sesso e dell’età.

L’onere così ottenuto corrisponde all’onere di riscatto, e può essere pagato sino ad un massimo di 120 rate mensili, cioè in 10 anni.

Se i periodi da riscattare si collocano invece nel sistema contributivo, sono cioè successivi al 31 dicembre 1995 (al 31 dicembre 2011 per coloro che possiedono oltre 18 anni di contributi alla data del 31 dicembre 1995), il calcolo dell’onere di riscatto viene effettuato con il sistema contributivo o percentuale.

In sostanza, all’imponibile degli ultimi 12 mesi deve essere applicata l’aliquota di computo vigente presso la gestione previdenziale di iscrizione dell’interessato, ed il risultato va moltiplicato per il numero di anni da riscattare.

Se un’annualità deve essere riscattata solo in parte, l’onere va rapportato al periodo specifico.

Come si calcola il riscatto agevolato degli anni di laurea?

Dal 2019 è prevista la possibilità di riscattare gli anni di laurea da valutare con il sistema contributivo con un onere agevolato, determinato sulla base dell’aliquota di computo vigente presso il fondo pensione lavoratori dipendenti (pari al 33%) e del minimale vigente presso la gestione speciale Inps commercianti (per il 2019 pari a 15.878 euro, per il 2020 è previsto un aumento dello 0,4%).

L’onere così ottenuto, pari a circa 5240 euro per ogni anno da riscattare, va poi moltiplicato per il numero di annualità da recuperare ai fini pensionistici e va rapportato ai periodi inferiori all’anno.

Riscattare gli anni di laurea è conveniente?

Una volta osservato il sistema per determinare il costo del riscatto degli anni di laurea, possiamo valutare la convenienza dell’operazione. Da un punto di vista strettamente economico, cioè dell’incidenza del riscatto sulla misura della pensione, possiamo affermare che l’Inps non regali nulla, nella generalità dei casi.

Per quanto riguarda i periodi da valutare col sistema retributivo, difatti, l’Inps chiede di versare l’onere corrispondente al vantaggio pensionistico derivante dal riscatto, sulla base della differenza tra la pensione ipotetica, con i periodi riscattati, e la pensione priva dei suddetti periodi, e sulla base dell’aspettativa di vita dell’interessato (i coefficienti di riserva matematica difatti si riferiscono proprio a questo aspetto).

L’operazione di riscatto dei periodi da valutare con sistema retributivo risulta invece conveniente per quei lavoratori che hanno inoltrato la domanda parecchi anni or sono, ad inizio carriera, in quanto il calcolo della pensione ai fini della determinazione dell’onere di riscatto si esegue con riferimento alla data della domanda: è chiaro che il vantaggio pensionistico a inizio carriera appare molto minore rispetto a quello calcolato a fine carriera, ovviamente per chi ha visto crescere le proprie retribuzioni nel corso della vita lavorativa, quindi di conseguenza il costo dell’operazione risulta più basso perché riferito a retribuzioni/redditi meno elevati.

In merito ai periodi da sottoporre al sistema contributivo, la valutazione è più semplice: la contribuzione accreditata va ad incrementare il montante contributivo, cioè la somma dei contributi presente presso il conto assicurativo dell’interessato. Risulta chiaro che, in questo caso, più si versa e più viene incrementato il montante, meno si versa e minore sarà l’incremento. In sostanza, l’Inps restituisce con una mano gli stessi soldi che si è presa con l’altra mano, senza regalare niente.

Lo stesso discorso vale, ancora di più, per i corsi di studi riscattati con onere agevolato: vero è che il costo del riscatto risulta molto basso, ma anche il vantaggio economico è esiguo.

La vera convenienza, allora, risiede nella possibilità di anticipare la pensione. La facoltà di anticipo, però, è riservata soltanto a coloro che hanno alle spalle molti anni di contributi, e che quindi possono ottenere la pensione anticipata senza limiti di età, con 42 anni e 10 mesi di contribuzione, se uomini, o 41 anni e 10 mesi se donne. I lavoratori precoci possono ottenere la pensione anticipata con soli 41 anni di contributi, ma devono possedere almeno 12 mesi di contribuzione da effettivo lavoro accreditata prima del compimento del 19º anno di età e devono appartenere a particolari categorie tutelate (disoccupati di lungo corso, addetti a lavori gravosi o usuranti, invalidi civili dal 74%, caregiver). Il riscatto consente di ottenere anticipatamente anche la pensione di anzianità in totalizzazione, in quanto per il trattamento sono sufficienti 41 anni di contributi.

In tutti questi casi, non essendo previsto un requisito minimo di età, gli anni di laurea riscattati determinano l’anticipo della pensione. Quando invece per l’accesso al trattamento pensionistico è previsto un requisito minimo di età, la pensione non può essere anticipata se prima non è compiuta l’età richiesta, quindi l’operazione di riscatto risulta limitatamente conveniente.



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