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TFM: cos’è il trattamento di fine mandato?

3 Gennaio 2020 | Autore: Marina Moretti
TFM: cos’è il trattamento di fine mandato?

L’amministratore di una società può percepire un’indennità una volta terminato l’incarico?

Sei un amministratore di una società? Forse non sai che al termine del tuo mandato potresti percepire una sorta di buonuscita. Seppur non esista alcuna norma di riferimento, tale indennità segue la logica del TFR: ogni anno, una parte del compenso dell’amministratore viene accantonato allo scopo di costituire un capitale da liquidare al momento della cessazione del rapporto di collaborazione.

In questo articolo cercheremo di fare il punto sul TFM: cos’è il trattamento di fine mandato? Come funziona? Quali sono i vantaggi fiscali?

TFM: cos’è il trattamento di fine mandato?

Il trattamento di fine mandato (TFM) è una indennità che una società può riconoscere ai propri amministratori una volta terminato l’incarico affidatogli.

In sostanza, il TFM rappresenta una forma di retribuzione differita, cioè una parte del compenso viene accantonata ogni anno – in un fondo appositamente creato – per poi liquidare la somma totale alla fine del mandato. In ogni caso, sulle somme accantonate è garantita a favore dell’amministratore una rivalutazione annua minima del 2%.

TFM: requisiti

L’erogazione del TFM è facoltativa ed è frutto di un libero accordo tra la società ed i suoi amministratori. All’atto di nomina di un nuovo amministratore, infatti, l’assemblea, oltre a stabilire un compenso mensile, può anche stabilire un compenso che può essere accantonato di anno in anno a titolo di TFM che verrà erogato all’amministratore in base agli anni di durata dell’incarico.

Per accantonare una quota per il Trattamento di fine mandato devono sussistere due requisiti:

  • la facoltà di riconoscere il TFM deve risultare dallo statuto oppure dalla delibera dell’assemblea dei soci, quindi da un atto con data certa;
  • l’atto da cui risulta il diritto al TFM deve essere precedente al rapporto di collaborazione.

Il principio di ragionevolezza e di congruità

Sebbene la legge non preveda specifici limiti minimi o massimi per la quantificazione dell’importo, è sempre consigliabile che l’accantonamento a titolo di TFM non superi il 20% o al massimo il 30% del compenso annuo dell’amministratore.

Ad esempio, se il compenso annuo ammonta a 60.000,00 euro, allora di certo è impensabile che l’accantonamento sia pari a 50.000,00 euro. In questo caso, infatti, l’Agenzia delle Entrate potrebbe intravederci una “elusione fiscale“, vale a dire un raggiro della legge al fine di pagare i tributi in misura ridotta.

Pertanto, la misura del TFM deve essere sì rimessa alla parti ma, al tempo stesso, deve rispettare il principio di ragionevolezza e di congruità e, quindi, occorre tener presente:

  • la realtà economica della azienda;
  • il volume d’affari dell’azienda;
  • la capacità reddituale dell’azienda;
  • l’attività prestata nell’impresa dall’amministratore.

TFM e TFR: differenze 

Abbiamo detto che con il TFM l’amministratore può percepire dalla società una somma di denaro alla fine del suo mandato o della sua collaborazione, così come accade con il TFR.

Tuttavia, i due istituti sono molti diversi in virtù della natura del rapporto di lavoro, infatti:

  • il Trattamento di fine mandato (TFM) non è previsto né disciplinata da alcuna norma di legge ma è una facoltà che la società può riconoscere agli amministratori (o comunque ai soggetti che prestano una collaborazione senza alcun vincolo di subordinazione). Pertanto, l’amministratore rinuncia a una parte di quanto gli spetta durante la vigenza del rapporto del mandato per poi ricevere la somma soltanto con l’esaurimento dell’incarico;
  • il Trattamento di fine rapporto (TFR) è riconosciuto dalla legge ai soli lavoratori dipendenti ed è pari a circa una mensilità. Ogni anno, cioè, viene accantonata una mensilità di stipendio per il trattamento di fine rapporto cge sarà poi liquidato nel momento in cui il rapporto di lavoro viene a cessare.

Il TFM è deducibile?

Il trattamento di fine mandato (TFM), così come avviene anche per il trattamento di fine rapporto (TFR) dei lavoratori dipendenti, è un costo interamente deducibile. Ciò vuol dire che può essere sottratto dall’ammontare del proprio reddito sul quale verrà calcolato il totale delle tasse.
Il criterio di deducibilità, tuttavia, dipende dalla caratteristica della data dell’atto che riconosce il diritto al TFM.

Al riguardo, occorre distinguere:

  • deducibilità per competenza, nel senso che tutti gli anni la società deve accantonare la quota relativa al trattamento che verrà poi corrisposta quando terminerà l’incarico dell’amministratore. La deducibilità per competenza è ammessa solo quando il TFM è attribuito con atto di data certa ed anteriore all’inizio del rapporto di collaborazione;
  • deducibilità per cassa, nel caso in cui manchi il requisito della data certa. In tal caso, il compenso è deducibile soltanto se viene effettivamente pagato. 

Il requisito della data certa

Affinchè il trattamento di fine mandato si valido deve risultare da un atto di data certa, ossia da un documento che ne garantisca la veridicità nei confronti dei terzi.

Perché un atto possa avere data certa è necessario che l’atto presenti uno dei seguenti requisiti:

  • l’autenticazione da parte di un notaio (si pensi alla scrittura privata, ossia un accordo tra privati che poi viene autenticato dal notaio);
  • risulti essere allegato ad una posta elettronica certificata (pec);
  • sia stato spedito in raccomandata con avviso di ricevimento: in tal caso si garantisce sia il momento della spedizione che della consegna;
  • qualora il TFM sia riconosciuto tramite verbale dell’assemblea ordinaria, occore la registrazione dello stesso presso l’Agenzia delle Entrate;
  • sia munito di una marca da bollo recante una data precisa.

Quando il diritto al TFM risulta da atto avente data certa precedente all’inizio del rapporto si verificano due conseguenze importante:

  • l’amministratore ha la possibilità di usufruire del regime agevolato di tassazione separata di tale reddito;
  • per la società la deduzione avviene con il criterio della competenza all’atto di ciascun accantonamento.

Il TFM è soggetto a tassazione?

L’indennità ricevuta a titolo di TFM è soggetta a tassazione:

  • separata (per importi fino ad un milione di euro) solo se il diritto al TFM risulta da atto con data certa precedente al rapporto di lavoro. Pertanto alla fine del mandato la società eroga l’indennità al netto della ritenuta d’acconto del 20%;
  • ordinaria per gli importi superiori al milione di euro o qualora il diritto al TFM non risulti da atto con data certa.

Va evidenziato che la tassazione separata è una facoltà. Qualora l’applicazione della tassazione ordinaria dovesse risultare più conveniente allora ci si potrà avvalere di quest’ultima (comunque obbligatoria per importi superiori al milione di euro).

Trattamento di fine mandato: vantaggi e svantaggi

Il riconoscimento del trattamento di fine mandato presenta alcune agevolazioni sia per la società sia per l’amministratore. Per la società, infatti, rappresenta un costo totalmente deducibile, e come tale riduce l’imponibile. Per gli amministratori, invece, è un compenso aggiuntivo tassato in misura ridotta (grazie al regime della tassazione separata) e al tempo stesso consente di sottrarre la propria indennità al rischio d’impresa.

Tuttavia, se è vero che il TFM è uno strumento che consente alla società per dedurre dei costi non ancora sostenuti, è anche vero che quando l’amministratore cesserà l’incarico vedrà tassate su di sè le somme che percepisce come trattamento di fine mandato.

TFM e polizza assicurativa

Devi sapere che le società possono in alternativa decidere di stipulare una polizza assicurativa a garanzia del TFM da liquidare in seguito. In tal caso viene effettuato il pagamento di un premio che permetterà la copertura finanziaria del fondo di trattamento di fine mandato.

Si possono verificare due casi:

  • il beneficiario della polizza assicurativa è la società;
  • il beneficiario della polizza assicurativa è l’amministratore.

In ogni caso, sarà la società di assicurazione ad accantonare le somme che confluiranno nel premio riconosciuto al beneficiario; toccherà poi all’azienda riscattarlo al termine del periodo considerato e far fronte all’obbliga assunto nei confronti dell’amministratore.

Si può rinunciare al TFM?

L’amministratore ha diritto di rinunciare all’indennità di fine mandato. La rinuncia produce effetti diversi qualora l’amministratore per il quale è stato accantonato il Tfm sia o meno anche socio della società.

Pertanto, occorre distinguere la rinuncia avanzata:

  • dal socio-amministratore: in tal caso l’importo è tassato sul socio-amministratore come reddito assimilato al lavoro dipendente, mentre la società partecipata non dovrà tassare alcuna sopravvenienza attiva;
  • da parte di un amministratore non socio della società: l’amministratore non subisce alcuna tassazione in assenza di un concreto arricchimento reddituale o patrimoniale. Al contrario, la società dovrà assoggettare a tassazione la sopravvenienza attiva derivante dalla rinuncia al Tfm, nei limiti in cui in passato abbia dedotto gli accantonamenti effettuati.

Anticipo TFM

Il TFM può essere corrisposto anche prima della cessazione del rapporto di lavoro. La possibilità di concedere un anticipo del TFM spetta all’assemblea dei soci a cui l’amministratore dovrà sottoporre la richiesta.

Ma esattamente, quando è possibile chiedere l’anticipo del TFM? Le motivazioni possono essere le stesse previste per i lavoratori dipendenti (in materia di TFR), quali ad esempio:

  • l’acquisto della prima casa di abitazione per sé o per i figli;
  • il sostenimento di spese sanitarie per terapie e interventi straordinari;
  • la fruizione dei congedi parentali, di formazione extra lavorativa e di formazione continua.

L’assenza di una specifica normativa in materia di TFM fa sì che prevalga la più ampia autonomia negoziale tra le parti; pertanto nulla vieta di ricomprendere anche altre e diversi ipotesi, quali, ad esempio, un comprovato stato di esigenze finanziarie connesse al pagamento di debiti da parte dell’amministratore.



Di Marina Moretti


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